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Schiacciata toscana con il succo d’uva

 

uva1

 

Jeff Buckley, Last goodbye

 

non solo la zia Anna, ma anche tutte quelle persone che mi vogliono bene, che sono la mia “famiglia”. loro mi fanno sentire, in questo ultimo periodo molto pesante per me, in cui ho perso riferimenti, certezze, sentimenti importanti, loro mi fanno sentire pensandole  che sono a casa. dentro di me io sono a casa, sicura, protetta, spalleggiata, appoggiata, capita. che sono amata senza riserve, sono amata perchè sono io e non perchè sono figlia o nipote o sorella o cugina, amata di quell’amore così indescrivibile che ti commuove il cuore e gli occhi, che ti scalda anche a 20 gradi sotto zero. quello che si sente, quello che purtroppo non so come descrivervi meglio, quello quasi fisico…..
dopo questo delirante preambolo vi spiego il perchè. stasera ho pubblicato un post, i cacciatori di stelle e…., e come sempre dopo aver pubblicato un post mi impongo di postarlo anche su facebook.
non lo amo, no non lo amo facebook. no. no no no.
ma mi serve. mi serve per stare in contatto con le persone lontane che mi interessano.
insomma, lo posto su facebook.
è un post romantico, un po’ surreale, ho dato quasi il peggio/meglio di me in quel post.

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Schiacciata con l’uva contadina e panissimo #22

Sembra sempre impossibile fino a che non è realizzato
 N. Mandela
“MADIBA”

Lucio Dalla
“e stare nudi in mezzo a un campo 
a sentirsi addosso il vento
io non  chiedo più di tanto 
anche se muoio son contento”

questo mese Panissimo lo trovate dalla nostra  Maria Teresa, Degustibus Itinera, gentile ospite per il mese di Ottobre e artista squisita con i lieviti.
vorrei ringraziare però tutti quelli che hanno contrubuito alla raccolta di settembre inviandomi 90 ricette tonde tonde.  questa raccolta sta dando un sacco di soddisfazioni alle creatrici, lasciatemelo dire e fatemi fare il pavone, insomma, sta dando un sacco di soddisfazioni a me e a Barbara, Bread & Companatico.
per questo vi invito a panificare ed a inviare le vostre ricetta a Maria Teresa!
avevamo pensato a un tema “fruttato” per ottobre: frutta fresca, secca, sciroppata, caramellata o in quale altro modo vi inventerete.
ma vi ricordo che non è obbligatorio fare pani con la frutta, solo facoltativo!
qua trovate tutti i link di panissimo e tutte le raccolte fino ad oggi,  qua

ricordatevi di inserire il banner nel posto, di citare me e la Barbara   e di portare la ricetta dalla nostra Maria Teresa,  Degustibus Itinera   e inserite nella griglia sotto la rana blu’
e anche dalla nostra gemellata polacca  Zapach Chleba 
 e ora la ricetta….
schiacciata con l’uva come la facevano i nostri vecchi 

1 grappolo d’uva nera grosso
(io come sempre sono andata a rubarlo dai miei vicini)
300 g. di licoli al secondo rinfresco
400 g. di farina  mista*
(100 g. di semola rimacinata, 100 g. di grano verna,
100 g. integrale macinata a pietra, 100 g. tipo 0 macinata a pietra)
70 g. di acqua*
zucchero semola e zucchero in cristalli
un pizzico di sale
un giro d’olio extra vergine di oliva

è solo pane. mia nonna mi raccontava che quando facevano il pane nel grande forno a legna lo facevano per tutta la settimana. 
si facevano grandi ruote da 2 kg che si sarebbero mantenute meglio nei giorni a venire e le schiacciate con l’olio per i bambini e poi, quando era tempo di uva, questa schiacciata che era il dolce economico e sano.
dalla  loro parte, all’epoca,  c’erano di sicuro gli ingredienti: sani, puliti, veri.
 sciogliete il licoli con l’acqua nella planetaria, 
aggiungere il mix di farina piano piano 
e poi il sale e un giro d’olio.
far incordare aumentando la velocità
gradatamente e sulla spianatoia fate un po’ 
di pieghe. 
distendete l’impasto dentro la teglia, 
potete farne una o due, dipende da quanto la volete 
spessa: io ne ho fatta una sola.
sciogliete 3 cucchiai di zucchero in un 
bicchiere d’acqua.
disponete l’uva sparsa sulla pasta e poi
buttate l’acqua e lo zucchero sopra
spargete ancora zucchero sopra, 
considerate che non c’è altro che uva e zucchero e 
pasta di pane, quindi non dovete essere tirchi 
di zucchero. io ho aggiunto anche quello 
in cristalli che si fonde benissimo.
infornate per circa 10 minuti a 250°C 
e poi abbassate a 190°C per altri 25 minuti. 
ancora 5/10 minuti con una fessura alla 
porta del forno.

 * come sempre l’assorbimento dell’acqua dipende molto dal tipo di farine che userete
 
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Mangiare bene e la “stiacciaTa” con l’uva fiorentina

Ascoltate, se volete
Uno non può pensare bene,
amare bene, dormire bene,
se non ha mangiato bene.
Virginia Wolf

Avete mangiato o siete a stomaco vuoto?
Lo diceva anche Virginia Wolf che
bisogna mangiare bene…. e lei era una donna intelligente e colta,
oltre che bella, e essere donna nel suo momento e per di più poeta non
doveva essere facile.
E per mangiare bene io ho rischiato la vita ieri sera, a momenti mi perdevate!
Per tornare a casa io lascio la strada statale fra le colline toscane e scendo per una stradina-ina-ina di campagna, sterrata e cementata, con una pendenza assurda. Sono circa 800 mt. di pura delizia, a parte il fondo sconnesso e accidentato che non fa bene alle auto, passo in mezzo a un bosco, fra le vigne dei miei vicini, davanti a un maneggio di cavalli e poi, finalmente arrivo a casa e di regola trovo la Holly (la mia bambina con il pelo) che mi aspetta e mi si fionda addosso leccandomi tutta.
Ieri ho pensato che avrei potuto chiedere alla Cinzia, la vicina con la vigna, un paio di grappoli d’uva nera per fare la schiacciata. Dovete sapere che la Cinzia si danna l’anima con l’uva e i caprioli: i ragazzi hanno capito che l’uva è buona e gliela mangiano regolarmente tutta. Comunque, suono il campanello e aspetto. Niente. Suono ancora. Niente. Va bene, intanto li prendo e poi glielo dico, ho pensato.
Scendo in vigna (con i tacchi, tutto un programma!!!) e mi prendo 3 o 4 bei grappoli di uva. A un certo punto sento un urlo sovrumano:
“che ce l’hai messa te?”
 mi è preso un accidente, mi sono partiti i grappoli per il mondo e ho cacciato un urlo anch’io per non essere da meno….. me la vedo scendere che mi  guarda e ride  come una pazza per la paura che mi aveva fatto….
Ma porca zozza, mi ha fatto una paura da morire: io tutta presa a non affondare con i tacchi, scegliendo i grappoli più belli…. me la sono fatta sotto!!!!!
In compenso, per farsi perdonare mi ha offerto il caffè e ci siamo messe a sparlottare un po’. Sono venuta via con la promessa che gliene avrei portata un pezzo per assaggiare ….. non avevo altra scelta se non mettermi a fare la Stiacciaaa con l’uva, detto alla fiorentina!

Ho setacciato 700 gr. di farina tipo 0 e l’ho impastata con acqua e una decina di gr. di lievito di birra.
Ho lavorato bene la pasta in modo che incorporasse tanta aria per lievitare bene, ho fatto una palla, ho inciso la superficie con un paio di tagli  e l’ho lasciata a riposare in una ciotola di plastica dentro al forno con la luce accesa (forno spento, mi raccomando!) per un ora e mezzo circa. La pasta era più che raddoppiata, l’ho stesa con le mani dentro la placca del forno su cui ho messo un foglio di carta da forno. Ho steso la pasta con le mani e non con il mattarello, ci vuole un po’ più di fatica ma il risultato secondo me è migliore: si hanno delle consistenze diverse, si formano dei buchi dove si deposita tutto il succo dell’uva e lo zucchero che la rendono assolutamente irresistibile.
Mentre ho messo la pasta a lievitare ho pulito l’uva, lo staccata dal raspo e l’ho lavata dentro un colino. L’ho fatta sgrondare un po’ dell’acqua e poi l’ho distesa in una teglia e cosparsa di zucchero di canna in maniera abbondante. Ho schiacciato un po’ con le mani per fare uscire il succo da almeno metà dei chicchi. La quantità di uva da usare è a vostro piacimento, io ce ne metto abbastanza. Fate soffriggere un paio di cucchiai di olio con un rametto di ramerino, togliete il ramerino. Prima di mettere l’uva,  spennellate la pasta con l’olio aromatizzato e poi aggiungete l’uva pressandola un po’ in modo che penetri all’interno della pasta stessa. Spolverate ancora di zucchero e infornate per una ventina di minuti a 180° gradi. La cottura va un po’ controllata, a volte 20 minuti non bastano: voi controllate la costa, si deve colorare ma non bruciare.

La ricetta è originale fiorentina, mia nonna la faceva sempre a Settembre, lei a volte la faceva addirittura con l’uva biancha. Che profumo ragazzi, appena tolta dal forno e calda era una cosa superba, ho dovuto ricordarmi di portarte un pezzo alla Cinzia come promesso, ma è stata dura, davvero dura!

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