Funky e Frattaglie: la chiocciola di pane alla salsa verde alleggerita

chiocciola di pane

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una chiocciola di pane con  salsa verde alleggerita? e perchè mai?

avendo io un amico vulcanico, chef meraviglioso, la sua “cucina lenta” è un viaggio nel buon cibo,  e persona in continuo movimento cerebrale e  fisico mi ritrovo spesso coinvolta nei suoi eventi. infatti questo è il primo dei tre pani che sto preparando per FUNKY e  FRATTAGLIE, cena? merenda? aperitivo?  di sicuro quinto quarto e  musica.

e io sono invitata a partecipare con il pane, nemmeno a dirlo, cosa mai potevo proporre io se non pane?

mi sono messa a pensare al lampredotto, la prima cosa che mi è venuta in mente è la salsa verde. eccolo. farcito e ripieno, la

chiocciola di pane alla  salsa verde alleggerita

 

 

pane salsa verde-7684

ogni tanto bisogna cambiare, questo è un pane un pochino diverso.

e una bella spinta me l’ha data lei

dovendo rinfrescare il licoli, rimasto in frigorifero per oltre tre settimane porello, ho pensato di rinfrescarlo per il verso giusto. non uno, non due ma tre rinfreschi nel giro di un giorno, ecco, capirete bene che mi sono ritrovata con quasi 600 g. di licoli bello attivo e bolloso.  quindi, panificazione con licoli e farina con aggiunta di pochissima acqua.

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dipingere con la macchina fotografica, CLICK4FOOD, 81esima mostra dell’Artigianato a Firenze

 

gine e lore bn DSC_7165 tandoorii miei gioielli più belli

 

FRANCESCO RENGA – nuova luce

 

la colpa è sua che mi fa venire voglia di

dipingere con la macchina fotografica

 

una vita fa, quando non avevo ancora figli, casa e tutto l’ambaradan, dipingevo. mi è sempre piaciuto disegnare, imbrattare, mi rilassava e mi compensava, buttavo fuori tutto quello che sentivo, dipingevo i miei alberi con gli acquerelli, con i colori ad olio, con le tempere. oppure disegnavo. spesso quando tornavo a casa a tarda notte mi infilavo le cuffie, mi sparavo la musica nelle orecchie, spaziando dalla Pastorale di Beethoven   ai Pink Floyd, o gli U2, o i Depeche Mode o altro ancora e mi immergevo nei miei disegni. non poche volte mi sono ritrovata ad andare a letto alle 5 di mattina e ad alzarmi alle 7.30 per andare a lavorare, con gli occhi pesti di sonno ma felice.

poi, con l’avvento dei marmocchi non si poteva fare più. come si fa a mettersi a dipingere fra una poppata e l’altra, fra una lavatrice e una cena da prepare? non si hanno le forze. e allora mi sono ricordata della vecchia reflex, quella ancora con la pellicola  e le foto da stampare, quella che ti dovevi ricordare le combinazioni iso-diaframma-tempo per fare una foto decente. e allora partivo con la famiglia per passeggiate portandomi dietro la vecchia Canon infilata nella borsa fra  le merende, i ciucci e le bottiglie d’acqua per il rifocillo.

e sono tornati i miei alberi. il quercione secolare (si vocifera che abbia più di mezzo secolo) al rondò in cima alla strada, gli alberi che affondano le fronde sul fiume al vecchio mulino, i peri selvatici fioriti, i cipressi, eleganti e solitari, i fiori colorati della primavera.

adesso dipingo con la mia ragazza,

una normalissima Nikon D3200, e fermo frammenti di primavera, piccoli sentimenti, attimi di leggerezza, nebbie nostalgiche e cibo. e cerco sempre di mettere un’emozione dentro una foto, che si tratti di un pane, di un fiore o di una bottiglia di vino. e spesso le mie foto sono “sbagliate”, tecnicamente sbagliate pur sapendo che a lei, alla ragazza, basta dirgli che programma usare e lei sistemerà il resto. se scegli il P tu scegli l’apertura del diaframma lei pensa al tempo o viceversa…. ma è sempre un po’ come dipingere.

sistemare il pane, accostare le farine, scegliere un fiore per fare colore, la tavola per la base, quella per lo sfondo,  la luce di questa o quest’altra finestra, un piatto, una forchetta, insomma, sistemare la foto da fare come fosse un dipinto, un sentimento, un’idea.

e non mi piace postprodurre, pur avendo programmi di postproduzione anche famosi, non amo postprodurre perchè secondo me spariscono i sentimenti, via via che sistemi le luci giuste, evidenzi i colori, scolorisci le ombre spariscono le emozioni dell’attimo. e allora le lascio sbagliate, le lascio quasi in versione originale, magari sistemo solo l’esposiozione un pochino ma lascio fare il resto, lascio i difetti, gli errori, i minuzzoli sul tavolo, le sbavature e le ombre troppo profonde, le mani che si intravedono sullo sfondo e i riflessi.

perchè le foto sono diventati i miei quadri,  foto- (dal greco φῶς, φωτός, luce) e –grafia (dal greco γραϕία, scrittura). scrivere con la luce. e scusate se ogni tanto rompo.

venite a parlare con me Venerdì 28 aprile 2017 alle ore 16.30, nello spazio delle Delizie di Leonardo Romanelli alla 81esima  Mostra dell’Artigianato di Firenze, sarò ospite di

– Storie ed esperienze

quindi, per oggi niente ricette, niente cibo, solo sentimenti

 

i fiori delle piante grasse riescono sempre a stupirmi,

“dopo la pioggia”

fiori g. DSC_8429 tandoori

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Avvolgere il paracadute – pane brutto con farina di semola Monte Sante Marie

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Paola Turci, Fatti bella per te

 

sarà che si arriva a un certo punto e non puoi fare altro che cominciare ad avvolgere il paracadute, perchè ti rendi conto che il paracadute ha fatto il suo dovere adesso e che è l’ora di RI-avvolgerlo e metterlo via per permettere ai sentimenti e alla vita di venirti addosso senza.

sarà.

sarà che davvero davvero non ne puoi più  fare a meno, che senti quel formicolio scomodo che ti impedisce di far finta di niente, questo paracadute sta diventando ingombrante. e allora metti via il paracadute e tiri fuori la fiducia. nella vita. in quella vita che prima ti ha portato alle stelle e poi alle stalle in un attimo, quella vita che però ha saputo regalarti tante emozioni, belle e brutte, emozioni che non potresti cambiare con il deserto dei tartari di una vita piatta, quelle emozioni che da quanto sono belle fanno male o di quelle che sono tamente brutte che fanno un male dannato. come morire in un videogame: e quando passano sei come rinato, sei  ri-nato di nuovo, a nuova luce a nuova vita.

ti senti nuovo via via che avvolgi il paracadute per metterlo via. ti senti più consapevole dei tuoi limiti e di consequenza della tua forza, sai fin dove puoi arrivare e hai la consapevolezza di capire quando è  il momento di fermarsi, quando diventa deleterio proseguire oltre. ti senti pronto, di nuovo, più luminoso di prima. quella luce che è stata soffocata per anni, quella scintilla in fondo all’anima è pronta, forse, per illuminare di nuovo. e se la lasci andare non ce n’è per nessuno, la luce non puo’ ritornare indietro. esplode. illumina. rende reale.

e allora ti guardi allo specchio, canticchi  ...fatti bella per te….., ti sistemi una ciocca di capelli, bianchi, fai le facce strane a quella dentro che ti guarda, ti metti il rossetto, rosso esplosivo, ti fai un sorriso splendente,  prendi la borsa e vai

incontro al mondo

 

pane brutto con farina di semola Monte Sante Marie

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pane brutto perchè si arrotola su se stesso prima di infornare e non perchè brutto in realtà, è il pane che faceva mia nonna, lo chiamava brutto e spesso sorrideva ricordando momenti lontani.

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