Pane rotondo toscano sciocco

Pane rotondo toscano sciocco

Nicolò Carnesi, Borotalco

Il pane rotondo toscano sciocco: si, sciocco, senza sale, perchè il pane a Firenze è SENZA sale.

e tutti quando venite a trovarci vi lamentate del pane sciocco, cosa che per noi invece è assoutamente normale: sarà che con i nostri affettati saporiti o con i nostri formaggi “importanti” il pane sciocco ci sta quasi meglio?

ci sono varie teorie sull’usanza del pane sciocco. chi dice che la cosa risale ai tempi delle guerre fra Pisa e Firenze, i pisani avrebbero aumentato a dismisura la tassa sul sale e ai fiorentini, sempre stati dispettosi e spocchiosi, e ai fiorentini la cosa non piacque tanto da far di necessità virtù inducendoli a usare il sale là dove veramente necessario. altra teoria quella delle gabelle: a Firenze si usavano le gabelle, tasse indirette sulla merce, e quella sul sale si narra fosse così alta da indurre a limitare l’uso del sale.

affascinante quella che dice che siano stati gli Etruschi, che loro non usassero il sale nel pane: tale teoria spiegherebbe perchè non solo a Firenze ed in Toscana ma anche in Umbria e nell’Italia centrale il pane sia tuttora senza sale.

quale che sia la teoria giusta sta di fatto che il pane a Firenze e in Toscana è scioccio: senza sale.

io di solito uso mischiare le farine (integrale, verna, grano duro, grano tenero, riso ecc. ecc.) invece questo pane è un pane in purezza di farina di grano tenero tipo 0, espressamente richiesto da mio cugino e si sa, quando i parenti chiedono non si puo’ rifiutare!!!

Pane rotondo toscano sciocco
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Tagliatelle di farina di castagne, porcini e crema alla nipitella

Palermo, Chiesa Santa Maria dello Spasimo

Keane, Is it any wonder?

sfamare il mondo

perchè quando mi perdo io cucino. nutro il mondo. e la fame atavica sparisce.

perchè quando cucino tutti gli equilibri ritrovano la strada, le voci si spengono, il dolore si attenua e quasi sparisce, il buco si richiude miracolosamente e non manca più niente.

e mi metto il grembiule, lo annodo con calma, giro il filo intorno alla vita e faccio il fiocco, lo liscio sulle coscie, lo sistemo. e comincio.

affetto con calma, con dedizione. la musica nelle orecchie, il bicchiere del vino, una sigaretta: questa è casa, l’unico modo in cui, in questo periodo, io trovo “casa” dentro di me, cucinando, sfamando il mondo.

l’olio che sfrigola insieme alle verdure, il tegame di alluminio, gli ingredienti aggiunti uno per uno, al momento giusto, per creare quell’alchimia che è il cibo, quella perfezione di sapori e odori che scalda l’anima e il cuore. quella magia leggera e senza peso, quella eterea sensazione di pace interiore, di appagamento, di soddisfazione che mi da il cucinare. con affetto, con amore, con passione. per chiudere quel maledetto buco che non si riempie mai. manca sempre qualcosa. quando cucino NO, non manca niente.

come faccio a farvi sentire quello che provo? quella passione viscerale, quella soddisfazione, quella necessità, come posso fare? le parole non bastano, non bastano nemmeno le foto: vi inviterò tutti a pranzo da me!

farneticare ho farneticato, adesso possiamo passare alla ricetta.

i porcini me li hanno regalati, piccoli e sodi, spettacolari e saporitissimi.

per esaltare il profumo ho preferito lasciarli cuocere semplicemente in un olio extra vergine di oliva.

Tagliatelle di farina di castagne, porcini e crema alla nipitella
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Palermo e la FornoStar

per creare l’atmosfera – Kashmir, Led Zeppelin

Oh, pilota della tempesta che non lascia traccia
come pensieri dentro un sogno

Giugno 2019

Perché partire è sempre stato un po’ triste per me, non lo so perché, malinconico. Lasciare gli affetti, i luoghi, le vie quotidiane.
E adesso invece qua, oggi, sulla pista, con i motori al massimo, tenuti prigionieri in attesa del via, con Cashmere sparata a palla negli auricolari, ecco, adesso qua, questa volta, sono consapevole di voler andare via. E così, al rilascio di tutta l’energia imbrigliata, quando il motore viene liberato questo piccione prende il volo, si alza sopra Firenze, vira, sale. E io con lui. E tutto diventa piccino piccino, l’Ikea un quadratino blu, la cupola del Brunelleschi sparisce, le case le strade….e ancora si sale, aspettando di essere sopra le nuvole, in quel mare ovattato di bianco, aspettando di volare davvero sopra il mare. E l’autostrada è un nastro fra le colline toscane, e i paesi solo tetti e geometrie. E le prime nuvole come batuffoli di cotone, un mare lontano, all’orizzonte, fra cumuli e cirri, sole e azzurro.
Palermo mi aspetta. Io mi aspetto, mi aspetto da troppo tempo, è arrivato il tempo di prendersi, curarsi, amarsi.
E mi voglio riempire gli occhi di azzurro mare fino a che non straboccheranno di colore.
Ecco, come direbbe mia sorella Amanda. ecco.

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