Coratella di agnello rifatta alla fiorentina

coratella d'agnello rifatta alla fiorentina
Coratella di agnello rifatta

NON STORCETE IL NASO!

chi non ama le interiora, per consistenza o sapori marcati, puo’ direttamente non leggere il post o la ricetta, sempre che non siate comunque curiosi, per chi invece è un’amante della cucina povera antica questo post sarà bellissimo!

io vengo da una famiglia tradizionale, matriarcale, dove cucinare era una cosa seria, si cucinava non solo per sfamare, ma per accudire, coccolare.

mia nonna era un’amante sfrenata delle interiora e ho imparato tante ricette da lei. avevamo poi, io e lei, una passione viscerale atavica per il cervello di manzo fritto: lei lo cucinava in maniera meravigliosa!

ma tornando alla Coratella di agnello rifatta alla fiorentina vi racconto che cosa si intende per coratella: il cuore, i polmoni, l’esofago, il fegato e la milza dell’animale. Va da se che deve essere carne freschissima e di origine controllata.

quindi non storcete la bocca e leggete la ricetta della Coratella di agnello rifatta alla fiorentina, studiatela e cominciate a cercare la coratella per replicarla che è semplice e gustosa e, cosa di non poco conto, economica e saporita!

Coratella di agnello rifatta
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Pane rotondo toscano sciocco

Pane rotondo toscano sciocco

Nicolò Carnesi, Borotalco

Il pane rotondo toscano sciocco: si, sciocco, senza sale, perchè il pane a Firenze è SENZA sale.

e tutti quando venite a trovarci vi lamentate del pane sciocco, cosa che per noi invece è assoutamente normale: sarà che con i nostri affettati saporiti o con i nostri formaggi “importanti” il pane sciocco ci sta quasi meglio?

ci sono varie teorie sull’usanza del pane sciocco. chi dice che la cosa risale ai tempi delle guerre fra Pisa e Firenze, i pisani avrebbero aumentato a dismisura la tassa sul sale e ai fiorentini, sempre stati dispettosi e spocchiosi, e ai fiorentini la cosa non piacque tanto da far di necessità virtù inducendoli a usare il sale là dove veramente necessario. altra teoria quella delle gabelle: a Firenze si usavano le gabelle, tasse indirette sulla merce, e quella sul sale si narra fosse così alta da indurre a limitare l’uso del sale.

affascinante quella che dice che siano stati gli Etruschi, che loro non usassero il sale nel pane: tale teoria spiegherebbe perchè non solo a Firenze ed in Toscana ma anche in Umbria e nell’Italia centrale il pane sia tuttora senza sale.

quale che sia la teoria giusta sta di fatto che il pane a Firenze e in Toscana è scioccio: senza sale.

io di solito uso mischiare le farine (integrale, verna, grano duro, grano tenero, riso ecc. ecc.) invece questo pane è un pane in purezza di farina di grano tenero tipo 0, espressamente richiesto da mio cugino e si sa, quando i parenti chiedono non si puo’ rifiutare!!!

Pane rotondo toscano sciocco
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Tagliatelle di farina di castagne, porcini e crema alla nipitella

Palermo, Chiesa Santa Maria dello Spasimo

Keane, Is it any wonder?

sfamare il mondo

perchè quando mi perdo io cucino. nutro il mondo. e la fame atavica sparisce.

perchè quando cucino tutti gli equilibri ritrovano la strada, le voci si spengono, il dolore si attenua e quasi sparisce, il buco si richiude miracolosamente e non manca più niente.

e mi metto il grembiule, lo annodo con calma, giro il filo intorno alla vita e faccio il fiocco, lo liscio sulle coscie, lo sistemo. e comincio.

affetto con calma, con dedizione. la musica nelle orecchie, il bicchiere del vino, una sigaretta: questa è casa, l’unico modo in cui, in questo periodo, io trovo “casa” dentro di me, cucinando, sfamando il mondo.

l’olio che sfrigola insieme alle verdure, il tegame di alluminio, gli ingredienti aggiunti uno per uno, al momento giusto, per creare quell’alchimia che è il cibo, quella perfezione di sapori e odori che scalda l’anima e il cuore. quella magia leggera e senza peso, quella eterea sensazione di pace interiore, di appagamento, di soddisfazione che mi da il cucinare. con affetto, con amore, con passione. per chiudere quel maledetto buco che non si riempie mai. manca sempre qualcosa. quando cucino NO, non manca niente.

come faccio a farvi sentire quello che provo? quella passione viscerale, quella soddisfazione, quella necessità, come posso fare? le parole non bastano, non bastano nemmeno le foto: vi inviterò tutti a pranzo da me!

farneticare ho farneticato, adesso possiamo passare alla ricetta.

i porcini me li hanno regalati, piccoli e sodi, spettacolari e saporitissimi.

per esaltare il profumo ho preferito lasciarli cuocere semplicemente in un olio extra vergine di oliva.

Tagliatelle di farina di castagne, porcini e crema alla nipitella
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