Latti da mangiare 5.0: due ricette per il contest de Il Palagiaccio

Latti da mangiare 5.0: due ricette per il contest de Il Palagiaccio

Per la seconda volta partecipo al contest LATTI DA MANGIARE 5.0 della storica Fattoria IL PALAGIACCIO

Con quest’anno siamo arrivati alla quinta edizione (5.0) e la sfida diventa dura: c’è stato da divertirsi!

La parte più difficile per me è stata quella del dolce a cucchiaio, questo richiedeva la sfida, oltre alla pizza gourmet o al risotto, il tutto cercando di esaltare i formaggi della Fattoria.

Alla fine ho optato per due abbinamenti classici, il “cacio” con le pere per il dolce e fichi, salame e formaggio per la pizza.

La parte più ardua è stata quella di pensare di accendere il forno con queste “miti” temperature estive! Una volta superato il blocco mentale del forno però è stato divertente, impegnativo ma divertente.

La scorsa edizione, quella del 2018, è stata fortunata per me, ho vinto il premio come MIGLIOR SECONDO PIATTO, con i dumpling al tonno Firenze, e sono stata premiata durante l’evento di chiusura del contest, nel magnifico palazzo Comunale di Scarperia, dentro la cornice medioevale arricchita dal corteo storico in abiti d’epoca: sarà difficile fare il bis ma la speranza è sempre l’ultima a morire, io ci provo!

iniziamo con le ricette?, io direi proprio di si, cominciamo dal salato:

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Panini “allo scoglio”

di “sorellanza” e di altre storie

panini allo scoglio

E anche quest’anno siamo arrivati alle ferie, sono appassita, disperatamente distrutta, ma così stanca che non ho più voglia di fare niente, non riesco più a pensare lucidamente, ad organizzare nenache le cose più facili.

aaaah, disperata, ma così stanca che non dormo più nemmeno bene…. colpa del caldo anche, io non lo tollero, ho bisogno di 15 gradi per cominciare a respirare, a pensare lucidamente, a brillare di luce propria, a inventare. e mi tocca invece la fornace di Firenze, bellissima Firenze, sia chiaro, ma una fornace. sempre in una cappa di nebbie calde, senza spifferi.

ma fra due giorni prendo un “piccione viaggiatore” e volo verso il mare, verso la Sicilia, verso Palermo e verso una sorella.

no, in realtà io ho un fratello, non ho una sorella di famiglia, le mie “sorelle” me le sono scelte, me le sono trovate lungo il percorso della vita e me le tengo strette, tutte. perchè la “sorellanza” fa male a chi non la conosce, chi non ha un “sorella” non puo’ capire quello che si perde.

la sorella è quella che quando la mattina ti da il buongiorno su whatsapp si accorge se ti girano i cabasisi solo dalla tua risposta, da un messaggino-sega, una sorella è quella che ti sopporta e ti ascolta anche quando ripeti per la centesima volta lo stesso discorso, la stessa sofferenza, lo stesso dolore, è quella che ti guarda e invece di mandarti a quel paese ti abbraccia perchè lo sente anche lei il tuo dolore e allora puo’ solo abbracciarti. oppure è quella che la vedi che gli brillano gli occhi quando ti vede contenta, quella che esulta come una bambina quando tu hai una soddisfazione, la sorella è quella che c’è sempre, anche se fra te e lei ci sono mille km o una catena montuosa in mezzo.

e io ne ho tante di sorelle, quelle di sempre da quando eravamo bambine, quelle trovate per strada vivendo, quello che ho trovato con il blog.

non le nominerò ma loro lo sanno che sono mie “sorelle”: grazie.

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les croissants français: et voilà!!

les croissants français

les croissants français? i croissant? quelli francesi? ma siamo sicuri? ma davvero davvero?     ma siamo proprio sicuri?

me lo sono chiesto, riputatamente,  ho provato in tutti i modi a dissuadermi, mi sono fatta l’elenco dei contro ma, nonostante i contro fossero tanti il pro era assolutamente vincente.

i contro:

  • ricetta lunga, non faticosa ma lunga.
  • la sfogliatura è una cosa seria, la “pate levée feuilletée” – come dicono i francesi -, seria e da affrontare con calma e disciplina e io NON sono NE’ calma NE’ disciplinata. mai.
  • l’impasto da incordare
  • i tempi da rispettare
  • le “pieghe” da fare
  • la lievitazione da assecondare
  • la formatura, le “façonage”
  • la cottura da controllare
  • le 24 ore che ci vogliono per farli
  • e se non vengono bene? se non si sfogliano? se non lievitano?

i pro:

  • sono maledettamente buoni!

sono friabili, scricchiolano sotto i denti, sono saporiti, sono invitanti, irresistibili, golosi, buoni….

niente, non c’è stato niente da fare, dovevo fare les croissants français!

non per niente nell’ultimo ordine avevo preso anche la farina “far brioche” del Molino Dallagiovanna, non per caso…. era da tempo che l’idea girava e rimbalzava sui miei neuroni, non c’era scelta, li dovevo fare!

les croissants français
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