Vellutata di baccelli di piselli

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Come può venire in mente a due come noi di aprire una rubrica di posta del cuore, o meglio una rubrica in cui a persone confuse tentiamo di confondere, confusamente, ancora più le idee e i sentimenti? Semplicemente una delle due ha letto un libro (indovinate quale?) in cui una donna, confusa sentimentalmente, tiene una rubrica di posta del cuore e cerca di sanare i vuoti dell’anima, colmando, con passione, i vuoti dello stomaco. Ecco,  ora direte,  da che pulpito viene la predica, o almeno lo diranno, a buon diritto, quelli di voi che conoscono l’una o l’altra di noi, agli altri lo spiego io: io indosso il mio rapporto amoroso da tanto tempo, come si indossa un abito comodo; badate non intendo come si indossa una tuta di felpa – se si indossa un rapporto così, non dura – no,  piuttosto come si indossa un abito estivo che poggia morbido sulle nostre forme, ma lo portiamo da così tanto tempo che è andato scolorendo al sole, eppure mai rinunceremmo a quel nostro vestito, perché ci sta a pennello. Per quanto riguarda Sandra, come dire… meglio non dire, prima o poi si riaffaccerà al mondo dei sentimenti, un bel mattino si sveglierà e penserà sono pronta, o semplicemente non penserà proprio un bel nulla, succederà e basta. Tuttavia la donna ha tempra e carattere, barcolla,  non crolla e cucina divinamente, come sempre.

Intanto per coccolarvi oggi beccatevi questa va bene per due come noi, per la serie non buttiamo via niente, cuciniamo con gli scarti

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La Toscana di Ruffino, il “MIO” libro e la ricetta storica, farinata coi bozzoli

 

 

 

 

ho resistito a lungo, oltre 15 mesi, prima di parlare, prima di condividere con voi questa notizia.
come dice Francesco è stata una gestazione quasi da elefanti, esattamente da gennaio 2015 a marzo 2016.
ma alla fine è uscita questa cosa, è stata stampata. oggi la vedo, LO  vedo, per la prima volta STAMPATO e non in formato pdf, perchè la carta stampata fa libro per davvero, fa roba vera e non virtuale.

LA TOSCANA DI RUFFINO

è un libro pensato da Francesco Sorelli e realizzato insieme a me e ai ragazzi dell’Officina Grafica di Firenze, Tommaso Pecchioli e Vincenzo Maccarone.
armatevi di pazienza, ho bisogno di raccontarvelo tutto, quindi, ascoltate questo sottofondo musicale e sopportatemi leggendomi.
la fine del 2014 è stata un disastro. per dirla tutta nemmeno i tre anni precedenti erano stati un giulebbe. la vita a volte si accanisce, ci sono periodi in cui tutto va male, anche a livello pesante, quasi da farti rasentare l’autolesionismo. ma la vita è così.
e in tutto quel balenare di disgrazie una dietro l’altra è apparso un gancio.
già la cosa era stata ventilata ma quando Francesco mi ha chiamato dicendomi che si, si faceva davvero il libro per e con Ruffino.… beh, in tutto quel macello almeno una cosa bella, gratificante, interessante era arrivata.
sono una donna curiosa per natura, mi piace conoscere, imparare cose nuove, non ho difficoltà nel buttarmi in avventure per scoprire i miei limiti ed imparare a superarli.
certo, era una bella sfida, fare un libro sulla cucina toscana, io dovevo curare la parte ricette/foto, quello che mi piaceva fare insomma.
siamo partiti con uno schema iniziale che poi è stato completamente stravolto nel corso del tempo, aggiustato, sistemato, ripensato. credo sia così per tutte le cose artistiche, diventano emotive, imparano a camminare con le proprie gambe, ti parlano, ti chiedono di cambiare, si evolvono.
il libro è diventato il nostro bambino.
ci siamo sentiti quotidianamente, scritti uno tzunami di mail, scattato foto in giro per la Toscana, cercato ricette, inventato capitoli, titoli, emozioni.
il punto di arrivo era riuscire a trasmettere emozione tramite le fotografie e lo scritto, non doveva essere un semplice libro di ricette, doveva essere un modo per descrivere l’antica convivialità toscana, le radici dei nostri piatti, il piacere di sedersi a tavola e godere di un buon piatto di semplice pasta al pomodoro in compagnia magari dei nonni o dell’amico più caro. che fosse una cena importante, una ricorrenza, un compleanno o un semplice “desinare” doveva trasmettere tutta la passione che i fiorentini hanno per la buona tavola.
convivialità, condivisione: a tavola, con un invitante pietanza, un buon vino, una buona compagnia, dentro la bellezza sconvolgente della campagna fiorentina, fra le colline disegnate dalle vigne, fra le spighe di grano, sotto i cieli azzurri di una vecchia casa di campagna, dentro il profumo di una cantina con le botti piene di vinsanto.

 

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