Donne in rinascita e una ciambella di pane e scarola…

Ieri sera ore 23.30 c.ca mentre cercavo di cucire una piccola trousse da borsa e lottavo disperatamente con una cerniera indisponente mi sono imbattuta su Radio Capital,  in Parole-note, una interessantissima trasmissione radiofonica. Un inciso, una delle cose buone del digitale terrestre è, a mio parere, il fatto che ci si possa sintonizzare anche sulle stazioni radio….E proprio dal monitor tv mi arriva la voce di Claudio Santamaria che legge un brano di Jack Folla (Diego Cugia) mitico D.J.  di Alcatraz, trasmissione di nicchia  di qualche anno fa. Sarà stata la voce di Santamaria, sarà stata l’ora tarda e lo sfinimento per la lotta con la dispettosa cerniera, sarà stata la stanchezza ma mi sono ritrovata ad ascoltare quelle parole e mi si sono aperte le sacche lacrimali senza che potessi fare niente per fermale. Oddio com’erano vere quelle parole, erano così reali che avrei potute scriverle io, le ho pensate tante e tante volte che mi sono suonate familiari. Dopo tutto il lacrimare mi sono appuntata il titolo e qualche dritta per ricordarmi che cosa cercare il giorno dopo su internet. Ed eccomi qua, ve la trascrivo pari pari come l’ho trovata….

Donne in rinascita
(Diego Cugia alias  il mitico Jack Folla da Alcatraz – trasmissione radio di qualche anno fa)

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in
assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi dopo la
catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita. No, non è mai finita per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Parlo di te, che questo periodo non
finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile,
che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un
uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non
flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella
tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti
vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io
sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”. E il cielo si abbassa
di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e
ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti
dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.

Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete! Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze! Lacrime e
parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia
un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro
mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.


Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto,
stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.

È la primavera a novembre.

Quando meno te l’aspetti.

Scritto da Paoletta di Alcatraz

                                        

Ed è tutto maledettamente vero…..

Se non avete voglia di leggerlo, ma secondo me letto è meravigliosamente più bello, guardatelo e sentitelo…

 

E mi è subito venuta in mente la ciambella di pane con la scarola che avevamo mangiato per cena: cosa meglio di un lievito per una rinascita, per un rifiorire primaverile di tutte noi povere e meragliose DONNE? 
Qualche giorno fa ho ricevuto in dono dal Molino Chiavazza  alcuni campioni delle loro farine e non sto nella pelle per provarle, eccitata come una bambina davanti a un barattolo di caramelle colorate….
Il tempo è quello che è ma ieri avevo bisogno di schiarirmi le idee, avevo bisogno di rilassarmi e io quando ho bisogno di rilassarmi PANIFICO…..
Quindi, arrivo a casa e spalanco tutte le finestre per far entrare il sole e mi metto all’opera. Farina tipo 00, lievito di birra, miele, olio extra vergine di oliva e olio di gomito.
Non ho la planetaria ma sono sicura che comunque non l’avrei usata, vuoi mettere la soddisfazione di un bell’impasto con le mani?
Ho preso 1  kg di farina 00, ho aggiunto c.ca 200 gr. di farina di farro (ormai non la molla più) e ho sciolto 25 gr. di lievito di birra in un bicchiere di acqua tiepida con un cucchiaio di miele. Ho impastato e poi ho aggiunto un po’ di olio extra vergine d’oliva e acqua fino a che il tutto non è risultato morbido ed elastico. Ho messo l’impasto dentro una ciotola di plastica e avvolta in un panno di lino infarinato e ho messo tutto in forno con la LUCE accesa (solo la luce) per farlo lievitare. Dopo 2 ore e 1/2 l’impasto era “esploso”. Nel frattempo ho lavato un cesto di scarola, ho pelato una decina di pomodorini ciliegini, e ho saltato dentro una bella padella un porro affettato, una mezza cipolla rossa. Ho aggiunto della pancetta a cubetti, i pomodori, una manciata di capperi e delle olive nere snocciolate insieme a una spolverata di peperoncino piccante. Salto tutto per qualche minuto, salo con sale delle saline di Trapani (meraviglioso sale integrale) e aggiungo finalmente la scarola spezzata grossolanamente con le mani. Appena la scarola appassisce spegnete tutto e coprite.
In una teglia apribile di quelle da ciambellone o preparato la pasta. Ho prima passato una spennellata abbondante di olio e spolverato con il gomasio e poi ho disteso con le mani la pasta. Ho fatto delle incisioni a croce in corrispondenza del foro e ho foderato la teglia facendo uscire dai bordi la pasta. Ho aggiunto la verdura condita e qualche pezzetto di mozzarella e formaggio pecorino qua e la e ho steso il coperchio di pasta. Ho chiuso i bordi cercando di non rompere le pasta, cosa non esattamente facile.
Ho ancora condito con l’olio buono e spolverato con semi di sesamo. In forno per circa 40′ a 200° ventilato. Controllate comunque perchè non si deve bruciare, sarebbe un peccato!

Quindi, toglietela dalla teglia aprendo l’anello, lasciatela su un bel piatto e fatela freddare un pochino.
Adesso la potete tagliare, deporre nel piatto e mangiarla…. 
La meraviglia è che rimane buonissima anche il giorno dopo, basta una scaldatina nel forno e torna come nuova….. provare per credere.
Io vi posto queste ricette, semplici perché così mi sento. Non faccio opere di alta cucina, non preparo opere d’arte e ricette stratosferiche: mi piacciono le cose semplici, mi piace la tradizione. La nonna del mio compagno non  faceva i ravioli (e i suoi ravioli al sugo di carne toscano sono passati alla storia) se non trovava la ricotta e gli spinaci come piacevano a lei: ecco, la cucina , per me, è fatta di piccoli particolari ……
Non mi resta che augurarvi una splendida giornata, tipolini!
P.S. Non vi dimenticate, per favore, della nostra sfida, LA SINGOLAR TENZONE……
non vorrete mica non partecipare? Forza, pigroni, forza!!!!

Print Friendly, PDF & Email

ti potrebbe interessare anche

12 commenti

  1. Sono contenta che le parole ti servano ora, a volte le cose o le parole ci trovano nei momenti giusti!
    Ricordati: non ti butta giù nessuno, lo sai anche tu, devi solo crederci! … anche avere forza e pazienza però…. come dicono gli adolescenti: tvb

  2. questa ciambellona è così invitante, anche a me piace mettere le mani nella farina, i lievitati sono la mia sfida, la mia soddisfazione…lo faccio sempre quando sono confusa, controllo come cresce, sperimento e ne ricevo in cambio un sapore unico
    un abbraccio

  3. Buongiorno Sandra e buona Domenica delle Palme!Dalle nostre parti facciamo molto la Pizza con la scarola, specialmente nel periodo natalizio. Personalmente, essendo dotato di forno a legna, la faccio spesso finchè questa verdura è possibile reperirla nella sua freschezza e fragranza. Tra qualche mese bisogna diffidarne perchè presenterà un torsolo interiore che porterà ad indurirne la fibra. E questo sempre grazie (o per colpa) del sole, che comunque fa solo il suo dovere! Noi lo amiamo o biasimiamo sempre in ragione di quanto ci faccia comodo o meno. Il tuo pane (o focaccia) invece è stupendo solo al vederlo, figuriamoci all'assaggio! Sei fortunata a stare a stretto contatto con la natura. Goditela più che puoi insieme ai tuoi affetti! Perdonami se torno un attimo sull'argomento "friarielli". Questa verdura è da non confondere con i "friggitelli" (piccoli peperoni dolci che si friggono); inoltre è detta così nel dialetto napoletano perchè loro (che non ne sono produttori, ma solo consumatori) nella cottura usano tanto di quell'olio, da friggerli, da qui friarielli, In realta' sono cime di rapa, esistenti anche da te. Noi li stufiamo prima di irrorarli del condimento definitivo (olio, aglio,sale)e continuiamo la cottura facendo prosciugare il liquido in eccesso o scolandolo prima se ne dovesse essere tanto. Questo per doverosa esattezza informativa. Stammi bene e a presto!

  4. Che dire…… vero e meraviglioso il testo di Jack Folla così come vero e senza tanti "fronzoli" il tuo ottimo ciambellone. Credo nella forza delle donne, cadiamo ma sappiamo come rialzarci, spesso solo con le nostre forze!!! Solo degli esseri così speciali che hanno il dono di dare la vita possono creare anche in cucina dei piatti semplici ma speciali che dicono a tutti chi siamo e di cosa siamo capaci. un abbraccio Anna

  5. Patty, credo che sia un dovere ricordarci chi siamo, sempre e soprattutto dobbiamo amare noi stesse per quello che siamo…. bellissime…. ^_^

  6. Grazie Sandra. Solo questo. Quanta verità dentro quelle parole. Quanta soglia del dolore allontanata, quanta resistenza ma quanta fragilità. Capisco che tu sia scoppiata in lacrime, ho spesso ascoltato anche io Jack Folla, lo adoravo e sono incappata di recente in Parole-note durante un viaggio di notte…che meravigliosa compagnia. Ti dispiace se mi copio il testo? Lo tengo sul mio tavolino, così, tanto per ricordarmi chi sono. Ti abbraccio, Pat

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.