pane brutto e lo sbocciare della primavera

l’originale   Nat King Col

mi sfugge tutto.
mi sono distratta un attimo e mi sfugge tutto.
sapete quella sensazione di lasciare indietro qualcosa di importante? ecco è mia da qualche tempo.
conosco nuovi blog, nuovi pensieri, nuovi orizzonti.
conosco menti aperte e vorrei seguirle tutte, vorrei ma mi sfuggono come un soffio di vento che spinge una foglia sempre più avanti: hai l’impressione che questa volta ce la farai, la prenderai e invece un altro rivolo di vento e la fuga ricomincia.
non mi basta il tempo.
leggo tutto con bramosia, incorporo i pensieri che mi piacciono, le idee fioriscono nella mia testa come le primule a primavera e poi ho la sensazione che tutto mi sfugga: come faccio a tenere tutto, a continuare e a non lasciare niente indietro?
è tempo di fiori, è tempo di piantare, è tempo di germogliare.
questa nuova primavera mi accende i sensi, vorrei correre per tutto il giorno, vorrei esplodere con l’universo in questa rinascita
mi consolo, cucinando, impastando e formando….

 

 

pane brutto toscano

 

quando era ancora viva, la mia nonna, ci faceva sempre il pane brutto.
e mentre impastava la pasta madre con la farina ci raccontava di quando era giovane e aveva il forno a legna nella casa in campagna dove abitava. famiglia allargata, dodici persone che convivevano sotto lo stesso tesso. ci raccontava di come era duro vivere allora, di quanta fatica ci voleva per fare tutto. ci raccontava delle gerarchie della casa, prima gli uomini, poi le donne. le donne che in realtà si occupavano di tutto. della casa, del cibo, degli animali. vivere allora non era certo facile  come lo è adesso. non si andava al supermercato e si sceglieva il pane condito o altrimenti il pane integrale, non esistevano negozi con scaffali e scaffali di pacchetti per gli occhi, di scatole inutili e di cibi spazzatura. ci raccontava di come giocava con le galline, le chiamava per nome e di come da bambina piangeva quando sua madre le uccideva per sfamare i figli. ci racconta della fatica di alzarsi presto per andare a cogliere i frutti quando era stagione o della fatica di raccogliere le potature degli alberi e di farne “fascine” per accendere il fuoco.
ci raccontava anche della festa che era quando si faceva il pane una volta la settimana: tutti intorno al forno ad aspettare che uscisse la schiacciata all’olio (semplice pasta di pane schiacciata con le dita e condita con olio extra vergine di oliva e sale) e di come tutti i bambini si accalcavano intorno alla mamma per averne un pezzetto. e poi tutti davanti al fuoco del camino, in cucina, seduti per terra a mangiare profumo e a sentire storie meravigliose di paesi lontani raccontate dalla nonna.
povera gente, povero cibo ma tanta sinergia con la terra, con la vita, con il mondo. noi, uomini moderni, siamo tutti di corsa, siamo tutti indaffarati, tendiamo ad ottimizzare e a risparmiare tempo. come se in questa folle corsa non si arrivasse tutto allo stesso triste traguardo..

 

da quando sono andata ad abitare in campagna ho ripreso l’abitudine di fare il pane, spesso nel forno a legna. e ieri ho giusto infornato questo pane Brutto, quello che mangiavo nella mia infanzia, quello fatto con amore dalla mia nonna.
spesso parlo di lei, spesso rimpiango il tempo che non ho passato con lei quando era viva, spero mi perdonerà per non essere stata una nipote perfetta: una cosa è certa, le ho voluto un gran bene e ho imparato tante cose da lei, soprattutto l’onestà verso tutto e tutti, verso la vita e le persone

“… perchè, passerrotto mio, la sera quando appoggerai la testa sul cuscino non dovrai avere pensieri o rimorsi, dovrai dormire serena e felice…”

lei aveva la pasta madre, chiusa in una coccio e tenuta nascosta in un mobile e tutte le settimane impastava per non farla morire….
non ricordo le sue dosi ma ricordo i suoi gesti e mi ritrovo nel farli, e ritorno bambina mentre impasto e canticchio una canzone d’altri tempi, mi ritrovo ancora ingenua e pura come avrebbe voluto lei.

vi occorrono:

500 gr. di licoli attivo 
500 gr. di farina tipo 0 Manitoba
500 gr. di farina integrale macinata a pietra 
acqua q.b.
ieri l’altro sera alle 21.00 ho impastato il licoli con le farine miscelate, ho aggiunto acqua e impastato fino a che non ho ottenuto una pasta morbida ed elastica. l’ho sbatacchiata un po’ sulla spianatoia e l’ho lasciata riposare per mezzora coperta da una ciotola. ho poi ricominciato ad impastare, con calma e dedizione, ho impastato e impastato ancora rilasciando la mia energia nella farina. ho messo la pasta in una ciotola, incisa, spolverata di farina e coperta con un telo bianco. messa nel forno con la luce accesa a lievitare.
i ragazzi nel forno a lievitare, scusate la foto ma per capire le piegature….

ieri alle 15.00 ho ripreso la pasta, divisa in due e “formato” il pane brutto con i gesti che ho riconosciuto essere di mia nonna: ho girato il filoncino su se stesso prima da una parte e poi anche dall’altra, l’ho contratto e spremuto, spilluccherato e adagiato sulla placca del forno spolverata di farina. l’ho lasciato lievitare scoperto per ancora tre ore e l’ho cotto nel forno statico a 180° per 30 minuti circa con un pentolino di acqua per inumidere. l’ho lasciato freddare nel forno per altri dieci minuti e poi non ho resistito….. l’ho affettato, ho chiamato i miei figli e il mio compagno e ci siamo mangiati una fetta di pane ancora caldo con l’olio buono…… tutta un’altra storia!

mando questa ricetta al contest di  Research and Kitchen 
per il suo secondo compleblog……

vorrei ricordarvi che sono al sogno n. 101  di    I have a dream , il contest dei desideri   su WhitandWithin
con questo sogno  : lasciatemi un LOVE, votatemi semplicemente clikkando su love, ho intenzione di vincere! grazie a tutti!

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51 commenti

  1. Il pane fatto in casa è la cosa che più di tutte mi dà il senso della buona cucina e della convivialità. E poi il pane è pieno di tanti significati, è proprio un simbolo molto importante, come questo tuo pane ricco anche dei tuoi cari ricordi. Cosa c'è di più bello del pane brutto? : )

  2. rustico e pieno di farina integrale. bello, concordo. fantastico aver avuto una nonna che impastava… mi piace molto la forma di filone arrotolato. appro, le mie baguette erano senza glutine quindi non so se il sorgo possa interessarti…

  3. A me questo pane sembra bellissimo, soprattutto perché mentre leggevo della tua nonna, sentivo parlare la mia. Stessa vita dura, stessa miseria…

    Gran bel post! 🙂 Ciao.

  4. nel tuo post e nei commenti scopro che quella malefica sensazione che tutto scorre,di non avere mai il tempo necessario,di non riuscire a imprimere tutto nella mente sia comune a molte donne,forse anche uomini..no forse solo a noi donne..gli uomini ci chiamano paranoiche a volte..io dico che siamo creature sublimi e attente.a volte così poeticamente disastrose!ti stringo forte Sandra bella!

    1. forse solo a noi donne, la paura di non farcela a fare tutto, l'ansia di dover lasciare qualcosa indietro, magari proprio quello che è più importante per noi…. si chiama dovere?
      baci

  5. mmm.. che buono!! ho l'acquolina in bocca mentre ti leggo;) ne posso prendere una fetta??? Che bello ricordare con malinconia e allegria i gesti di una nonna:)

  6. Pane brutto e sicuramente profumato e buonissimo, ma io – soprattutto – mi sono innamorata della cucina che vedo dietro a quel pane, di quelle piastrelle bianche e blu….
    Claudette

  7. Devo dirti la verità, oltre ad avermi emozionato questo post e le tue parole, il tuo racconto mi ha ricordato invece l'infanzia di mia madre, quella di mia nonna è stata ancora più povera…Mi piace tantissimo quando mi racconta di cosa mangiavano, come mangiavano, cosa si faceva, perché e come… E da tutti quei racconti estrapolo ricette, ricordi, emozioni, sensazioni bellissime che tengo celate dentro di me… Perché sono insegnamenti importanti seppur non vissuti in prima persona.
    Il pane brutto, ma bello per l'amore e la passione che racchiude, è buonissimo… E se cotto nel forno a legna ancora di più!
    Io sono la prima che si perde per strada, che si perde tutto, che coglie ma non tiene, che lascia scivolare chissà dove aspettando chissà cosa… Non so… Mi piacerebbe tanto tornare indietro nel tempo e rivivere la mia infanzia spensierata fatta di sorrisi, di pianti, di gioie, di gesti semplici e di emozioni che non scivolavano ma rimanevano nel cuore! <3

    1. e tu sei ancora una bambina CAMI, io che di primavere ne ho un po' di più sulle spalle vorrei tanto poter tornare indietro e fare cose che non ho fatto, dire cose che non ho detto… ma la vita è cos', elfetta mia, la vita è così, meno male che ci ricordiamo i sentimenti e i profumi che sono stati..
      baci

  8. Per un attimo , ma per un attimo solo ho pensato :" Ora la redarguisco per benino io !" ( nota il "redarguisco" , parlo difficile, eh!) Ma come si inventa di dire che il pane è brutto???? Ma come le viene in mente???
    Poi ho letto… e me ne sto zitta…no, una cosa la dico, ma quanto bello è questo pane, quanto!

  9. il pane brutto di una volta, anche la mia nonna lo chiamava cosi'.
    purtroppo racconti una cruda realtà, noi moderni abbiamo fallito e stiamo mandando il mondo allo sfascio.
    Io pero' rimango sempre ottimista !!!!!!!!!!!!!1
    A presto

  10. Ciao Sandra 🙂 Questo pane è stupendo, altro che brutto eheheheheh 😀 Lo mangerei immediatamente! 😀 Complimenti e un abbraccio forte 🙂 P.s.: ti invito al mio primo Giveaway, ti aspetto 🙂

  11. Sandra…anche mia mamma mi racconta che a casa sua, immersa nelle colline della Maremma, si impastava e cuoceva il pane una volta alla settimana. E mia nonna con le sue braccia lo faceva e lo curava, con una croce sopra a segnare la sua sacralità, gesti di cui probabilmente non conosceva l'origine o la storia, ma per lei obbligatori.
    La smania è la nostra nemica, dobbiamo trasformarla in attività positiva, come hai fatto te concentrandoti sul pane e sui bei primi fiori del tardo inverno.
    Ti abbraccio tanto…grazie per il tuo bel racconto!

  12. Che bel racconto di vita! E' proprio vero che oggi conduciamo una vita notevolmente comoda, in confronto a quello delle nostre nonne, senza le tecnologie moderne.
    E' anche vero che c'era più contatto con la natura e semplicità nel modo di vivere.
    Il pane fatto in casa con amore come il tuo, per fortuna, è rimasto ancora quello di una volta 🙂

    1. si Isabel, adesso abbiamo una vita più comoda ma si tende a perdere il vero senso dell'esistenza: c'è qualcosa di più importante del volersi bene e vivere insieme in armonia?
      baci tesoro

  13. Allora, prima di dimenticarmene per l'ennesima volta ti volevo dire che mi piace molto l'immagine di quell'albero, quello che campeggia all'inizio della pagina. Ecco, ora che l'ho fatto vado a leggermi il post di oggi 🙂

    1. Roberta, l'albero a inizio pagina è "uno dei miei alberi" disegnati, dipinti, acquerellati, modellati e tessuti da tutte le parti. da quando ho memoria io dipingo alberi, in tutti gli stili, in tutti i modi e poi adesso li fotografo anche! mi ritrovo nell'anima degli alberi, sono parte di loro… strana come sempre, ma anche tu sei come me e quindi capisci!
      grazie tesora bella!

  14. Le tue parole e i tuoi ricordi come sempre mi cullano e mi accarezzano il cuore.. ci sono anime che paiono giunte dal cielo, con la loro saggezza; bellissime nella loro vecchiaia.. irripetibili nella loro presenza. E questo pane è vita.. è tutto fuorchè brutto. Una bontà intima, famigliare e unica.. amica mia, ti abbraccio fortissimo. E ti capisco sai.. tutto sfugge anche a me, ma da tempo. Eppure credo che ci voglia saper attendere. Anche un fiore per sbocciare necessita il giusto momento.. chissà! Un bacio e un giovedì stupendo 🙂 <3 Tvb!

    1. si, avere pazienza di aspettare che tutto arrivi al suo culmine e sbocci naturalmente…. sperando di avere una buona memoria sedimentata! un magnifico giovedì anche a te dolce Ely!

  15. > leggo tutto con bramosia, incorporo i pensieri che mi piacciono, le idee fioriscono nella mia testa come le primule a primavera e poi ho la sensazione che tutto mi sfugga: come faccio a tenere tutto, a continuare e a non lasciare niente indietro?

    E' esattamente quello che provo io…sempre! Eppure la mia curiosità non ha limiti, non la frena nemmeno la mia memoria corta 😛
    Che buono questo pane: stai diventando sempre più brava con i lievitati! 🙂

  16. Sandrina la curiosità è una cosa, la smania è un'altra, la curiosità è carburante per la vita, la smania è febbre e non ci porta avanti e non ci fa stare bene, soprattutto con noi stesse. Curiosa in giro, assaggia, gusta, ma senza smania, le cose sedimentano come vogliano, le ritrovi quando meno te le aspetti

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