Di uragani e venti marini ( e di filetti marinati)

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Ti amo, Umberto Tozzi & Anastacia

 

A volte sento il bisogno impellente di fermarmi, non lo riconosco subito, è come un tornado, un vento marino che mi agita da dentro, che mi rende irrequieta, smaniosa, agitata.

E non lo capisco, non mi capisco subito. E girovago per il mondo insoddisfatta, inconcludente, facendo a botte  con tutti E con tutto, senza posa, senza pace.  Non mi fermo, non ci riesco perché non lo comprendo subito questo uragano, non mi si manifesta chiaramente, la consapevolezza arriva a volte dopo giorni.

Ma il senso di inquietudine non mi abbandona fino a che non mi fermo, fermo la mia testa, il mio cuore.

E magari mi fermo come ho fatto oggi, in un pronto soccorso con mia mamma. E qui seduta sulle scomode seggioline, in attesa di una risposta mi ascolto. Lascio scorrere il vento, faccio fermare l’uragano, raccolgo i pensieri. E la risposta arriva: ti devi fermare, mi dico, devi fermare i pensieri, smetti di arruffarti, di sfuggire. Fermati e ascolta.  Anche quello che non vuoi sentire. Smetti di sparpagliare le energie, smetti di andare senza meta, smetti di sprecare tempo. Fermati e ascolta.

E quando l’uragano diventa brezza “vedo e sento” quello che mi inquieta. Questo dolore sommesso, educato, forbito che comunque si tiene in disparte ma ogni tanto riesce a spalancare la porta ed entra furibondo. Non so se sia il male oscuro, depressione, o semplicemente la mia forma caratteriale. Non ho mai approfondito. Cerco solo di “curarmi” l’anima, a volte leggendo un libro, a volte facendo una fotografia, a volte cucinando, o impastando. Non sempre funziona, a volte ci vuole tanto tempo, come in questo caso, e la consapevolezza della crisi. Altre  volte passa da solo lentamente magari quando trovo un’energia esterna da sfruttare.

Adesso mi sento un po’ vuota, triste, come se niente fosse importante, come se tutto fosse effimero ed inutile, le foto, il cibo, la vita, gli affetti. Come fosse tutto passeggero e inesistente. La tentazione più forte è quella di arrendersi e sopravvivere, senza aspettarsi niente, facendosi passare tutto attraverso come fossi acqua.  Ma non sono una che si arrende, non rientra nel mio carattere, non mi piace. Quindi aspetto. Aspetto le foglie gialle da fotografare, aspetto il profumo di un pane appena sfornato, aspetto un sorriso, una scodinzolata della Holly, aspetto ferma dentro di me. Aspetto di piacermi un po’, forse domani, in fondo domani è davvero un altro giorno.

 

 

 

filetto di maiale marinato a secco

ho scelto queste foto sfuocate, poco definite, brillanti ma  sfumate… come me…

 

DSC_9151 filetto di maiale

ingredienti:

  • 1 filetto di maiale di circa 400 g.
  • 700 g.  di sale marino integrale grosso
  • 700 g.  di zucchero di canna grezzo
  • aromi a scelta: io ho usato maggiorana, rosmarino, scorza di limone  e origano freschi –  paprika dolce, curcuma, noce moscata e pepe rosso e nero in polvere
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaino di miele di acacia

 

DSC_9155 filetto di maiale

 

preparazione

  • pulire bene il filetto di maiale dalle parti grasse
  • tritare tutte le erbette fresche insieme all’aglio e poi mischiare con le polveri
  • mischiare il sale e lo zucchero insieme alle erbe aromatiche
  • in un contenitore di plastica distendere una base di sale/zucchero e adagiarvi sopra il filetto, finire coprendo completamente la carne con il restante sale
  • lasciar riposare il filetto, scoperto e a temperatura ambiente, per circa 6 ore
  • riporre il filetto, coperto, in frigorifero per altre 6/8 ore minimo
  • togliere il filetto dal frigorifero e spolverare la marinatura
  • affettare sottilmente e servire con insaltina mista e sfiziosa sotto o come la vostra fantasia propone

 

NOTE

  • Il tempo di marinatura puo’ variare a seconda della grandezza del pezzo di carne
  • potete usare qualsiasi tipo di carne o pesce per questo tipo di marinatura, ottimo il salmone logicamente
  • gli aromi: usate quelli che più vi piacciono e nelle quantità che più vi aggradano, non abbiate paura di mischiare, di provare, di esagerare. sperimentate insomma.
  • ottimo come antipasto ma anche come secondo piatto servito con ricchi contorni

 

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8 commenti

  1. Come ti capisco Sandra 🙂
    Sentimenti tipici di chi si dona a volontà, di chi è così sensibile e alla fine deve prendersi necessariamente una pausa.
    Io ho imparato a 40 anni a fermarmi. Finalmente… ho imparato ad arrendermi quando serve, quando il fisico e la mente mi chiedono una pausa e allora mi fermo e, contro ogni volontà e abitudine, lascio scorrere tutto. Quando recupero l’equilibrio, mi ritrovo con molto da fare, è vero, ma sono anche pronta per andare avanti. Ho anche scoperto che è bello fermarsi e dare a corpo e mente ciò di cui hanno veramente bisogno.
    A presto 😉
    Tiziana

  2. Tu lo sai quanto bene ti voglio … e quindi lo sai come resto a leggerti, quando sei in questo stato. Prenderei il primo treno e correrei lì, su quella panchina, ti batterei sulle spalle e ti direi: Ehi tu o che tu fai?? Te lo direi proprio alla fiorentina, come parli tu e magari riuscirei a farti sorridere un pò perchè sarebbe un fiorentino con l’accento milanese. Come faccio a farti capire a distanza che tu sei una donna eccezionale e che purtroppo i problemi ce li abbiamo tutti ma comunque la vita è bella?? Come faccio? E’ un casino … Niente vado via un pò triste e spero tanto che solo a sapere quanto ti voglio bene, ti senta un pochino meglio.

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