La Toscana di Ruffino

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un’avventura nella convivialità toscana
fra ricordi, immagini e fotografie delle nostre più famose ricette

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QUANDO FA FREDDO

 

estratto dello scritto del capitolo “Quando fa freddo”

In Toscana d’inverno talvolta una coltre di neve regala
paesaggi indimenticabili. Sovente la pioggia e la nebbia paiono
voler nascondere i contorni morbidi e sinuosi delle colline. Se
il sole vince, i colori vestono sfumature pastello, l’orizzonte è
profondo, l’aria tersa e asciutta e la bellezza delle cose assoluta,
cristallizzata in un nitore silente e immobile. Il tempo passa
lento: quando suonano le ore il clangore delle campane va
veloce e guasta il silenzio rarefatto del giorno.
Per un attimo chiudo gli occhi e mi ricordo i miei inverni
passati. La mente scivola nel bianco delle rare giornate di
neve che paralizzavano di allegria il paese e chiudevano le
scuole: l’ansia di uscire fagocitando in tutta fretta la colazione;
i pantaloni di velluto sopra un vecchio pigiama stretto per non
patire il freddo; un grande sacchetto nero, di quelli utilizzati
per l’immondizia; un continuo su e giù per le colline in sella a
quei purosangue di plastica, fino al primo buio con le scarpe
zuppe, le mani livide, il naso che cola e i polmoni pieni di aria
così gelida che a respirare fino in fondo sentivo male.”….

alcuni dei nostri tesori toscani ….

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la schiacciata con l’uva                                    il raviolo gigante con la Riserva Ducale Ruffino                 il pane sciocco e l’olio extra vergine di oliva

 

 

la prefezione  di Stefano Caffarri del Cucchiaio D’Argento

“Sarebbe presuntuoso, sarebbe parzialissimo tratteggiare la storia di questa grande azienda vitivinicola toscana prescindendo dal suo legame con i luoghi e le genti. Francesco Sorelli non ha paura dunque di accarezzare il registro della nostalgia per riportare su questo coloratissimo arazzo i sensi, i profumi ma soprattutto i sapori di una regione che ha fatto della tavola un credo, una filosofia ancor più che una religione. Una tavola che ruota attorno a storie di persone, di uomini e di donne a volte famosi, a volte resi immortali dalla loro grandezza, ma anche più spesso di gente comune. Una tavola attorno a cui si svolge la vita in un caleidoscopio che si può facilmente riconoscere nei riflessi del sole attraverso un bicchiere di vino versato nel “gottino”, il bicchiere senza stelo delle tipiche bevute fiorentine.
Parlare di gente come noi, che ha affetti e amori, ricordi e avvenimenti spesso rimarcati da una sosta a tavola è parlare del mondo de Il Cucchiaio d’Argento, che da oltre mezzo secolo racchiude tra le proprie pagine il sapere – e il sapore – di casa. Ricette antiche e contemporanee, rimembranze estratte nei giorni di festa dai cassetti delle credenze, sapienze e saggezze recuperate da una tradizione incredibilmente vergata a mano con miriadi di appunti sui bordi dei volumi sono il contraltare dei frammenti della vita conviviale che via via si intagliano nel paesaggio toscano. Non
solo un elenco di ricette, né una teoria di piatti dal sapore enciclopedico, ma una serie di istantanee in cui il gusto e la suggestione sono i protagonisti del testo e delle immagini, bellissime ed evocative, di Sandra Pilacchi.
La storia si dipana in capitoli che disegnano lo scorrere del tempo solare, con aneddoti, fatti, pensieri che ruotano attorno al nucleo vivente della società, la famiglia. Affetto e rispetto per i nonni, gioia e impegno per i bimbi, devozione per il lavoro degli adulti. Il gusto della conservazione e del ritrovamento di rituali tutt’altro che vuoti, anzi rimpinzati della giovialità del convivio, dalla partecipazione agli appuntamenti più popolari, il tutto scandito dal rincorrersi di pietanze vere con nomi dal suono rotondo e gorgogliante. Basta fermarsi un attimo  e pronunciare la parola “lampredotto” nel silenzio per avvertire una scarica di seduzione attorno alle papille, la gola allertata, il palato già in fervida attesa. Ecco dunque l’atmosfera di casa, con il gusto del recupero nostalgico e mai lezioso delle parole accantonate  nell’oggi frenetico: il desinare abbandona la sua ermetica veste di toscanismo per diventare un motto di pura italianità, così come il pane “sciocco” entra nel parlato quotidiano anche dei forestieri come un lancio di fionda, come uno schiocco. Ecco gli avanzi, che diventano non più il sottoprodotto dei lauti e commossi pranzi della
domenica, ma un lascito importante attorno a cui costruire l’appuntamento quotidiano con l’appetito con piatti gustosi e schietti.
La pasta fresca diventa lavoro e gioco, e nelle occasioni importanti, quelle per cui si preparano i ravioli e i tortellini, momenti ludici di aggregazione in cui si dimenticano le urgenze. Il freddo non è un generale dalla mascella granitica, ma un semplice conoscente che torna di tanto in tanto, con un carico di vapori, di bollenze, di travolgenti satollanze ataviche e ancora più gradite tra camini e focherelli. L’estate di contro è il pretesto per esplorare l’infinito di aromi delle campagne, dei sottoboschi, della corte, dell’aia.
Centrale l’appuntamento con la merenda, completamente toscano: un momento informale di pura gioia e disimpegno. E poi il cibo di strada, che a Firenze assurge a canto popolare tra i fumi dei trippai e gli effluvi delle friggitorie. Infine gli appuntamenti: la Pasqua, il Natale. Momenti che assumono i riflessi di libri di storia familiare, come infiniti lungometraggi in un unico piano sequenza che contiene gli avvenimenti legati a Ruffino senza soluzione di continuità.”

 

 

Autori, Curatori e ringraziamenti

Francesco Sorelli è ideatore del progetto “La Toscana di Ruffino” e autore dei testi. Appassionato di scrittura, storie e viaggi, dal 2004 si occupa di comunicazione e nel 2007 entra in Ruffino come responsabile delle relazioni pubbliche. Nel 2015 consegue il premio di “comunicatore dell’anno” conferito dalla rivista
italiana di vino e cultura gastronomica “Civiltà del Bere”.
Sandra Pilacchi ha realizzato le ricette del libro e scattato le fotografie dei piatti. Cuoca di casa e appassionata di fotografia gastronomica, con una predilezione per il pane e i prodotti lievitati, è blogger di cucina dal 2011. Il suo stile fotografico è vivo, immediato e profondo e riflette un forte amore nei confronti
del patrimonio gastronomico della sua regione, la Toscana.
L’agenzia fiorentina Officina Grafica di Tommaso Pecchioli e Vincenzo Maccarrone, specializzata in grafica applicata al mondo del vino, ha sviluppato l’intera parte grafica del progetto e realizzato tutte le opere di fotografia e d’arte introduttive ai capitoli, nonché l’immagine di copertina e di quarta.
Stefano Caffarri, gastronomo, scrittore e critico, direttore delle Iniziative Speciali de Il Cucchiaio d’Argento, ha scritto la prefazione dell’opera e curato la sezione “La Toscana del Cucchiaio”.

Si ringraziano le mamme, le nonne, le zie, i figli, gli amici e i colleghi che hanno prestato aiuto, suggerito i piatti, cucinato insieme a noi e, nel ricordo, ispirato le storie e le parole del libro.
Si ringrazia inoltre tutto il dipartimento marketing e ospitalità di Ruffino e il marketing team di Constellation Brands per aver contribuito con spunti, idee e supporto concreto allo sviluppo del progetto.
Tutti le ricette presenti nel libro sono state realizzate con ingredienti veri e fotografate senza finzioni sceniche. Erano peraltro tutte molto buone e le abbiamo poi sempre mangiate e mai sprecate: non si butta via niente! Spesso le fotografie hanno ritratto degli autentici momenti gastronomici tratti dal vivo delle
nostre vite, a casa, con familiari o amici. Si perdoneranno quindi alcuni piatti un po’ sporchi, minuzzoli, briciole, bocconi e tovaglie un po’ stropicciate.
La definizione di cucina toscana deve molto alle opere di Pellegrino Artusi e di Paolo Petroni. “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (1891) e “Il grande libro della vera cucina italiana” (Giunti, 2008) hanno fornito ispirazione nella definizione del corpus di preparazioni trattate nel libro.

 

 

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venite a prendervi un po’ di toscanitudine!

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