Chi viene a prendere un mate da me?

Chi viene a prendere un mate da me?
Quando ho conosciuto Eva (la mia meravigliosa amica argentina) non avevo la più pallida idea di che cosa fosse il mate: in spagnolo la yerba mate, l’erba mate e non pensate subito male….. non quell’erba… questa è un modo per stare insieme e parlare, parlare, parlare. Secondo l’Eva il mate è un toccasana: fa digerire, è un ottimo rinforzante per il fisico, infonde energia, fa passare il mal di solitudine, fa allegria…. nell’America latina è diffusissimo. In Argentina, dice lei, si preparano i termos con l’acqua calda al mattino e partono armati per andare al lavoro…..

Prendiamo un mate?  Mi dice con un sorriso enorme e io non gli dico mai di no, ci sediamo, parliamo e ci facciamo sempre un sacco di risate.
E’ un po’ come il the degli inglesi ma meno formale, naturalmente. Il mate è il modo per stare insieme, per fraternizzare, per confidare i proprio pensieri ad un altro essere umano. Se arriva un ospite noi gli offriamo un caffè, loro prendono un mate insieme ….
Io ci ho fatto caso, il mate si comincia a vedere anche nei nostri supermercati, a un prezzo un po’ esoso, dice lei, ma si trova. Io sono rifornita puntualmente da lei, che mi porta sempre qualche pacchetto quando torna dai viaggi in Argentina. L’Eva mi ha anche regalato il matero  (che è quel bicchierino di peltro dove si mette l’erba mate) e la bombilla, la cannuccia da cui che filtra l’erba e fa arrivare alle nostre labbro solo la bevanda. Si beve e poi si riempe di nuovo il matero di acqua calda e così via, ci si può stare una serata intera con questo sistema!

Sono stati condotti studi da importanti Istituti, come il Pasteur di Parigi, che 
dimostrano come l’infuso del mate contiene praticamente tutte le vitamine
necessarie al sostentamento umano, è un disintossicante metabolico, un
potente antiossidante grazie all’azione di ben 11 polifenoli, previene
l’invecchiamento delle cellule, antidepressivo, energizzante e tonico
naturale. Grazie ad una sostanza simile alla caffeina: la mateina,
favorisce la concentrazione e l’attività celebrale, è una bevanda
alternativa al caffè ma senza i suoi effetti negativi. Ovviamente non si
può eccedere come con tutte le cose, anche se naturali.
Si prepare in maniera  originale: si riscalda l’acqua ma non fino a farla bollire, si
mettono 2-3 cucchiaini di foglie di mate nel matero e si appoggia la bombilla dietro le foglie e si versa l’acqua calda fino a
riempirlo, Si può aggiungere zucchero o dolcificante.
Esistono poi tutte le varianti aromatizzate: in questo periodo io ne uso una aromatizzata all’arancio e devo dire che è molto profumata.
Poi esiste il mate cocido, che è fatto aggiungendo il latte alla fusione, il mate freddo per l’estate da gustare con tanti cubetti di ghiaccio, e chissà quanti altri modi.
Devo dire che è un ottimo modo per fermarsi 5 minuti e recuperare energia psico-fisica.
Allora, venite o no a prendere questo mate da me?
Saluti a tutti

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E ancora la vita mi stupisce piacevolmente……insieme ad una coda di rospo al forno!

Basta davvero davvero poco…oggi giornata storta e mentre sono qua che mi dico di essere positiva, di stare allegra, di non mollare alla nostalgia e alla tristezza “nazzico” sul web (nazzicare in fiorentino vuol dire rovistare, cercare velocemente). E nazzica nazzica finisco sui miei siti preferiti. Oggi crafk, niente cibo. Trovo tutti i miei blog carini, quelli dolci e morbidi come un cucciolo, quelli sereni e incantati che parlano di stoffe, di bambole, di centrini di pizzo…..un tuffo in un mondo fatato. Mi ci voleva oggi!
Basta poco e ancora meglio se ti arriva una mail che non ti aspettavi! E poi un complimento da una super blogger su una mia ricetta, e poi siamo quasi a 3000 visite….sono pochine lo so, ma per me che sono partita in sordina, che non ho pubblicizzato fra amici è un bel risultato…. grazie.
Grazie per farmi sentire che c’è un mondo fuori da me, grazie per leggere le mie sciocchezze, grazie per sorridere mentre le leggete o grazie lo stesso perché scuotete la testa e dite che non vale la pena di continuare a leggere…. grazie davvero perché basta poco per vedere una scintilla di felicità che sprizza dagli occhi..grazie.

Per me scrivere su questo blog, senza dovermi filtrare come nella vita di tutti i giorni, è moltoooooo rilassante. Sono io, questa, non ho bisogno di fingere, di mentire o di evitare di dire tutta la verità, posso essere scontrosa o arrabbiata ma quando scrivo qua sopra…. mi piace! 
Per pudore non ho fatto pubblicità a questo blog nella vita di sempre, sono una molto “privacy” e siccome sul web ne esiste poca cerco di tenermela stretta ma non lesino nell’esprimere quello che penso… capito qualcosa? Ho fatto un gran giro… ma, ho letto da qualche parte e non mi ricordo davvero chi lo ha detto che “la vita non scritta non è vita vissuta” e io allora eseguo, scrivo i miei pensierini e ve li lascio come mollichine di pane e nello stesso tempo leggo anche i vostri con molta attenzione….
Cosa?   Ho esagerato?
 Va bene, smetto subito… uggiose….fatemi sfogare un pochino….un pochino solo….uffa!!!!

Sto’ leggendo un libro, parla (a grandi linee) della vita di Pico della Mirandola, molto intrigante…. lo sto’ divorando, intanto vi metto la foto così ve ne fate un’idea….

999 L’ultimo custode di Carlo Martigli, onori a lui per come scrive….

Cosa dite?….
Va bene, parliamo di cibo? Parliamo di cibo, che ne pensate di una coda di rospo  (o rana pescatrice) semplicemente in forno circondata dalla patate? Mhmmmmm, era proprio buona, un profumo meraviglioso….. e un gusto altrettanto meraviglioso!
Ieri andando a fare la spesa ho visto la coda dal bancone che mi diceva: sono in offerta, che fai, non mi prendi? L’ho presa…. non si è lamentato nessuno a cena, solo la bambina che dice che gli dispiace mangiare i pesciolini, gli fanno tenerezza…..

Comunque, la ricetta è semplice: pulite e lavate bene la coda di rospo  e lasciatela un po’ a mollo con una bella manciata di sale. Sbucciate, tagliate e lavate le patate. Scolatele e mettetele nella teglia da forno antiaderente e buttate tutto in forno con abbondante olio extra vergine d’oliva, sale e qualche foglietta di alloro. Dieci minuti di forno a 220° gradi, girare tutto e fare posto alla rana che entrerà nel mezzo delle patate prepotentemente vestita di solo sale. Altri 20 minuti almeno e avrete una rana pescatrice circondata dalle patate che dice “mangiami”… semplicemente deliziosa…
Vi lascio ancora  foto della rana, godetevela…….noi ce la siamo mangiata!!!
(non vi arrabbiate, l’ho detto con amore…)

 Saluti a tutti passerotti!!

p.s. mentre scrivevo ho raggiunto un record: oggi siete passati da me in 100 e siamo oltre i 3000!!!! Whaww… che forse stiamo decollando? Io soffro anche di vertigine!!! Grazie ragazzi, grazie.

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Martedì grasso? Classicamente CENCI!!!

Oggi è martedì grasso, l’ultimo giorno di Carnevale. Quando ero bambina mi vestivano in maschera, solitamente da fatina o da Biancaneve e io, bambina di 6 o 7 anni, protestavo con tutte le mie forze: non mi piaceva mascherarmi, non mi è mai piaciuto e mi sono conservata così fin da grande. Mi ricordo qualche carnevale particolare di quando ero ragazza e con le amiche si andava in giro a ballare o alle sfilate. In tempi non sospetti, una ventina di anni fa, eravamo una decina e ci siamo vestiti da sacchi della nettezza: se ci vedevano a Napoli ci buttavano in discarica!
Quindi, i miei  ricordi più belli del carnevale sono i CENCI o le FRITTELLE di MELE che facevano mia mamma e mia nonna insieme: era una battaglia! Una discussione continua, come se fosse una questione di stato da cui dipendeva la vita e la morte di qualcuno: sono troppo morbidi, no, sono troppo secchi, hanno preso troppo olio, c’è poco zucchero…. una battaglia!
Ma che profumo però! Mi ricordo il profumo della pasta fritta, lo zucchero vanigliato sparso per tutta la cucina e io che di nascosto sottraevo i cenci  dal vassoio e andavo con mio fratello + piccolo a mangiarli nel giardino dove non ci vedeva nessuno!!! Ah, che tempi!
E ieri, per tradizione,

abbiamo fritto!!!!

I  “cenci” credo siamo prorpio e solo  della provincia di Firenze, accetto smentite, e,  cucina no povera, poverissima ma come sempre ottima…

occorrente per un vassoio di cenci per 4 persone affamate

  • 300 gr. di farina tipo 00
  • 2 uova
  • 75 gr. di zucchero + zucchero a velo per decorazione
  • 30 gr, di burro fuso 
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino scarso  di lievito per dolci
  • la scorza grattugiata di 1 arancia
  • 1 bicchierino di vin santo 
  • 1 bustina di vanillina (se c’è) o 2 gocce di estratto di vaniglia  

Allora, vediamo di capirci, questa è la ricetta che io ho scritto sul mio quaderno a quadretti delle ricette, dettata passo per passo dalla mia nonna, quindi attenzione quando li fate: non accetto varianti all’originale!

Con tutti gli ingredienti sopra formare una pasta compatta e riporla in frigorifero almeno per 1/2 ora.
Ah, prima di metterla in frigo assaggiatela: deve essere dolce mi raccomando.
Dividetela in due parti e stendetela con il mattarello o con la macchinetta (io faccio tutto a mano…vecchio stile) e poi tagliatela a losanghe di dimensione a piacere con la rotellina o semplicemente con un coltello.
Dovete friggere in olio di semi caldissimo e abbondante. La cottura è velocissima e una volta tolti dall’olio dovete farli scolare sulla carta da cucina prima di zuccherarli e metterli nel vassoio da portata.
Mia nonna li girava nella padella della cottura con un bastoncino di legno: io ho usato le pinze da fritto….questa modernità…..
Se volete che i cenci vengano più gonfi e morbidi (questione di gusti, a noi ci piacciono secchi e duri…) dovete lasciare la sfoglia un po’ più altina ma non troppo e dovete lasciarli riposare 5 minuti una volta tagliati prima di friggerli in modo che lievitino un altro pochino.

Mentre io friggevo i cenci la bambina ha preparato la pastella per fare le frittelle di mele…..

  • 3 mele 
  • 100 gr. di farina 00
  • 1 uovo intero 
  •  un pizzico di sale 
  • 1/2 bicchiere di acqua
  • 1/2 bicchiere di vin santo 

Mischiate tutto con la frusta e otterrete  una pastella ancora liquida ma non troppo morbida. Intanto sbucciate le mele, togliete il torsolo centrale e poi tagliatele ad anelli di un po’ meno di 1 cm. di spessore. Lasciate le mele tagliate dentro la pastella per qualche minuto e poi friggete nell’olio di semi caldissimo. Hanno bisogno di 2 minuti di cottura per parte e poi lasciatele a sgocciolare l’olio in eccesso sulla carta da cucina. Zucchero a velo e via, verso l’infinito ed oltre!!!!
Devo dire che, siccome le frittelle di mele non piacevano ai due maschi di casa ne abbiamo fatte un pochino meno: sono sparite subito, non sono neanche riuscita a sentire se da fredde erano buone!!!!

L’unico inconveniente è il profumo di fritto che, stamani quando ci
siamo alzati,  era ancora presente in cucina…. se avete consigli da
darmi li accetto volentieri.
Buon carnevale ciottolino
mi avrebbe detto la mia nonna, 
e io lo dico a voi, buon carnevale!
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