curry di verdure al latte di cocco e le solite farneticazioni

 

 

DSC_9265 grano

Fabri Fibra, FENOMENO

 

 

 

Non ce la posso fare più, ad essere perfetta. Non ce la posso fare più ad essere come gli altri mi vorrebbero, non ne ho più voglia. Voglio essere io, la Sandra mia, quella che sono e non quella che devo. non posso più essere in quel modo, mi soffocano i parametri, le gentilezze forzate, le menzogne da dire, le bugie necessarie, i vaffanculo non detti, i giudizi da accettare, le parole da ascoltare per forza. Ma anche no. Basta piacere per forza, essere come ti vogliono, come il mondo ti vuole, uniformarsi.

Voglio camminare scalza per sentire l’erba, voglio i capelli bianchi  perché quello è il MIO colore, voglio ascoltare il mare, gli uccellini che gorgheggiano all’alba, voglio indossare vestiti che mi piacciono anche se non piacciono agli altri, sorridere a chi voglio, imprecare, maledire ed abbracciare quando mi va. Voglio il mondo ma non la sua invadenza, voglio i colori, gli odori, i sapori, non voglio interferenze esterne, ho bisogno di non dover dimostrare niente a nessuno, di non giustificare il mio essere fiorita, le mie stranezze, le mie inquietudini. Lasciatemi vivere.

 

prima di essere una balena ero un’acciuga…. ma tutto sommato da balena si vive meglio! 

 

 

 

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curry di verdure al latte di cocco con riso basmati

sono una donna curiosa, mi piace assaggiare, scoprire, mischiare. questa ricetta è una personale (e misera se vogliamo) rielaborazione di una ricetta di cucina indiana, tutto ciò è merito di Bansheer e di Tiziano, che mi hanno fatto SCOPRIRE la meravigliosa cucina indiana. mi perdoneranno se non rispetta proprio tutti i canoni classici!

 

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Funky e Frattaglie: la chiocciola di pane alla salsa verde alleggerita

chiocciola di pane

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una chiocciola di pane con  salsa verde alleggerita? e perchè mai?

avendo io un amico vulcanico, chef meraviglioso, la sua “cucina lenta” è un viaggio nel buon cibo,  e persona in continuo movimento cerebrale e  fisico mi ritrovo spesso coinvolta nei suoi eventi. infatti questo è il primo dei tre pani che sto preparando per FUNKY e  FRATTAGLIE, cena? merenda? aperitivo?  di sicuro quinto quarto e  musica.

e io sono invitata a partecipare con il pane, nemmeno a dirlo, cosa mai potevo proporre io se non pane?

mi sono messa a pensare al lampredotto, la prima cosa che mi è venuta in mente è la salsa verde. eccolo. farcito e ripieno, la

chiocciola di pane alla  salsa verde alleggerita

 

 

pane salsa verde-7684

ogni tanto bisogna cambiare, questo è un pane un pochino diverso.

e una bella spinta me l’ha data lei

dovendo rinfrescare il licoli, rimasto in frigorifero per oltre tre settimane porello, ho pensato di rinfrescarlo per il verso giusto. non uno, non due ma tre rinfreschi nel giro di un giorno, ecco, capirete bene che mi sono ritrovata con quasi 600 g. di licoli bello attivo e bolloso.  quindi, panificazione con licoli e farina con aggiunta di pochissima acqua.

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dipingere con la macchina fotografica, CLICK4FOOD, 81esima mostra dell’Artigianato a Firenze

 

gine e lore bn DSC_7165 tandoorii miei gioielli più belli

 

FRANCESCO RENGA – nuova luce

 

la colpa è sua che mi fa venire voglia di

dipingere con la macchina fotografica

 

una vita fa, quando non avevo ancora figli, casa e tutto l’ambaradan, dipingevo. mi è sempre piaciuto disegnare, imbrattare, mi rilassava e mi compensava, buttavo fuori tutto quello che sentivo, dipingevo i miei alberi con gli acquerelli, con i colori ad olio, con le tempere. oppure disegnavo. spesso quando tornavo a casa a tarda notte mi infilavo le cuffie, mi sparavo la musica nelle orecchie, spaziando dalla Pastorale di Beethoven   ai Pink Floyd, o gli U2, o i Depeche Mode o altro ancora e mi immergevo nei miei disegni. non poche volte mi sono ritrovata ad andare a letto alle 5 di mattina e ad alzarmi alle 7.30 per andare a lavorare, con gli occhi pesti di sonno ma felice.

poi, con l’avvento dei marmocchi non si poteva fare più. come si fa a mettersi a dipingere fra una poppata e l’altra, fra una lavatrice e una cena da prepare? non si hanno le forze. e allora mi sono ricordata della vecchia reflex, quella ancora con la pellicola  e le foto da stampare, quella che ti dovevi ricordare le combinazioni iso-diaframma-tempo per fare una foto decente. e allora partivo con la famiglia per passeggiate portandomi dietro la vecchia Canon infilata nella borsa fra  le merende, i ciucci e le bottiglie d’acqua per il rifocillo.

e sono tornati i miei alberi. il quercione secolare (si vocifera che abbia più di mezzo secolo) al rondò in cima alla strada, gli alberi che affondano le fronde sul fiume al vecchio mulino, i peri selvatici fioriti, i cipressi, eleganti e solitari, i fiori colorati della primavera.

adesso dipingo con la mia ragazza,

una normalissima Nikon D3200, e fermo frammenti di primavera, piccoli sentimenti, attimi di leggerezza, nebbie nostalgiche e cibo. e cerco sempre di mettere un’emozione dentro una foto, che si tratti di un pane, di un fiore o di una bottiglia di vino. e spesso le mie foto sono “sbagliate”, tecnicamente sbagliate pur sapendo che a lei, alla ragazza, basta dirgli che programma usare e lei sistemerà il resto. se scegli il P tu scegli l’apertura del diaframma lei pensa al tempo o viceversa…. ma è sempre un po’ come dipingere.

sistemare il pane, accostare le farine, scegliere un fiore per fare colore, la tavola per la base, quella per lo sfondo,  la luce di questa o quest’altra finestra, un piatto, una forchetta, insomma, sistemare la foto da fare come fosse un dipinto, un sentimento, un’idea.

e non mi piace postprodurre, pur avendo programmi di postproduzione anche famosi, non amo postprodurre perchè secondo me spariscono i sentimenti, via via che sistemi le luci giuste, evidenzi i colori, scolorisci le ombre spariscono le emozioni dell’attimo. e allora le lascio sbagliate, le lascio quasi in versione originale, magari sistemo solo l’esposiozione un pochino ma lascio fare il resto, lascio i difetti, gli errori, i minuzzoli sul tavolo, le sbavature e le ombre troppo profonde, le mani che si intravedono sullo sfondo e i riflessi.

perchè le foto sono diventati i miei quadri,  foto- (dal greco φῶς, φωτός, luce) e –grafia (dal greco γραϕία, scrittura). scrivere con la luce. e scusate se ogni tanto rompo.

venite a parlare con me Venerdì 28 aprile 2017 alle ore 16.30, nello spazio delle Delizie di Leonardo Romanelli alla 81esima  Mostra dell’Artigianato di Firenze, sarò ospite di

– Storie ed esperienze

quindi, per oggi niente ricette, niente cibo, solo sentimenti

 

i fiori delle piante grasse riescono sempre a stupirmi,

“dopo la pioggia”

fiori g. DSC_8429 tandoori

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