Pandoro a lievitazione naturale e i miei primi cinquant’anni

dice un proverbio:

sbagliando si impara….. 

ebbene si, oggi compio mezzo secolo
certo che detto così fa un certo effetto,
 ma fa un certo effetto anche pensarlo scritto, 
ma fa un certo effetto pensare di averli davvero vissuti 
questi 50 anni.
un soffio, un battibaleno, un battito di ciglia.
e ti ritrovi con un’anima da bambina intrappolata in un corpo che invecchia
e ti guardi nello specchio e ci provi con tutta te stessa a riconoscerti
 ma quello che c’è dentro non corrisponde con quello che si vede  fuori.
le rughe, le famose zampe di gallina intorno agli occhi, 
la palpebra che lentamente ed inesorabilmente cala,
 le “voragini” d’espressione, perché qualcuna non è una ruga: 
è davvero una voragine, un cratere.
e vorrei essere sulla faccia nascosta della luna, 
nel mare della tranquillità, a sorseggiare un tè in assenza di gravità 
per festeggiare i miei primi cinquant’anni, 
in intimità con me stessa senza clamori o grandi festeggiamenti.
lo so che non sono proprio normale, 
c’è chi organizza feste per festeggiare il tempo che passa, io no.
festeggiare il tempo che passa è una barbarie….
comunque, grazie alle MIE persone, grazie a tutti quelli che mi stanno accanto,
 che mi sopportano, che mi supportano 
e che mi vogliono bene, 
mi rendo conto che non è facile voler bene a una tipa come me!
leggete anche gli auguri di una MIA  amica speciale ,
dentro quelle parole ci sono pezzettini di me
…..e per festeggiare mi sono fatta e mangiata un ….

Pandoro a lievitazione naturale  


ricetta della  mitica Silvia, quella dei babà. la mia certezza, la mia maestra, la mia amica

per fare un dolce come il pandoro ci vogliono: 
  1. pazienza – quella tanta, compratela a kg, non guasta averne di scorta in casa
  2. dedizione – due giorni abbondanti persi dietro a questo “ragazzo”, a guardarlo crescere, a tenerlo d’occhio come fosse un bambino
  3. ingredienti ottimi – dato che la lavorazione è lunga e difficile usate solo ingredienti di prima qualità
  4. la ragazza teteska, ovvero la planetaria: credo si possa fare anche senza ma l’impresa diventa veramente ardua
  5. tempo e  calma, niente fretta, per nessun motivo, ne durante l’impasto ne durante la lievitazione. ci sono dei tempi che devono essere rispettati e non si possono cronometrare: il mio primo impasto  ci ha messo 12 ore ad arrivare a maturazione  
  6. bilancia di precisone
quindi armatevi di pazienza, buona volontà, ottimi ingredienti a partiamo!
1° impasto
inizio ore 21.30 – fine ore 23.30 circa
preparate e pesate tutti gli ingredienti:

75 g pasta madre solida  – rinfrescata minimo 3 volte – 
oppure 100 g. di lievito in coltura liquida – con il licoli l’acqua diventa 20 ml anzichè 40 ml. 
200 g. di farina manitoba Molino Rossetto 
1 cucchiaio di miele
40 ml di acqua
20 ml di panna liquida da montare 
2 tuorli e un uovo intero  BIO (uova medie – 1 uovo medio  intero è circa 50 g. )
50 g. di zucchero semolato 
70 g. di burro – di panna fresca intera centrifugato, io ho adoperato un burro austriaco – 
raccomandazioni: 
il burro deve essere tolto dal frigo almeno un’ora prima di usarlo
gli altri ingredienti meglio se freddi di frigo
  • emulsionare lo zucchero insieme alle uova 
  • mettere la pasta madre e il cucchiaino di miele nella ciotola della planetaria e aggiungere l’acqua,  scioglierla con una paletta
  • aggiungere circa metà composto di uova e zucchero  e circa metà farina 
  • lavorare a bassa velocità con il gancio fino a che l’impasto risulta legato
  • continuare sempre a bassa velocità ed aggiungere a cucchiaiate la farina,  le uova e lo zucchero e la panna  alternando gli ingredienti fino ad avere un impasto morbido e incordato. per ultimo aggiungete il burro sempre a piccoli pezzi. 
NON ABBIATE FRETTA: in questo passaggio non abbiate fretta, sempre a bassa velocità fra 1 e 2 mantecate con calma gli ingredienti. fermatevi ogni tanto e staccate dalle pareti gli ingredienti e amalgamateli a mano con un leccapentole  cercando di formare una palla. quindi ripartire con l’impastatrice. io mi sono fermata due o tre volte e ho fatto riposare per qualche minuto l’impasto lasciandolo nella planetaria ma coprendo con un canovaccio. 
  • una volte che avrete unito tutti gli ingredienti continuate a lavorare cominciando ad alzare la velocità e alternandola fino a che non avrete ottunuto l’incordatura dell’impasto e quest’ultimo non si aggrappa completamente al gancio. si deve vedere il velo in poche parole.
  • trasferite l’impasto su un piano imburrato e con le mani sempre imburrate eseguire una pirlatura veloce
  • trasferire l’impasto in una ciotola imburrata e coprire con pellicola, mettere a lievitare fino a che non è diventato tre volte la sue dimensioni iniziali.

NOTE: la temperatura ottimale per la lievitazione è fra i 25 e i 28°C, cosa difficile da ottenere in casa mia per esempio, avendo una cucina molto grande e con molti punti di dispersione. per questo io per le lievitazioni utilizzo il forno: inserisco l’impasto e lascio la luce accesa. in questo caso ho inserito l’impasto alle 23.00 circa, la mattina dopo alle 8.00 era già raddoppiato, ho aggiunto una ciotola di acqua bollente per far si di alzare un po’ la temperatura e alle 11.00 poco più  il composto  era pronto per il secondo impasto. sarà quindi opportuno che ognuno giudichi la propria temperatura e si regoli di conseguenza per calcolare i tempi del secondo impasto. di solito fra le 8 e le 12 ora sembrano sufficienti. 

2° impasto

inizio ore 11.30 – fine ore 14.00 
tutto il primo impasto
200 g. di farina manitoba Molino Rossetto 
2 tuorli + 1 uovo intero 
70 g. di zucchero semolato 
100 ml di panna liquida
1 cucchiaino raso  di sale
80 g. di burro – morbido – 
15 g  di burro di cacao se non lo trovate, come me potete usare 15 g. di cioccolato bianco 
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaio di vin santo 
1 baccello e mezzo di vaniglia
raccomandazioni: 
il burro deve essere tolto dal frigo almeno un’ora prima di usarlo
gli altri ingredienti meglio se freddi di frigo

  • un’ora prima di cominciare il secondo impasto sciogliere il cioccolato (o il burro di cacao) con il miele nel microonde, senza far friggere, dolcemente. una volta sciolto il cioccolato aggiungere un cucchiaio di vin santo o altro vino dolce liquoroso, emulsionare e lasciar raffreddare, al momento dell’uso dovreste avere una crema consistente.
  • mettere i semi di vaniglia insieme allo zucchero e alle uova ed emulsionare
  • nella ciotola della planetaria mettere il primo impasto lievitato, aggiungere il composto di uova, zucchero e vaniglia e comincia a far lavorare il gancio a velocità bassa (per me 2). 
  • aggiungere alternandole la panna e la farina, a cucchiai, senza avere fretta e lasciando che il composto di uniformi e cercando non perdere l’incordatura ottenuta. una volta finita la panna continuare ad aggiungere, sempre a cucchiai, l’emulsione di cioccolato e in ultimo il sale.
  • far legare bene l’impasto e iniziare ad inserire il burro morbido, sempre poco per volta aspettando di avere l’incordatura per ogni inserimento.
  • durante questa fase io ho fatto riposare l’impasto per qualche minuto un paio di volte o tre, staccando con il leccapentole il composto dalle pareti della ciotola e andando a formare una palla all’interno della ciotola stessa. ho anche usato un busta di ghiaccio per non far scaldare troppo e non far salire la temperatura del composto.
  • cominciare ad alternare fra bassa (2) e alta velocità (3/4/5) fino a che l’impasto non risulta bello incordato e non farà il velo (bagnatevi una mano e prendete un lembo di impasto e tiratelo all’esterno: il velo sarà quello che si formerà in cui potrete vedere attraverso senza che la pasta si rompa)
  • togliere il gancio e lasciar riposare nella ciotola il composto per mezz’ora coprendo con un canovaccio
  • trasferire l’impasto su un piano imburrato e con le mani imburrate eseguire una pirlatura, coprire a campana a far riposare ancora 30 minuti sul piano.
  • rifare ancora la pirlatura (senza pieghe, solo arrotondando) e trasferire l’impasto con la parte di chiusura sul basso  nello stampo che dovrà essere ben imburrato
  • coprite con una pellicola per alimenti
  • lasciar partire la lievitazione per un paio di ore, lasciando a temperatura ambiente coprendolo con una copertina di lana
  • dopo due ore ( o comunque quando vi accorgerete che la lievitazione è innescata) inserire in frigorifero lo stampo sempre lasciandolo coperto con la pellicola (ore 16.00 circa)
  • lasciare tutto il pomeriggio e tutta la notte in frigorifero
  • ORE 8.00 – togliere lo stampo dal frigorifero e lasciarlo acclimatare per un’oretta a temperatura ambiente
  • ORE 9.00 – inserire lo stampo in forno con la luce accesa, sulla leccarda inserita nella griglia più bassa del forno
  • ORE 12.00 – inserire una ciotola di acqua bollente nel forno, accanto al pandoro, inserite ogni tanto un bicchiere di acqua bollente per mantenere la temperatura
  • togliere la pellicola dalla cima dello stampo
  • ORE 16.30 – la lievitazione è arrivata a maturazione, la cupola è oltre le pareti dello stampo.
  • togliete la ciotola di acqua e accendete il forno a 180°C statico, quando arriva a temperatura abbassare a 170°C ventilato e finire di cuocere – state attenti a non bruciare la cupola, la mia si è alzata così tanto che ha preso un’abbronzata e ho dovuto coprire con un foglio di alluminio
  • cuocere per circa 40/45 minuti, a seconda del vostro forno
  • il pandoro è cotto quando infilando lo stecchino lungo di legno questo esce fuori asciutto
  • spegnere il forno e lasciare il pandoro ancora per 5 minuti nel forno con lo sportello fessurato
  • togliere il pandoro dal forno e lasciarlo freddare per almeno ora prima di toglierlo dallo stampo, se lo toglieste prima potreste rischiare di farlo afflosciare su se stesso
  • imbustare in un cellophane per alimenti e lasciar maturare almeno 5 giorni prima di mangiare il pandoro
  • prima di mangiare cospargere con abbondante zucchero a velo
NOTE: 
  1. per questioni miei logistiche ho optato per una lunga lievitazione rallentata dal freddo del frigorifero ma voi potete anche scegliere di lasciar lievitare direttamente nel forno con la luce accesa e se volete dargli una spinta con una ciotola di acqua bollente accanto. calcolate bene i tempi, ci possono volere ancora dalle 8 alle 12 ore di lievitazione. 
  2. ogni forno ha i suoi pregi e i suoi difetti e voi lo conoscete meglio di chiunque altro, quindi cercate di interpretare le temperature e i tempi di cottura che ho indicato sopra secondo il vostro attrezzo domestico. io per esempio so che se mantengo il forno statico e non ventilato mi si bruciano i dolci, non chiedetemi perchè ma così funziona il mio e quindi ho optato per l’uso della ventilazione
  3. anche qua NON ABBIATE FRETTA, lasciate che lieviti il giusto tempo, lasciate che cuocia il giusto e non abbiate fredda di vederlo uscire, i lieviti hanno le sue abitudini, lo sapete bene
  4. non ce l’abbiamo fatta, no, non ce l’abbiamo  proprio fatta.     come a far cosa?, ad aspettare cinque lunghissimi giorni: mi hanno dato giusto un’ora per fare le foto e poi se lo sono sbaffato quasi tutto. 

CONSIDERAZIONI finali 
  1. il pandoro è un dolce difficile, impegnativo ma NON IMPOSSIBILE. quindi io suggerisco a tutti di provare, perchè provando e sbagliando ci si rende conto di come si deve fare per arrivare alla giusta consistenza, alla giusta lavorazione. PROVATE, di NON FATEVI  scoraggiare dalla lunghezza della lavorazione, in fin dei conti sono poche ore, molta è l’attesa delle lievitazioni. 
  2. è bellissimo vedere come l’impasto si modifica sotto le mani, come prende forma, come si incorda. è sicuramente uno dei dolci che da delle gran belle soddisfazioni, anche se ci si puo’ comunque migliorare sempre e in corso d’opera 
  3. ha un profumo stupendo durante tutte le fasi di lavorazione

e adesso se siete arrivati in fondo fatemi gli auguri, in fin dei conti mezzo secolo è un gran traguardo!

 “Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ricette Aspettando il Natale
di Giochi di Zucchero”

e poi a Panissimo, la raccolta mensile di dicembre mia e di Barbara, Bread & Companatico,
che trovate a questo link  e a cui spero invierete le vostre magnifiche creazioni

 
 

e anche dalla nostra amica Zalapach Chleba, la nostra gemellata polacca che per il mese di dicembre trovate a questo  link 
 
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Panissimo #24 e i pani cotti nel coccio

musica per la panificazione

non è colpa mia, è tutta colpa della Barbara che con il suo nuovo look ancora non è in grado di poter ospitare Panissimo #24 e allora…. allora mi tocca sacrificarmi di nuovo!
e voi capite che mi  sacrifico assai volentieri!
quindi, siamo di nuovo da me, siamo di nuovo a casa mia con i vostri pani meravigliosi.
tutte le raccolte trovo gioie nascoste fra le vostre ricette, trovo ricette stupende che viene voglia solo di rifare.
per il mese di Dicembre che ne pensate se oltre a panettoni & C.  facessimo anche una raccolta  di PANI IN COCCIO/PANI IN PENTOLA?
che ve ne pare?

tema speciale di questo mese  –  
 FACOLTATIVO e quindi ognuno puo’ postare tranquillamente tutte le proprie 
ricette anche non cotte in pentola – 
il PANE COTTO in COCCIO/PENTOLA
QUA  trovate le regole valide per la raccolta
QUA la raccolta di novembre, SOLO, e ci tengo a precisare SOLO 96 RICETTE e ne sono orgogliosissima!
QUA il nuovo sito di BARBARA, Bread & Companatico che partirà a pieno regime da gennaio con nuove ed interessanti rubriche per noi panofili 
il banner da inserire nel post della ricetta che invierete a noi, Panissimo, diventato Panissimissimo su facebook (vi invito a iscrivervi di corsa se ancora non lo avete fatto)
e anche dalla nostra raccolta gemella polacca, Zalapach Chleba,   per la sua raccolta mensile

qua sotto  la nostra rana blù  dove inserirete il  link della vostra ricetta

An InLinkz Link-up
aggiungete a questo link la vostra ricetta
 



pane cotto in coccio

sono sempre stata una a cui piace cambiare, provare, sperimentare.
adoro le cose nuove e sono una cuoriosa per natura quindi la sperimentazione del pane cotto in pentola è sempre stata una delle mie preferite.
con l’avvento della cucina economica poi le cose si sono complicate, non avendo un termostato sicuro per il forno e non potendo controllare spesso e volentieri opto per le lunghe e lente cotture con lo sportello fessurato per non rischiare di carbonizzare tutto.
una delle ultime cotture è stato questo pane a lenta lievitazione.
anche la lenta lievitazione in frigorifero è ottima per la praticità della cosa: ti puoi programmare le  lievitazioni e le cotture in base agli impegni della giornata!

ingredienti
150 g. di farina integrale naturale
150 g. di farina di semola rimacinata
100 g. farina tipo 1
100 g. farina tipo 0 di grano tenero 
300 g. licoli rinfrescato due volte 
acqua gr. 450
(la quantità di acqua dipende molto dalle vostre farine,
considerate che l’impasto deve essere morbido
morbido e quindi aggiungete o togliere a seconda della necessità)
nella planetaria sciogliere il lievito con l’acqua
setacciare le farine e miscelarle insieme
aggiungere un po’ per volta ed impastare
dopo che le farine e il lievito si saranno impastate
fermate tutto, coprite con un panno la ciotola della
planetaria e fate riposare una trentina di minuti
poi ripartite ad impastare fino a che non avrete
raggiunto l’incordatura.
ribaltate sulla spianatoia e fate un po’ di S & F,
per tenervi in allemento,
un giro di pieghe a tre ogni 10 minuti per tre volte e
poi dentro un contenitore di plastica unto con olio
extra vergine di oliva.
mettete tutto in frigorifero per 24 ore circa.

tirate fuori l’impasto dal frigorifero e fatelo acclimatare aperto al calduccio
per due o tre ore. valutate se togliere una parte
di impasto a seconda del vostro coccio di cottura.
ribaltatelo sulla spianatoia infarinata e fate un giro di pieghe leggero
mettetelo a lievitare in un cestino infarinato
con tanta semola e infilatelo nel forno spento, luce accesa e ciotola
di acqua calda a far vapore.
dopo un altro paio di ore il vostro pane sarà lievitato
scaldare il coccio*** in forno e poi ribaltarci dentro il pane dal cestino
infornare
nel forno statico di solito mi ci vogliono quasi 60 minuti,
io lo cuocio senza coperchio,
aggiungo un foglio di stagnola dopo una ventina di minuti
per evitare che si bruci la crosta.
quindi ricapitolando:
20 minuti a 200°C con vapore
30 minuti a 180°C coperto con stagnola
10 minuti togliere la stagnola e lasciare una fessura
del forno aperta.
una volta cotto ribaltare il pane e lasciarlo asciugare
su una griglia in modo che prenda aria anche da sotto
la cottura nella stufa economica a legna è più complicata,
volendo e quindi io lo seguo a vista cercando di evitare
il completo carbonizzamento del pane….. a volte non ce la faccio
e mi dispero ma altre volte invece il risultato è come quello sopra
e allora tutte le altre volte spariscono insieme al profumo e
al suono di questo

*** per coccio io intendo un tegame in terracotta, ma ho anche cotto in pentola, 
magari una pentola in alluminio e senza manici o inserti di plastica,
mi raccomando. in fondo basta usare un po’ di fantasia nella vita come
nella panificazione!






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il più grande spettacolo dopo il big bang: ‘o babbà ‘o rum o anche detto il babà dell’amicizia

mettetevi comodi, il post sarà lungo e logorroico, come sempre del resto.
è da quando sono andata qua che non ho pace.
era talmente buono, ma talmente buono che sono rimasta folgorata.
e si che il babà non è mai stato uno dei miei preferiti.
forse perchè non ne avevo mai mangiato uno degno di nota, avevo solo assaggiato pessime imitazioni inzuppati di rum fino allo stremo.
il babà di Gennaro Esposito  mi ha letteralmente estasiata, conquistata, affascinata.
e lo dovevo provare, dovevo vedere se almeno potevo arrivare vicino a tanta gioia per il palato.
non essendo ferrata nei grandi lieviti mi è venuta in mente lei, Silvia,  che da anno scorso mi è rimasta nel cuore con il suo pandoro  allo zabaione , ma con lo zabaione inside, nell’impasto. 
che avevo da perdere? le ho scritto, male male mi poteva mandare a quel paese.
e invece ho trovato una blogger pronta alla sfida.
sono bastate due parole e ci siamo trovate in sintonia.

“senti Silvia, voglio fare i babà ma ho bisogno di una ricetta con i controfiocchi: ce l’hai?”

e lei:

“ma sai che è da un po’ che penso di farlo nello stampo quello grande da ciambella!”

e da lì è partita la storia del babà dell’amicizia.
sia ben chiaro: lei è un treno, non avevo fatto in tempo a dirglielo che già era a proporre ricette rielaborate da lei.
e per primo ha fatto la prova con  il babà e  il lievito in coltura liquida e poi, siccome aveva fretta per portarli ad un compleanno, ha sperimentato il babà con il lievito di birra, più veloce e un poco più semplice forse di quello con il lievito naturale.
e io ho provato, su consiglio di Silvia, quello con il lievito di birra.
ed è venuto fuori uno spettacolo! il più grande spettacolo dopo il big bang!!!!!
siamo state in contatto su whatsapp costantemente, mi ha tenuto la mano, mi ha seguito, incoraggiato e consolato nei momenti di crisi ma il risultato è stato eccellente.
la ricetta è perfetta, il babà delicatissimo e altrettanto perfetto, un equilibrio esemplare.
e non credete che si senta il lievito di birra perchè non è proprio vero per niente, quei tre grammucci!
e la bagna? perfetta pure quella, giusta precisa, ne troppo dolce ne troppo alcolica.
io ne ho fatti due, uno di prova per la sera a cena di sabato con amici e uno lasciato ancora senza bagna per il giorno dopo per fare le famose foto (quelle che sono diventate una battuta in casa mia: ma si puo’ mangiare o devi fare le foto? detto un po’ a presa per i fondelli con un sorriso sornione sulle labbra). fatto sta che il primo non è arrivato non al giorno dopo, non è arrivato nemmeno al frigorifero con gli onori della gloria, grande profusione di complimenti e applausi.
ho avuto perfino l’approvazione del mio vicino di casa, fine intenditore di cibo e con madre calabrese famosa per la fattura dei babbbbà!
insomma: un trionfo…. e son soddisfazioni!

la ricetta dei babà napoletani al rum



primo impasto
3 g. lievito di birra
20 ml di acqua t.a.
110 g. farina di forza W400 Molino Rossetto
1 cucchiaino di miele
50 g. di uova (intere)

sciogliete il lievito nell’acqua, aggiungete il miele, e l’uovo.
setacciate  la farina e miscelatela con lo zucchero e il sale. impastate (a mano in una ciotola) e poi
ribaltate su un piano infarinato e con le mani pirlate  quel tanto che basta per ottenere una sfera.
mettetela a lievitare in una tazza imburrata nel forno spento con la luce accesa coperto con pellicola e con una ciotola di acqua calda per arrivare a una temperatura di 25/28°C.  aspettare il raddoppio, ci possono volere 2/3 ore.

secondo impasto
tutto il primo impasto lievitato
120 g. di farina di forza W400  Molino Rossetto
70 g. di burro
60 ml. di panna  fresca
50 g. di uova (circa 1 uovo intero)
20 g. di zucchero
1/4 di cucchiaino di sale fino
aroma di vaniglia

ho sbattuto l’uovo con lo zucchero e l’aroma di vaniglia. nella planetaria ho inserito il primo impasto e ho aggiunto il composto di uova e zucchero. con la foglia ho cominciato ad impastare aggiungendo a cucchiaiate  metà della farina. ho fatto amalgamare bene e ho continuato ad aggiungere la farina restante e la panna alternandole (vel. 2) e poi il sale.
sempre facendo impastare con la foglia ho cominciato ad aggiungere il burro a pomata ma senza aspettare che si incordasse per tutte le aggiunte.
ho continuato ad impastare con la foglia, alternando la velocità da 2 a 3. ho ribaltato l’impasto su un piano e poi ho rimesso in planetaria alternando le velocità fino a che ho visto che l’impasto di aggrappava alla foglia.  ho lasciato riposare per 20 minuti circa nella ciotola della planetaria e poi ho messo il gancio continuando ad impastare alternando le velocità fino a che non si è formato il velo.
ho ribaltato l’impasto su un piano imburrato e con le mani imburrate ho fatto delle pieghe e qualche movimento S & F. ho formato una palla e l’ho lasciata riposare sul piano coperta a cupola per 30 minuti.
ho preso il composto e con delicatezza l’ho allungato e l’ho adagiato negli stampi (credo fossero da 500 g. ma non ne sono sicura) a ciambella. il composto deve essere a meno di metà dello stampo.
ho rimesso in forno coperto con pellicola, luce accesa e ciotola con acqua bollente.
quando ho visto che il composto premeva sulla pellicola l’ho tolta e lasciato lievitare ancora un po’, fino a che il babà passasse appena fuori a cupola dallo stampo.
ho acceso il forno statico a 180°C e ho cotto per 10 minuti scoperto e gli ultimi 10 restanti coperto con un foglio d’alluminio per non far colorire troppo.
fate la prova stecchino, deve essere asciutto.
ho sfornato, aspettato dieci minuti e tolto dagli stampi lasciando freddare su una griglia.
e il profumo ha invaso tutta casa!

per la bagna
645 ml. di acqua
155 g. di zucchero
135 ml. di rum
scorze di arancia
1/4 di bacca di vaniglia

ho messo a bollire l’acqua con lo zucchero e 6 scorzette di arancia.
arrivato a bollore ho sciolto lo zucchero e tolto dal fuoco.
ho aspettato che lo sciroppo arrivasse a 45°C e ho aggiunto il rum e la bacca di vaniglia lasciando tutto in fusione fino ad arrivare a 35°C.
in una ciotola larga appoggiate il babà e versateci sopra dall’alto e lentamente la bagna – le dosi sopra sono per due babà – facendo in modo che entri bene all’interno. la bagna che rimane su fondo riprendetela e continuate a versarla di nuovo sopra facendo attenzione che anche le parti laterali si imbevano bene. lasciate per 5 minuti ad impregnare e poi mettete il babà su una griglia a scolare lo sciroppo in eccesso.

per la crema all’arancio

2  tuorli d’uovo
2 1/2 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di farina
500 g. di latte
scorze di arancia

in un tegamino sbattete con la frusta le uova con lo zucchero e poi con la farina, mettete sul fuoco e continuando a frullare aggiungete il latte a filo,  aggiungete le scorze di arancia e fate bollire lentamente continuando a mescolare fino a che la crema non si addensa al punto voluto.
spegnete e coprite con una pellicola da cucina facendo aderire la pellicola sulla superficie della crema in modo che non si formi quel velino duro sopra.

servite il babà cospargendolo di zucchero a velo e la sua ciotolina di crema.

avvertenze:

  • i babbbbà creano dipendenza
  • dite al vostro fegato di prepararsi a un gran lavoro
  • sono stupendi anche senza accompagnamento
  • non riuscirete a smettere di mangiarli quindi chiamate amici e parenti che mal comune, mezzo gaudio!

siate felici!

 questo va diretto a Panissimo #23, la raccolta mensile di lieviti mia e della mia Barbara,  Bread & Companatico, che questo mese è da me

e poi anche  dalla nostra gemellata polacca, Zalapach Chleba,   questo mese ospitato da

 

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