
Non è più estate, è delirio. È come se qualcuno avesse preso il concetto di luglio, l’avesse infilato in una stufa a gas e poi avesse detto: “Buona fortuna, terrestri!”. Quel qualcuno, ne sono certa, è Pluto. Non il pianeta. Pluto il cane, quello dei cartoni – ma impazzito, ora regna su una fornace solare e soffia ondate di caldo con la lingua di fuori e lo sguardo folle. Lo maledico amabilmente e con amore ogni notte, mentre cerco un’ombra sul pavimento e il basilico si arrende piegandosi come un vecchio stanco, mi guarda e sussurra “addio Sandra….”.
Eppure, dentro questa apocalisse termica, c’è un piccolo miracolo. Le verdure. Crude, lucide, colorate come un sogno liquido, resistono alla tirannia del fuoco. E allora io mi arrendo: spengo i fornelli, congelo ogni idea di zuppa, e mi affido all’unica certezza che mi resta — l’orto. Un orto visionario, che parla con la voce delle melanzane e mi suggerisce soluzioni poetiche mentre sudo in silenzio.
Così è nata lei, Tartare di Verdure Crude alla Mediterranea con crema di ricotta e origano. Ma chiamarla “tartare” è come chiamare una sirena “pesce con ambizioni“: non le rende giustizia.
È un incantesimo a temperatura ambiente. È il modo in cui il peperone si fa gioiello, il cetriolo si traveste da acqua di fonte e la cipolla rossa si mette il rossetto per ballare con l’olio extravergine.
È tutto tagliato piccolo, ma non piccolo dentro. Anzi, ogni dadino contiene un mondo. I pomodori sembrano ridere mentre li affetto, le pesche parlano francese, il basilico canta in napoletano. C’è chi dirà che è solo verdura tagliata. Ma sono le stesse persone che non vedono i miraggi nell’asfalto, che non ascoltano il suono delle zucchine crude quando le mordi, che non capiscono la potenza di un filo d’olio gettato nel silenzio di un piatto bianco, quelle che non hanno fantasia insomma.
Questa ricetta non cuoce, non grida, non pretende. Si lascia accarezzare.
E allora benvenuti, entrate. Qui c’è ombra, freschezza, colore. E c’è una tartare che sembra una favola raccontata da un pomodoro al tramonto.
È dolce, un po folle, come chi sogna a occhi aperti nelle ore più afose del pomeriggio. È la risposta gentile a un’estate sbagliata. È la mia piccola vendetta luminosa contro Pluto e le sue fiamme.

musica per il refrigerio





