
XII – LA STELLA
Giustizia fissò Morte, le luci degli occhi di metallo tremolanti.
– Riesco a comprendere il gesto, ma il prezzo… è immenso. Come può un mortale sostenere un simile equilibrio senza spezzarsi?
Morte inclinò appena la testa, continuava a tenere lo sguardo dove la quarta donna era ormai sparita, dove la crepa si era richiusa. I piani si stavano allineando, tutto stava tornando come prima, tutto era normale… se esisteva una normalità.
– Lei non ha pensato al prezzo, sorella: ha pensato a tutti. Ha fatto una scelta. Il sacrificio c’è, certo, ma lei lo ha trasformato in volontà. Non si spezza perchè lei è in perenne equilibrio su quel filo che tiene insieme tutto ciò che voi e io possiamo vedere.
Torre, scura e dura come sempre, strinse le mani, i bordi delle dita scintillanti.
– E noi? Noi chi siamo in confronto a questo? Guardiamo e non tocchiamo, ma sentiamo. Sentiamo l’onda del suo passo eppure restiamo… immutabili.
Morte sorrise appena, quasi impercettibilmente, il cambiamento stava arrivando e Torre ne era portatrice.
– E perchè non mutare fratello? Perchè non scegliere di sentire, di vedere, di essere e non solo di obbedire? Questa è la tua scelta, la scelta che puoi fare: restare immutabile in tutto il tempo o cambiare.
Temperanza inclinò la testa, i suoi occhi nocciola pieni di lentezze e fulmini.
– E tu, fratello mio, come fai a … sentire tutto questo e non perderti?
– Perché la piccola mortale mi ha insegnato qualcosa che non conoscevo, – rispose Morte. – Che il coraggio non è forza, ma armonia con ciò che deve essere fatto, lei mi definisce, non mi mette limiti.
Giudizio chinò il capo, per un attimo. Non parlò. Sentì solo il tremito dei piani che si riallineavano, le anime antiche e future ritrovare confini. Tutto grazie a una “misera mortale”, come avrebbe detto lui stesso, se avesse parlato. Ma le parole erano superflue.



