cinque rintocchi

Un racconto in sei movimenti

Morte entra in una fenditura illuminata da luce intensa – immagine bianco e nero per il primo Rintocco del racconto Cinque Rintocchi.

Questo racconto nasce quasi per gioco, dentro il calendario dell’avvento di una amica, Elena.

Non un calendario di cioccolatini, ma di arcani maggiori: dal 1 al 23 dicembre 2025, ogni giorno un tarocco estratto e pubblicato su Instagram. Ogni giorno una suggestione. Una fenditura. Una parola che chiedeva di essere seguita.

Io ho seguito. Senza sapere dove sarei arrivata.

Ventidue arcani. Ventidue giorni.
Cinque Rintocchi è cresciuto così, lentamente. Non scritto tutto insieme, ma ascoltato. Ogni carta ha spostato qualcosa, dentro e fuori. Ogni rintocco ha preso forma chiedendo tempo e silenzio.

È da molto che penso di pubblicarlo. Ed è da molto che rimando. Non per perfezionismo, ma per una paura semplice: e se non lo legge nessuno? I testi fanno paura soprattutto quando sono sinceri.

Alla fine ho deciso di aprire la porta.

Il racconto è diviso in sei Rintocchi, pubblicati ogni mercoledì alle 18:00. Non seguono l’ordine numerico degli arcani, ma un ordine narrativo. Non sono fatti per essere consumati in fretta. Sono un attraversamento.

Questo è il primo.

Se arrivi fino all’ultimo rintocco, io forse non lo saprò. O forse sì, in modo laterale e silenzioso.

Buona lettura.


Tutti i rintocchi:

Rintocco I – online

Rintocco II – 25 Febbraio 2026 – on line

Rintocco III – 4 Marzo 2026

Rintocco IV – 11 Marzo 2026

Rintocco V – 18 Marzo 2026

Rintocco VI – 25 Marzo 2026


Cinque Rintocchi

Racconto di Sandra Pilacchi


XIII – LA MORTE

La porta della chiesa era spalancata da anni, ma nessuno l’aveva mai vista arrivare. Semplicemente, era lì, appoggiata allo stipite, come se fosse sempre appartenuta a quel varco. Il kimono nero le scivolava addosso in strati di seta morbidi che sembravano ombre fluide. Le gambe lunghe, la vita stretta, la figura cesellata nel buio: Morte non aveva nulla di minaccioso, solo la compostezza calma di chi porta con sé ciò che è inevitabile.

La falce pendeva dalla sua mano come un’estensione naturale, la lama lucida, il manico di legno antico, il movimento del polso la faceva vorticare come se fosse il gioco più naturale del mondo. Non c’era violenza in quell’oggetto: sembrava più uno strumento di raccolta che di fine. Un soffio di vento sollevò i lembi del kimono e fece volare il cappello di bambù; i capelli sottili, neri come inchiostro, le scesero ai lati del volto. La pelle era chiara, quasi grigia, e il sorriso, appena inclinato agli angoli della bocca, aveva qualcosa di malinconico.

Solo gli occhi rompevano il bianco e il nero. Due braci silenziose, profonde, come se dentro ci fosse il ricordo di mille passaggi, mille metamorfosi.

La ragazza che la osservava trattenne il fiato. E quando la Morte parlò, la voce non arrivò dall’aria, ma dal centro del petto, dove battono le cose che stanno per cambiare.

“Vieni, non porto la fine, porto ciò che viene dopo.”

Fece un passo dentro l’ombra della chiesa. Nel legno, nella pietra, nel cielo senza tetto, qualcosa si dilatò.

E da qualche parte, lontanissimo e vicinissimo insieme, il primo rintocco tese i muscoli nel silenzio.


V – IL PAPA

Ogni rintocco lo rompeva il silenzio. Le mura di pietra serena, in blocchi grandi e maestosi, perfettamente squadrati, assorbivano le onde energetiche generate dal suono, che si disperdeva lentamente.

Ogni rintocco un proposito, ogni rintocco un compito da portare a termine.

Le cinque donne erano disposte in cerchio, ognuna con le proprie vesti e i simboli che le rappresentavano. La notte riluceva di stelle: il soffitto caduto della chiesa le lasciava vedere tutte. Le poche travi ancora rimaste della struttura portante sembravano fili di ragnatela che intrappolavano le stelle in una scacchiera infinita.

Grave era il tempo, gravi i compiti da portare a compimento.

Il primo rintocco era per la terra, per la guarigione della madre, per l’equilibrio fra la vita e la morte.

Il secondo era per l’amore, universale, infinito, uno e trino, inscindibile e frammentato in milioni di schegge.

Il terzo era la guerra, da sempre compagna della razza umana, dispensatrice di dolori e di onori irrisori rispetto alla perdita di ogni singola vita.

Il quarto parlava di piani astrali, di cuciture fra mondi, di esistenze animiche e ancestrali.

L’ultimo, il quinto, era il tempo: lineare, circolare, immoto e presente, racchiuso in un unico punto infinitesimale intorno al quale ruotava tutto il resto.

Le cinque donne sciolsero il cerchio, si salutarono con lo sguardo, presero i loro strumenti e si dispersero in cinque direzioni diverse, ognuna pronta a portare a termine il proprio compito, qualunque fosse il prezzo da pagare.

Solo il Papa rimase seduto sul suo trono, nell’abside, sotto le stelle. Il cane sedeva alla sua sinistra, la luce rifulgeva sulla sua testa come una corona di stelle, lo scettro e le tavole dei comandi stretti fra le sue mani.

Assolutamente impotente, aveva potuto solo osservare il destino che si compiva.



il II RINTOCCO sarà pubblicato mercoledì 25 Febbraio 2026

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Prosegui con il II RINTOCCO mercoledì 25 Febbraio 2026


© 2026 Sandra Pilacchi – “5 Rintocchi”.
Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione, anche parziale, su qualsiasi supporto senza autorizzazione scritta dell’autrice.

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