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mi piace cucinare, disegnare, fotografare, leggere, scrivere, ascoltare musica, scoprire, inventare e penso sempre che domani è un altro giorno e che puo' succedere qualcosa di meraviglioso
Precisazioni: NON uso le maiuscole, quasi mai e solo per i nomi propri, ma mi piacciono i punti, le virgole, i due punti e anche i punti e virgola!
Le foto ed i testi di questo blog sono mie, chiedete l'autorizzazione prima di appropriarvene, grazie.

CHE TU POSSA AVERE DEI MURI PER IL VENTO, UN TETTO PER LA PIOGGIA, UNA TAZZA DI THE DAVANTI AL FUOCO, RISATE PER RALLEGRARTI, QUELLI CHE AMI ACCANTO E TUTTO CIO’ CHE IL TUO CUORE DESIDERA – antica benedizione gaelica –

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Per anni ho pensato che stessi sbagliando.
.
Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta.
.
Io invece osservavo l'impasto.
.
Lo toccavo.
.
Aspettavo.
.
Cambiavo strada quando serviva.
.
Poi un giorno ho capito che non era disordine.
.
Era semplicemente il mio modo di fare pane.
.
Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta.
.
È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni.
.
L'ho chiamato "Metodo Sandra".
.
E già sento qualcuno alzare un sopracciglio.
.
Forse ha ragione.
.
Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
Per anni ho pensato che stessi sbagliando.
.
Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta.
.
Io invece osservavo l'impasto.
.
Lo toccavo.
.
Aspettavo.
.
Cambiavo strada quando serviva.
.
Poi un giorno ho capito che non era disordine.
.
Era semplicemente il mio modo di fare pane.
.
Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta.
.
È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni.
.
L'ho chiamato "Metodo Sandra".
.
E già sento qualcuno alzare un sopracciglio.
.
Forse ha ragione.
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Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
Per anni ho pensato che stessi sbagliando.
.
Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta.
.
Io invece osservavo l'impasto.
.
Lo toccavo.
.
Aspettavo.
.
Cambiavo strada quando serviva.
.
Poi un giorno ho capito che non era disordine.
.
Era semplicemente il mio modo di fare pane.
.
Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta.
.
È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni.
.
L'ho chiamato "Metodo Sandra".
.
E già sento qualcuno alzare un sopracciglio.
.
Forse ha ragione.
.
Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
Per anni ho pensato che stessi sbagliando.
.
Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta.
.
Io invece osservavo l'impasto.
.
Lo toccavo.
.
Aspettavo.
.
Cambiavo strada quando serviva.
.
Poi un giorno ho capito che non era disordine.
.
Era semplicemente il mio modo di fare pane.
.
Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta.
.
È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni.
.
L'ho chiamato "Metodo Sandra".
.
E già sento qualcuno alzare un sopracciglio.
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Forse ha ragione.
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Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
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Per anni ho pensato che stessi sbagliando. . Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta. . Io invece osservavo l'impasto. . Lo toccavo. . Aspettavo. . Cambiavo strada quando serviva. . Poi un giorno ho capito che non era disordine. . Era semplicemente il mio modo di fare pane. . Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta. . È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni. . L'ho chiamato "Metodo Sandra". . E già sento qualcuno alzare un sopracciglio. . Forse ha ragione. . Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
4 giorni ago
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1/9
quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto.

le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro.

ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
P.S. sarà una delle ricette di Pane e Parole 2026?
La ricetta a questo link
https://www.sonoiosandra.it/pane-multicereali/
.
#panemulticereali #lieviti #licoli #breadbaking
quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto.

le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro.

ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
P.S. sarà una delle ricette di Pane e Parole 2026?
La ricetta a questo link
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quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto.

le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro.

ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
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ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
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ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

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 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
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6 giorni ago
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2/9
in questi giorni feroci e ingarbugliati del mondo, mentre le città diventano alveari incandescenti e gli uomini sembrano aver dimenticato perfino il nome delle stagioni – figurarsi la gentilezza, figurarsi l’amore – resteranno solo i piccoli gesti ostinati a difendere la terra e la nostra umanità.

qualcuno continua a impastare.

ci saranno mani infarinate in cucine troppo calde, finestre aperte sul rumore delle cicale, coltelli che incidono albicocche mature come piccoli cuori arancioni esplosi sotto il sole di maggio.
e mentre tutto fuori correrà verso il proprio incendio, qualcuno lascerà ancora lievitare lentamente un impasto vivo, fragile, respirante.

forse è questo che mi affascina del pane dolce alla frutta.
ha qualcosa di antico. di pagano. di dimenticato.

non sembra una ricetta moderna ma un’offerta lasciata sopra una tavola di legno migliaia di anni fa per convincere gli dèi a non spegnere il raccolto: è dorata, fragrante, profumata e gentile.

le albicocche collassano in forno diventando quasi marmellata selvatica insieme allo zucchero di canna e all’olio, il rosmarino attraversa il burro e il miele con il suo profumo resinoso e feroce, il sale resta sopra come polvere minerale raccolta da una costa assolata.

e intanto il lievito madre continua il suo lavoro invisibile.
respira. gonfia. trasforma.

questa focaccia dolce alle albicocche e rosmarino nasce così: da un impasto semplice e lento, da frutta estiva troppo matura per essere ignorata e da quella mia ossessione cronica per le ricette che non riescono a decidere se essere rustiche o eleganti.

la verità è che adoro i dolci che sembrano usciti da un forno dimenticato in mezzo alla campagna, ma che poi, al primo morso, diventano quasi scandalosamente raffinati.

mangiatela tiepida, con il miele che cola ancora lentamente nelle fossette dell’impasto.
e se mentre la assaggiate sentite improvvisamente il bisogno di mollare tutto e trasferirvi in una casa piena di erbe aromatiche, farine e stoviglie scure… tranquilli.

è normale, è una reazione assolutamente normale.
.
Il link alla ricetta è questo 
https://www.sonoiosandra.it/focaccia-dolce-alle-albicocche-e-rosmarino-con-lievito-madre/
in questi giorni feroci e ingarbugliati del mondo, mentre le città diventano alveari incandescenti e gli uomini sembrano aver dimenticato perfino il nome delle stagioni – figurarsi la gentilezza, figurarsi l’amore – resteranno solo i piccoli gesti ostinati a difendere la terra e la nostra umanità.

qualcuno continua a impastare.

ci saranno mani infarinate in cucine troppo calde, finestre aperte sul rumore delle cicale, coltelli che incidono albicocche mature come piccoli cuori arancioni esplosi sotto il sole di maggio.
e mentre tutto fuori correrà verso il proprio incendio, qualcuno lascerà ancora lievitare lentamente un impasto vivo, fragile, respirante.

forse è questo che mi affascina del pane dolce alla frutta.
ha qualcosa di antico. di pagano. di dimenticato.

non sembra una ricetta moderna ma un’offerta lasciata sopra una tavola di legno migliaia di anni fa per convincere gli dèi a non spegnere il raccolto: è dorata, fragrante, profumata e gentile.

le albicocche collassano in forno diventando quasi marmellata selvatica insieme allo zucchero di canna e all’olio, il rosmarino attraversa il burro e il miele con il suo profumo resinoso e feroce, il sale resta sopra come polvere minerale raccolta da una costa assolata.

e intanto il lievito madre continua il suo lavoro invisibile.
respira. gonfia. trasforma.

questa focaccia dolce alle albicocche e rosmarino nasce così: da un impasto semplice e lento, da frutta estiva troppo matura per essere ignorata e da quella mia ossessione cronica per le ricette che non riescono a decidere se essere rustiche o eleganti.

la verità è che adoro i dolci che sembrano usciti da un forno dimenticato in mezzo alla campagna, ma che poi, al primo morso, diventano quasi scandalosamente raffinati.

mangiatela tiepida, con il miele che cola ancora lentamente nelle fossette dell’impasto.
e se mentre la assaggiate sentite improvvisamente il bisogno di mollare tutto e trasferirvi in una casa piena di erbe aromatiche, farine e stoviglie scure… tranquilli.

è normale, è una reazione assolutamente normale.
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qualcuno continua a impastare.

ci saranno mani infarinate in cucine troppo calde, finestre aperte sul rumore delle cicale, coltelli che incidono albicocche mature come piccoli cuori arancioni esplosi sotto il sole di maggio.
e mentre tutto fuori correrà verso il proprio incendio, qualcuno lascerà ancora lievitare lentamente un impasto vivo, fragile, respirante.

forse è questo che mi affascina del pane dolce alla frutta.
ha qualcosa di antico. di pagano. di dimenticato.

non sembra una ricetta moderna ma un’offerta lasciata sopra una tavola di legno migliaia di anni fa per convincere gli dèi a non spegnere il raccolto: è dorata, fragrante, profumata e gentile.

le albicocche collassano in forno diventando quasi marmellata selvatica insieme allo zucchero di canna e all’olio, il rosmarino attraversa il burro e il miele con il suo profumo resinoso e feroce, il sale resta sopra come polvere minerale raccolta da una costa assolata.

e intanto il lievito madre continua il suo lavoro invisibile.
respira. gonfia. trasforma.

questa focaccia dolce alle albicocche e rosmarino nasce così: da un impasto semplice e lento, da frutta estiva troppo matura per essere ignorata e da quella mia ossessione cronica per le ricette che non riescono a decidere se essere rustiche o eleganti.

la verità è che adoro i dolci che sembrano usciti da un forno dimenticato in mezzo alla campagna, ma che poi, al primo morso, diventano quasi scandalosamente raffinati.

mangiatela tiepida, con il miele che cola ancora lentamente nelle fossette dell’impasto.
e se mentre la assaggiate sentite improvvisamente il bisogno di mollare tutto e trasferirvi in una casa piena di erbe aromatiche, farine e stoviglie scure… tranquilli.

è normale, è una reazione assolutamente normale.
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in questi giorni feroci e ingarbugliati del mondo, mentre le città diventano alveari incandescenti e gli uomini sembrano aver dimenticato perfino il nome delle stagioni – figurarsi la gentilezza, figurarsi l’amore – resteranno solo i piccoli gesti ostinati a difendere la terra e la nostra umanità.

qualcuno continua a impastare.

ci saranno mani infarinate in cucine troppo calde, finestre aperte sul rumore delle cicale, coltelli che incidono albicocche mature come piccoli cuori arancioni esplosi sotto il sole di maggio.
e mentre tutto fuori correrà verso il proprio incendio, qualcuno lascerà ancora lievitare lentamente un impasto vivo, fragile, respirante.

forse è questo che mi affascina del pane dolce alla frutta.
ha qualcosa di antico. di pagano. di dimenticato.

non sembra una ricetta moderna ma un’offerta lasciata sopra una tavola di legno migliaia di anni fa per convincere gli dèi a non spegnere il raccolto: è dorata, fragrante, profumata e gentile.

le albicocche collassano in forno diventando quasi marmellata selvatica insieme allo zucchero di canna e all’olio, il rosmarino attraversa il burro e il miele con il suo profumo resinoso e feroce, il sale resta sopra come polvere minerale raccolta da una costa assolata.

e intanto il lievito madre continua il suo lavoro invisibile.
respira. gonfia. trasforma.

questa focaccia dolce alle albicocche e rosmarino nasce così: da un impasto semplice e lento, da frutta estiva troppo matura per essere ignorata e da quella mia ossessione cronica per le ricette che non riescono a decidere se essere rustiche o eleganti.

la verità è che adoro i dolci che sembrano usciti da un forno dimenticato in mezzo alla campagna, ma che poi, al primo morso, diventano quasi scandalosamente raffinati.

mangiatela tiepida, con il miele che cola ancora lentamente nelle fossette dell’impasto.
e se mentre la assaggiate sentite improvvisamente il bisogno di mollare tutto e trasferirvi in una casa piena di erbe aromatiche, farine e stoviglie scure… tranquilli.

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L’hummus sa di polvere calda e pietra antica.
Di mani che impastano pane mentre da qualche parte il vento trascina sabbia contro muri vecchi di millenni.
.
Sa di cucine accese all’alba.
Di limone spremuto.
Di sesamo pestato.
Di tavole basse apparecchiate mentre fuori passano soldati, mercanti, pellegrini, profughi, imperi interi convinti di essere eterni.
.
E invece resta lui.
Una ciotola di ceci schiacciati con olio e sale.
Una cosa povera che attraversa i secoli senza doversi inchinare mai, a nessuno se non alla fame.
.
Forse è per questo che l’hummus appartiene alla Palestina più di qualunque bandiera:
perché certe cucine non sono nazioni, sono memoria che continua a respirare sotto le macerie.
.
Dentro l’hummus c’è il Mediterraneo, c'è il Levante, quando era ancora una strada e non una frontiera.
C’è il fumo dei mercati, il rame ossidato, il bianco accecante del sole sopra i muri, il nero degli ulivi bruciati, le dita unte d’olio, il pane spezzato senza chiedere da che parte stai.
.
E ogni volta che affondo un pezzo di pita in quella crema dorata penso che il cibo più antico del mondo continui a fare l’unica cosa sensata:

NUTRIRE
Non dividere.
Non uccidere.
.
.
la ricetta sta qua:
https://www.sonoiosandra.it/hummus/
Oppure la leggete nel primo commento
**** Le quantità sono da sperimentare personalmente, questa è la ricetta che piace a me 
#hummus #freepalestine🇵🇸 #mediterraneo
L’hummus sa di polvere calda e pietra antica.
Di mani che impastano pane mentre da qualche parte il vento trascina sabbia contro muri vecchi di millenni.
.
Sa di cucine accese all’alba.
Di limone spremuto.
Di sesamo pestato.
Di tavole basse apparecchiate mentre fuori passano soldati, mercanti, pellegrini, profughi, imperi interi convinti di essere eterni.
.
E invece resta lui.
Una ciotola di ceci schiacciati con olio e sale.
Una cosa povera che attraversa i secoli senza doversi inchinare mai, a nessuno se non alla fame.
.
Forse è per questo che l’hummus appartiene alla Palestina più di qualunque bandiera:
perché certe cucine non sono nazioni, sono memoria che continua a respirare sotto le macerie.
.
Dentro l’hummus c’è il Mediterraneo, c'è il Levante, quando era ancora una strada e non una frontiera.
C’è il fumo dei mercati, il rame ossidato, il bianco accecante del sole sopra i muri, il nero degli ulivi bruciati, le dita unte d’olio, il pane spezzato senza chiedere da che parte stai.
.
E ogni volta che affondo un pezzo di pita in quella crema dorata penso che il cibo più antico del mondo continui a fare l’unica cosa sensata:

NUTRIRE
Non dividere.
Non uccidere.
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la ricetta sta qua:
https://www.sonoiosandra.it/hummus/
Oppure la leggete nel primo commento
**** Le quantità sono da sperimentare personalmente, questa è la ricetta che piace a me 
#hummus #freepalestine🇵🇸 #mediterraneo
L’hummus sa di polvere calda e pietra antica.
Di mani che impastano pane mentre da qualche parte il vento trascina sabbia contro muri vecchi di millenni.
.
Sa di cucine accese all’alba.
Di limone spremuto.
Di sesamo pestato.
Di tavole basse apparecchiate mentre fuori passano soldati, mercanti, pellegrini, profughi, imperi interi convinti di essere eterni.
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E invece resta lui.
Una ciotola di ceci schiacciati con olio e sale.
Una cosa povera che attraversa i secoli senza doversi inchinare mai, a nessuno se non alla fame.
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Forse è per questo che l’hummus appartiene alla Palestina più di qualunque bandiera:
perché certe cucine non sono nazioni, sono memoria che continua a respirare sotto le macerie.
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Dentro l’hummus c’è il Mediterraneo, c'è il Levante, quando era ancora una strada e non una frontiera.
C’è il fumo dei mercati, il rame ossidato, il bianco accecante del sole sopra i muri, il nero degli ulivi bruciati, le dita unte d’olio, il pane spezzato senza chiedere da che parte stai.
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E ogni volta che affondo un pezzo di pita in quella crema dorata penso che il cibo più antico del mondo continui a fare l’unica cosa sensata:

NUTRIRE
Non dividere.
Non uccidere.
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L’hummus sa di polvere calda e pietra antica. Di mani che impastano pane mentre da qualche parte il vento trascina sabbia contro muri vecchi di millenni. . Sa di cucine accese all’alba. Di limone spremuto. Di sesamo pestato. Di tavole basse apparecchiate mentre fuori passano soldati, mercanti, pellegrini, profughi, imperi interi convinti di essere eterni. . E invece resta lui. Una ciotola di ceci schiacciati con olio e sale. Una cosa povera che attraversa i secoli senza doversi inchinare mai, a nessuno se non alla fame. . Forse è per questo che l’hummus appartiene alla Palestina più di qualunque bandiera: perché certe cucine non sono nazioni, sono memoria che continua a respirare sotto le macerie. . Dentro l’hummus c’è il Mediterraneo, c'è il Levante, quando era ancora una strada e non una frontiera. C’è il fumo dei mercati, il rame ossidato, il bianco accecante del sole sopra i muri, il nero degli ulivi bruciati, le dita unte d’olio, il pane spezzato senza chiedere da che parte stai. . E ogni volta che affondo un pezzo di pita in quella crema dorata penso che il cibo più antico del mondo continui a fare l’unica cosa sensata: NUTRIRE Non dividere. Non uccidere. . . la ricetta sta qua: https://www.sonoiosandra.it/hummus/ Oppure la leggete nel primo commento **** Le quantità sono da sperimentare personalmente, questa è la ricetta che piace a me #hummus #freepalestine🇵🇸 #mediterraneo
3 settimane ago
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4/9
Sto cercando impasti per Pane e Parole 2026 e il ciliegio a lavorare mi è venuto incontro: aveva i rami che fregavano per terra, era pieno pienissimo e allora con i miei colleghi lo abbiamo alleggerito. Molto alleggerito 😂.
Ma che buone le cilieigie colte e mangiate direttamente, ancora calde di sole e profumate di nuvole!
L'impasto, un po' dolce e un po' salato, è stato un successo: sfornata alle 12 finita alle 17.00 a merenda. 
Questa focaccia è una di quelle cose che ti dici: "l'ultimo quadratino" e poi ti accorgi che era solo il penultimo.
.
.
.
La ricetta la trovate a questo link
https://www.sonoiosandra.it/focaccia-dolce-alle-ciliegie-con-lievito-naturale-impasto-a-lunga-lievitazione-in-frigo/
.
oppure venite a PANE e PAROLE 2026 in Casentino con noi il 19,20 e 21 di Giugno
Per info scrivimi
sandra.pilacchi@gmail.com
o contattami in privato.
.
.
.
#focacciaalleciliegie #lievitonaturale #licoli #focacciadolce #ricetteestive #foodbloggeritalia #panefattoincasa #homebaking #ciliegie #lungalievitazione

https://www.sonoiosandra.it/focaccia-dolce-alle-ciliegie-con-lievito-naturale-impasto-a-lunga-lievitazione-in-frigo/
Sto cercando impasti per Pane e Parole 2026 e il ciliegio a lavorare mi è venuto incontro: aveva i rami che fregavano per terra, era pieno pienissimo e allora con i miei colleghi lo abbiamo alleggerito. Molto alleggerito 😂.
Ma che buone le cilieigie colte e mangiate direttamente, ancora calde di sole e profumate di nuvole!
L'impasto, un po' dolce e un po' salato, è stato un successo: sfornata alle 12 finita alle 17.00 a merenda. 
Questa focaccia è una di quelle cose che ti dici: "l'ultimo quadratino" e poi ti accorgi che era solo il penultimo.
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Sto cercando impasti per Pane e Parole 2026 e il ciliegio a lavorare mi è venuto incontro: aveva i rami che fregavano per terra, era pieno pienissimo e allora con i miei colleghi lo abbiamo alleggerito. Molto alleggerito 😂.
Ma che buone le cilieigie colte e mangiate direttamente, ancora calde di sole e profumate di nuvole!
L'impasto, un po' dolce e un po' salato, è stato un successo: sfornata alle 12 finita alle 17.00 a merenda. 
Questa focaccia è una di quelle cose che ti dici: "l'ultimo quadratino" e poi ti accorgi che era solo il penultimo.
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Sto cercando impasti per Pane e Parole 2026 e il ciliegio a lavorare mi è venuto incontro: aveva i rami che fregavano per terra, era pieno pienissimo e allora con i miei colleghi lo abbiamo alleggerito. Molto alleggerito 😂. Ma che buone le cilieigie colte e mangiate direttamente, ancora calde di sole e profumate di nuvole! L'impasto, un po' dolce e un po' salato, è stato un successo: sfornata alle 12 finita alle 17.00 a merenda. Questa focaccia è una di quelle cose che ti dici: "l'ultimo quadratino" e poi ti accorgi che era solo il penultimo. . . . La ricetta la trovate a questo link https://www.sonoiosandra.it/focaccia-dolce-alle-ciliegie-con-lievito-naturale-impasto-a-lunga-lievitazione-in-frigo/ . oppure venite a PANE e PAROLE 2026 in Casentino con noi il 19,20 e 21 di Giugno Per info scrivimi sandra.pilacchi@gmail.com o contattami in privato. . . . #focacciaalleciliegie #lievitonaturale #licoli #focacciadolce #ricetteestive #foodbloggeritalia #panefattoincasa #homebaking #ciliegie #lungalievitazione https://www.sonoiosandra.it/focaccia-dolce-alle-ciliegie-con-lievito-naturale-impasto-a-lunga-lievitazione-in-frigo/
4 settimane ago
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Ci siamo quasi.
Per Pane e Parole 2026 sono rimasti gli ultimi due posti.

Fino al 15 maggio è ancora possibile iscriversi con la quota ridotta, poi resterà il prezzo pieno.

Sarà un fine settimana di impasti, farine, parole, tavole condivise e tempo lento.
Non un corso “da prestazione”, ma un laboratorio umano dove il pane e le parole diventano linguaggio, memoria e gesto.

Se volete esserci, questo è il momento giusto.

Scrivetemi in DM oppure trovate tutte le informazioni sul blog.
@elenaminiera.it 
..
.
#paneeparole #paneeparole2026 #lieviti
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Ci siamo quasi. Per Pane e Parole 2026 sono rimasti gli ultimi due posti. Fino al 15 maggio è ancora possibile iscriversi con la quota ridotta, poi resterà il prezzo pieno. Sarà un fine settimana di impasti, farine, parole, tavole condivise e tempo lento. Non un corso “da prestazione”, ma un laboratorio umano dove il pane e le parole diventano linguaggio, memoria e gesto. Se volete esserci, questo è il momento giusto. Scrivetemi in DM oppure trovate tutte le informazioni sul blog. @elenaminiera.it .. . #paneeparole #paneeparole2026 #lieviti
1 mese ago
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6/9
La sorellanza... Io e la Laura, la Katia e Rouge siamo andate a Pitigliano a fare un aperitivo...
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La sorellanza... Io e la Laura, la Katia e Rouge siamo andate a Pitigliano a fare un aperitivo...
1 mese ago
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7/9
PANE e PAROLE 2026 
Serravalle di Bibbiena (AR)
19-20-21 Giugno 
corso di pane e parole residenziale
ISCRIZIONI APERTE
per info:
@elenaminiera.it 
oppure scrivete a me
.
.
Scrivo mentre l’impasto riposa, le mie mani hanno appena fatto cose che la testa non ha nemmeno dovuto pensare, sono venute da sole, come se fossero ricordi di sempre. 
.
E con le mani ho ascoltato se c’era bisogno di altra acqua o di altra farina, ho sentito la morbidezza e il calore del lievito, quello che il tempo lascia scaturire senza correre, senza fuggire. 
.
Così come gli impasti le parole mi arrivano quando smetto di cercarle. Il silenzio, il profumo del lievito, il calore che sprigiona sono maestri importanti. 
.
Qui si fa piano, non si corre, non si deve sapere, non si deve competere, non si deve vincere. 
Qui si rallenta e si ascolta: la voce del bosco, il cuore, il silenzio e il respiro. 
.
E mentre si vede crescere l’impasto si scrive di un sogno e si aspetta che si avveri, si impara la pazienza, si trovano le parole.
Si parte da qualcosa che risuona e si sta a vedere quello che succede. 
.
.
per informazioni
https://www.sonoiosandra.it/pane-e-parole-2026/
.
.
.
#paneeparole2026 #paneeparole #lieviti #scrittura #sorellanza
PANE e PAROLE 2026 
Serravalle di Bibbiena (AR)
19-20-21 Giugno 
corso di pane e parole residenziale
ISCRIZIONI APERTE
per info:
@elenaminiera.it 
oppure scrivete a me
.
.
Scrivo mentre l’impasto riposa, le mie mani hanno appena fatto cose che la testa non ha nemmeno dovuto pensare, sono venute da sole, come se fossero ricordi di sempre. 
.
E con le mani ho ascoltato se c’era bisogno di altra acqua o di altra farina, ho sentito la morbidezza e il calore del lievito, quello che il tempo lascia scaturire senza correre, senza fuggire. 
.
Così come gli impasti le parole mi arrivano quando smetto di cercarle. Il silenzio, il profumo del lievito, il calore che sprigiona sono maestri importanti. 
.
Qui si fa piano, non si corre, non si deve sapere, non si deve competere, non si deve vincere. 
Qui si rallenta e si ascolta: la voce del bosco, il cuore, il silenzio e il respiro. 
.
E mentre si vede crescere l’impasto si scrive di un sogno e si aspetta che si avveri, si impara la pazienza, si trovano le parole.
Si parte da qualcosa che risuona e si sta a vedere quello che succede. 
.
.
per informazioni
https://www.sonoiosandra.it/pane-e-parole-2026/
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#paneeparole2026 #paneeparole #lieviti #scrittura #sorellanza
PANE e PAROLE 2026 
Serravalle di Bibbiena (AR)
19-20-21 Giugno 
corso di pane e parole residenziale
ISCRIZIONI APERTE
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Scrivo mentre l’impasto riposa, le mie mani hanno appena fatto cose che la testa non ha nemmeno dovuto pensare, sono venute da sole, come se fossero ricordi di sempre. 
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E con le mani ho ascoltato se c’era bisogno di altra acqua o di altra farina, ho sentito la morbidezza e il calore del lievito, quello che il tempo lascia scaturire senza correre, senza fuggire. 
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Così come gli impasti le parole mi arrivano quando smetto di cercarle. Il silenzio, il profumo del lievito, il calore che sprigiona sono maestri importanti. 
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Qui si fa piano, non si corre, non si deve sapere, non si deve competere, non si deve vincere. 
Qui si rallenta e si ascolta: la voce del bosco, il cuore, il silenzio e il respiro. 
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E mentre si vede crescere l’impasto si scrive di un sogno e si aspetta che si avveri, si impara la pazienza, si trovano le parole.
Si parte da qualcosa che risuona e si sta a vedere quello che succede. 
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PANE e PAROLE 2026 Serravalle di Bibbiena (AR) 19-20-21 Giugno corso di pane e parole residenziale ISCRIZIONI APERTE per info: @elenaminiera.it oppure scrivete a me . . Scrivo mentre l’impasto riposa, le mie mani hanno appena fatto cose che la testa non ha nemmeno dovuto pensare, sono venute da sole, come se fossero ricordi di sempre. . E con le mani ho ascoltato se c’era bisogno di altra acqua o di altra farina, ho sentito la morbidezza e il calore del lievito, quello che il tempo lascia scaturire senza correre, senza fuggire. . Così come gli impasti le parole mi arrivano quando smetto di cercarle. Il silenzio, il profumo del lievito, il calore che sprigiona sono maestri importanti. . Qui si fa piano, non si corre, non si deve sapere, non si deve competere, non si deve vincere. Qui si rallenta e si ascolta: la voce del bosco, il cuore, il silenzio e il respiro. . E mentre si vede crescere l’impasto si scrive di un sogno e si aspetta che si avveri, si impara la pazienza, si trovano le parole. Si parte da qualcosa che risuona e si sta a vedere quello che succede. . . per informazioni https://www.sonoiosandra.it/pane-e-parole-2026/ . . . #paneeparole2026 #paneeparole #lieviti #scrittura #sorellanza
1 mese ago
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8/9
Pane e Parole torna.

19 • 20 • 21 giugno
Casentino, Serravalle di Bibbiena

Tre giorni residenziali
tra impasti e parole

Non è un corso classico.
Non devi dimostrare niente.
Non devi essere “brava”.

Devi solo venire.

Gruppo piccolo.
Tempo vero.
Mani in pasta e testa che si svuota.

Le iscrizioni sono aperte.
Se senti che è il momento, scrivimi.
.
.
.
sandra.pilacchi@gmail.com
info@elenaminiera.it
.
.
.
#paneeparole #paneeparole2026
Pane e Parole torna.

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Casentino, Serravalle di Bibbiena

Tre giorni residenziali
tra impasti e parole

Non è un corso classico.
Non devi dimostrare niente.
Non devi essere “brava”.

Devi solo venire.

Gruppo piccolo.
Tempo vero.
Mani in pasta e testa che si svuota.

Le iscrizioni sono aperte.
Se senti che è il momento, scrivimi.
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Pane e Parole torna.

19 • 20 • 21 giugno
Casentino, Serravalle di Bibbiena

Tre giorni residenziali
tra impasti e parole

Non è un corso classico.
Non devi dimostrare niente.
Non devi essere “brava”.

Devi solo venire.

Gruppo piccolo.
Tempo vero.
Mani in pasta e testa che si svuota.

Le iscrizioni sono aperte.
Se senti che è il momento, scrivimi.
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19 • 20 • 21 giugno
Casentino, Serravalle di Bibbiena

Tre giorni residenziali
tra impasti e parole

Non è un corso classico.
Non devi dimostrare niente.
Non devi essere “brava”.

Devi solo venire.

Gruppo piccolo.
Tempo vero.
Mani in pasta e testa che si svuota.

Le iscrizioni sono aperte.
Se senti che è il momento, scrivimi.
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Pane e Parole torna. 19 • 20 • 21 giugno Casentino, Serravalle di Bibbiena Tre giorni residenziali tra impasti e parole Non è un corso classico. Non devi dimostrare niente. Non devi essere “brava”. Devi solo venire. Gruppo piccolo. Tempo vero. Mani in pasta e testa che si svuota. Le iscrizioni sono aperte. Se senti che è il momento, scrivimi. . . . sandra.pilacchi@gmail.com info@elenaminiera.it . . . #paneeparole #paneeparole2026
2 mesi ago
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