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mi piace cucinare, disegnare, fotografare, leggere, scrivere, ascoltare musica, scoprire, inventare e penso sempre che domani è un altro giorno e che puo' succedere qualcosa di meraviglioso
Precisazioni: NON uso le maiuscole, quasi mai e solo per i nomi propri, ma mi piacciono i punti, le virgole, i due punti e anche i punti e virgola!
Le foto ed i testi di questo blog sono mie, chiedete l'autorizzazione prima di appropriarvene, grazie.

CHE TU POSSA AVERE DEI MURI PER IL VENTO, UN TETTO PER LA PIOGGIA, UNA TAZZA DI THE DAVANTI AL FUOCO, RISATE PER RALLEGRARTI, QUELLI CHE AMI ACCANTO E TUTTO CIO’ CHE IL TUO CUORE DESIDERA – antica benedizione gaelica –

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#slowthinking aperitivi chef chi ben comincia ... cookstock dal mondo farine farneticazioni fotografia i classici i miei lavori di fantasia la ricetta dello chef la Toscana di Ruffino lieviti e pane .... moulinex musica olio extra vergine di oliva IGP Toscano panissimo partecipo al contest pasta fresca per leggere mangiando o mangiare leggendo.. per non buttare via niente PURE STAGIONI Racconti ricette per la lietezza dello spirito ricette vegetariane riciclare con fantasia ristoranti salvacena scrivere per cucinare senza glutine senza proteine animali Vegan workshop zuccheri

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Rotolini di Cetriolo Marinato con Caprino e Cocomero : piccoli paesaggi zen da mangiare: un’idea estiva fresca, colorata e senza cottura.
.
ve la ricordate quella pubblicità di qualche anno fa? anzi, parecchi anni fa: era il 2001. “Antò… fa caldooo!“, diceva una splendida Luisa Ranieri nella pubblicità di un noto tè freddo.

ecco, Antò… fa caldo davvero. talmente caldo che accendere il forno non è un’opzione. no, non se ne parla. niente, nisba.

però mangiare si deve. e io, dopo un po’, con le solite insalate mi annoio. così comincio a guardare dentro il frigorifero e a inventarmi qualcosa di diverso, più per divertimento che per altro.

questa volta sono nati questi rotolini di cetriolo marinato: freschi, saporiti e anche piuttosto carini da vedere. a me ricordano un piccolo giardino zen d’estate. se avessi infilato qualche sassolino sulla tavola, forse l’effetto sarebbe stato ancora più evidente… ma ormai ci ho pensato troppo tardi: i rotolini se ne sono già andati! 😄
.
.
la ricetta la trovate a questo link
https://www.sonoiosandra.it/rotolini-cetriolo-marinato-caprino-cocomero/
oppure il link diretto al blog lo trovate nel mio profilo.
.
.
.
#antipasti #aperitivo #cucinaestiva
Rotolini di Cetriolo Marinato con Caprino e Cocomero : piccoli paesaggi zen da mangiare: un’idea estiva fresca, colorata e senza cottura.
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ve la ricordate quella pubblicità di qualche anno fa? anzi, parecchi anni fa: era il 2001. “Antò… fa caldooo!“, diceva una splendida Luisa Ranieri nella pubblicità di un noto tè freddo.

ecco, Antò… fa caldo davvero. talmente caldo che accendere il forno non è un’opzione. no, non se ne parla. niente, nisba.

però mangiare si deve. e io, dopo un po’, con le solite insalate mi annoio. così comincio a guardare dentro il frigorifero e a inventarmi qualcosa di diverso, più per divertimento che per altro.

questa volta sono nati questi rotolini di cetriolo marinato: freschi, saporiti e anche piuttosto carini da vedere. a me ricordano un piccolo giardino zen d’estate. se avessi infilato qualche sassolino sulla tavola, forse l’effetto sarebbe stato ancora più evidente… ma ormai ci ho pensato troppo tardi: i rotolini se ne sono già andati! 😄
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la ricetta la trovate a questo link
https://www.sonoiosandra.it/rotolini-cetriolo-marinato-caprino-cocomero/
oppure il link diretto al blog lo trovate nel mio profilo.
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#antipasti #aperitivo #cucinaestiva
Rotolini di Cetriolo Marinato con Caprino e Cocomero : piccoli paesaggi zen da mangiare: un’idea estiva fresca, colorata e senza cottura.
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ve la ricordate quella pubblicità di qualche anno fa? anzi, parecchi anni fa: era il 2001. “Antò… fa caldooo!“, diceva una splendida Luisa Ranieri nella pubblicità di un noto tè freddo.

ecco, Antò… fa caldo davvero. talmente caldo che accendere il forno non è un’opzione. no, non se ne parla. niente, nisba.

però mangiare si deve. e io, dopo un po’, con le solite insalate mi annoio. così comincio a guardare dentro il frigorifero e a inventarmi qualcosa di diverso, più per divertimento che per altro.

questa volta sono nati questi rotolini di cetriolo marinato: freschi, saporiti e anche piuttosto carini da vedere. a me ricordano un piccolo giardino zen d’estate. se avessi infilato qualche sassolino sulla tavola, forse l’effetto sarebbe stato ancora più evidente… ma ormai ci ho pensato troppo tardi: i rotolini se ne sono già andati! 😄
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la ricetta la trovate a questo link
https://www.sonoiosandra.it/rotolini-cetriolo-marinato-caprino-cocomero/
oppure il link diretto al blog lo trovate nel mio profilo.
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#antipasti #aperitivo #cucinaestiva
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Rotolini di Cetriolo Marinato con Caprino e Cocomero : piccoli paesaggi zen da mangiare: un’idea estiva fresca, colorata e senza cottura. . ve la ricordate quella pubblicità di qualche anno fa? anzi, parecchi anni fa: era il 2001. “Antò… fa caldooo!“, diceva una splendida Luisa Ranieri nella pubblicità di un noto tè freddo. ecco, Antò… fa caldo davvero. talmente caldo che accendere il forno non è un’opzione. no, non se ne parla. niente, nisba. però mangiare si deve. e io, dopo un po’, con le solite insalate mi annoio. così comincio a guardare dentro il frigorifero e a inventarmi qualcosa di diverso, più per divertimento che per altro. questa volta sono nati questi rotolini di cetriolo marinato: freschi, saporiti e anche piuttosto carini da vedere. a me ricordano un piccolo giardino zen d’estate. se avessi infilato qualche sassolino sulla tavola, forse l’effetto sarebbe stato ancora più evidente… ma ormai ci ho pensato troppo tardi: i rotolini se ne sono già andati! 😄 . . la ricetta la trovate a questo link https://www.sonoiosandra.it/rotolini-cetriolo-marinato-caprino-cocomero/ oppure il link diretto al blog lo trovate nel mio profilo. . . . #antipasti #aperitivo #cucinaestiva
1 settimana ago
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1/9
I peperoni sono una delle solanacee che mi piace di più, più che piacermi l'adoro, in tutti i modi, anche crudi in insalta.
Questi sono talmente facili e semplici e anche veloci che ci si puo' azzardare anche con queste temperature. 
Ha un unico difetto: ci vuole il pane, si, magari di quello buono....
.
.
.
#peperoni #ricetteestive
I peperoni sono una delle solanacee che mi piace di più, più che piacermi l'adoro, in tutti i modi, anche crudi in insalta.
Questi sono talmente facili e semplici e anche veloci che ci si puo' azzardare anche con queste temperature. 
Ha un unico difetto: ci vuole il pane, si, magari di quello buono....
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#peperoni #ricetteestive
I peperoni sono una delle solanacee che mi piace di più, più che piacermi l'adoro, in tutti i modi, anche crudi in insalta.
Questi sono talmente facili e semplici e anche veloci che ci si puo' azzardare anche con queste temperature. 
Ha un unico difetto: ci vuole il pane, si, magari di quello buono....
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#peperoni #ricetteestive
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I peperoni sono una delle solanacee che mi piace di più, più che piacermi l'adoro, in tutti i modi, anche crudi in insalta. Questi sono talmente facili e semplici e anche veloci che ci si puo' azzardare anche con queste temperature. Ha un unico difetto: ci vuole il pane, si, magari di quello buono.... . . . #peperoni #ricetteestive
2 settimane ago
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2/9
Rapido, indolore, senza accendere nemmeno un fornellino. 
Fagottini di zucchine saporiti e freschi per l'anticiclone africano di questo fine giugno infuocato.
Tornerà anche settembre....
.
.
.
la ricetta a questo link:
https://www.sonoiosandra.it/fagottini-di-zucchine-freddi-con-crema-di-formaggio/
.
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#cucinaestiva #antipasti #aperitivotime
Rapido, indolore, senza accendere nemmeno un fornellino. 
Fagottini di zucchine saporiti e freschi per l'anticiclone africano di questo fine giugno infuocato.
Tornerà anche settembre....
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la ricetta a questo link:
https://www.sonoiosandra.it/fagottini-di-zucchine-freddi-con-crema-di-formaggio/
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#cucinaestiva #antipasti #aperitivotime
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Rapido, indolore, senza accendere nemmeno un fornellino. Fagottini di zucchine saporiti e freschi per l'anticiclone africano di questo fine giugno infuocato. Tornerà anche settembre.... . . . la ricetta a questo link: https://www.sonoiosandra.it/fagottini-di-zucchine-freddi-con-crema-di-formaggio/ . . #cucinaestiva #antipasti #aperitivotime
3 settimane ago
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3/9
Un'idea di insalata leggera ma un po' diversa, di cotto c'è solo l'uovo ma sono due minuti due di padella, si puo' fare.
.
E' caldo? "Ma no, è solo un'opinione!" "Se non ci pensi non lo senti" 2io adooooro l'estate" ...... 
Non me la dite una cosa del genere per favore perchè non so come posso reagire, a volte divento cattiva, io sono un animale da 10° e anche meno.
.
.
.
Per chi volesse la ricetta il link è questo:
https://www.sonoiosandra.it/insalata-detox/
oppure andate sul blog, il link diretto nel profilo, e scrivete "insalata" e oltre a questa ve ne guardate altre interessanti.
.
Che l'anticiclone delle Azzorre sia con noi!
.
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#insalata #detox #insalataestiva
Un'idea di insalata leggera ma un po' diversa, di cotto c'è solo l'uovo ma sono due minuti due di padella, si puo' fare.
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E' caldo? "Ma no, è solo un'opinione!" "Se non ci pensi non lo senti" 2io adooooro l'estate" ...... 
Non me la dite una cosa del genere per favore perchè non so come posso reagire, a volte divento cattiva, io sono un animale da 10° e anche meno.
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Per chi volesse la ricetta il link è questo:
https://www.sonoiosandra.it/insalata-detox/
oppure andate sul blog, il link diretto nel profilo, e scrivete "insalata" e oltre a questa ve ne guardate altre interessanti.
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Che l'anticiclone delle Azzorre sia con noi!
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#insalata #detox #insalataestiva
Un'idea di insalata leggera ma un po' diversa, di cotto c'è solo l'uovo ma sono due minuti due di padella, si puo' fare.
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E' caldo? "Ma no, è solo un'opinione!" "Se non ci pensi non lo senti" 2io adooooro l'estate" ...... 
Non me la dite una cosa del genere per favore perchè non so come posso reagire, a volte divento cattiva, io sono un animale da 10° e anche meno.
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Per chi volesse la ricetta il link è questo:
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oppure andate sul blog, il link diretto nel profilo, e scrivete "insalata" e oltre a questa ve ne guardate altre interessanti.
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Che l'anticiclone delle Azzorre sia con noi!
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#insalata #detox #insalataestiva
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Un'idea di insalata leggera ma un po' diversa, di cotto c'è solo l'uovo ma sono due minuti due di padella, si puo' fare. . E' caldo? "Ma no, è solo un'opinione!" "Se non ci pensi non lo senti" 2io adooooro l'estate" ...... Non me la dite una cosa del genere per favore perchè non so come posso reagire, a volte divento cattiva, io sono un animale da 10° e anche meno. . . . Per chi volesse la ricetta il link è questo: https://www.sonoiosandra.it/insalata-detox/ oppure andate sul blog, il link diretto nel profilo, e scrivete "insalata" e oltre a questa ve ne guardate altre interessanti. . Che l'anticiclone delle Azzorre sia con noi! . . . #insalata #detox #insalataestiva
3 settimane ago
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4/9
qualche giorno fa torno a casa dal lavoro alla solita ora, le 14.30 circa. già mentre guidavo pensavo che avevo fame, parecchia fame. ma pensavo anche al deserto del Sahara che si era preso il posto della mia dispensa e del mio frigorifero. niente pane, nemmeno surgelato, nemmeno avanzato e duro come una suola di scarpa. niente pane…

ultimamente non amo andare a fare la spesa al supermercato, ma a volte diventa l’unica soluzione per una questione di orario. mi dà fastidio il supermercato perché c’è troppa gente, troppe anime, troppa fatica. e allora mi ritrovo spesso con la dispensa vuota e il frigo che langue: l’unica cosa che non finisce mai da me è la farina.

così, mentre apro il frigorifero e guardo il licoli da rinfrescare, il lievito di birra che non c’è, i ripiani vuoti e tristi con qualche ciuffo di insalata, due pomodorini, un po’ di latte (forse anche scaduto), vedo un barattolo di kefir tutto solo e derelitto.

io lo guardo, lui mi guarda (immagino): facciamo qualcosa insieme? me lo chiede piano ma con decisione, si è rotto le scatole di stare lì solo come un sasso su una banchisa di ghiaccio al Polo Nord.

e se per una volta lasciassi in pace il tempo lungo, le pieghe ogni due ore, l’attesa che è quasi una preghiera laica? e se chiedessi al kefir di fare il lavoro sporco, veloce e acido, che scioglie il glutine e regala morbidezza senza pretendere ore in cambio?
.
il risultato lo trovate a questo link:
https://www.sonoiosandra.it/piada-sfogliata-al-kefir-in-padella-pane-veloce-senza-lievito/
oppure andate sul mio profilo e arrivate direttamente sul blog. 
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#piadine
qualche giorno fa torno a casa dal lavoro alla solita ora, le 14.30 circa. già mentre guidavo pensavo che avevo fame, parecchia fame. ma pensavo anche al deserto del Sahara che si era preso il posto della mia dispensa e del mio frigorifero. niente pane, nemmeno surgelato, nemmeno avanzato e duro come una suola di scarpa. niente pane…

ultimamente non amo andare a fare la spesa al supermercato, ma a volte diventa l’unica soluzione per una questione di orario. mi dà fastidio il supermercato perché c’è troppa gente, troppe anime, troppa fatica. e allora mi ritrovo spesso con la dispensa vuota e il frigo che langue: l’unica cosa che non finisce mai da me è la farina.

così, mentre apro il frigorifero e guardo il licoli da rinfrescare, il lievito di birra che non c’è, i ripiani vuoti e tristi con qualche ciuffo di insalata, due pomodorini, un po’ di latte (forse anche scaduto), vedo un barattolo di kefir tutto solo e derelitto.

io lo guardo, lui mi guarda (immagino): facciamo qualcosa insieme? me lo chiede piano ma con decisione, si è rotto le scatole di stare lì solo come un sasso su una banchisa di ghiaccio al Polo Nord.

e se per una volta lasciassi in pace il tempo lungo, le pieghe ogni due ore, l’attesa che è quasi una preghiera laica? e se chiedessi al kefir di fare il lavoro sporco, veloce e acido, che scioglie il glutine e regala morbidezza senza pretendere ore in cambio?
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#piadine
qualche giorno fa torno a casa dal lavoro alla solita ora, le 14.30 circa. già mentre guidavo pensavo che avevo fame, parecchia fame. ma pensavo anche al deserto del Sahara che si era preso il posto della mia dispensa e del mio frigorifero. niente pane, nemmeno surgelato, nemmeno avanzato e duro come una suola di scarpa. niente pane…

ultimamente non amo andare a fare la spesa al supermercato, ma a volte diventa l’unica soluzione per una questione di orario. mi dà fastidio il supermercato perché c’è troppa gente, troppe anime, troppa fatica. e allora mi ritrovo spesso con la dispensa vuota e il frigo che langue: l’unica cosa che non finisce mai da me è la farina.

così, mentre apro il frigorifero e guardo il licoli da rinfrescare, il lievito di birra che non c’è, i ripiani vuoti e tristi con qualche ciuffo di insalata, due pomodorini, un po’ di latte (forse anche scaduto), vedo un barattolo di kefir tutto solo e derelitto.

io lo guardo, lui mi guarda (immagino): facciamo qualcosa insieme? me lo chiede piano ma con decisione, si è rotto le scatole di stare lì solo come un sasso su una banchisa di ghiaccio al Polo Nord.

e se per una volta lasciassi in pace il tempo lungo, le pieghe ogni due ore, l’attesa che è quasi una preghiera laica? e se chiedessi al kefir di fare il lavoro sporco, veloce e acido, che scioglie il glutine e regala morbidezza senza pretendere ore in cambio?
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qualche giorno fa torno a casa dal lavoro alla solita ora, le 14.30 circa. già mentre guidavo pensavo che avevo fame, parecchia fame. ma pensavo anche al deserto del Sahara che si era preso il posto della mia dispensa e del mio frigorifero. niente pane, nemmeno surgelato, nemmeno avanzato e duro come una suola di scarpa. niente pane…

ultimamente non amo andare a fare la spesa al supermercato, ma a volte diventa l’unica soluzione per una questione di orario. mi dà fastidio il supermercato perché c’è troppa gente, troppe anime, troppa fatica. e allora mi ritrovo spesso con la dispensa vuota e il frigo che langue: l’unica cosa che non finisce mai da me è la farina.

così, mentre apro il frigorifero e guardo il licoli da rinfrescare, il lievito di birra che non c’è, i ripiani vuoti e tristi con qualche ciuffo di insalata, due pomodorini, un po’ di latte (forse anche scaduto), vedo un barattolo di kefir tutto solo e derelitto.

io lo guardo, lui mi guarda (immagino): facciamo qualcosa insieme? me lo chiede piano ma con decisione, si è rotto le scatole di stare lì solo come un sasso su una banchisa di ghiaccio al Polo Nord.

e se per una volta lasciassi in pace il tempo lungo, le pieghe ogni due ore, l’attesa che è quasi una preghiera laica? e se chiedessi al kefir di fare il lavoro sporco, veloce e acido, che scioglie il glutine e regala morbidezza senza pretendere ore in cambio?
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4 settimane ago
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5/9
Per anni ho pensato che stessi sbagliando.
.
Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta.
.
Io invece osservavo l'impasto.
.
Lo toccavo.
.
Aspettavo.
.
Cambiavo strada quando serviva.
.
Poi un giorno ho capito che non era disordine.
.
Era semplicemente il mio modo di fare pane.
.
Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta.
.
È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni.
.
L'ho chiamato "Metodo Sandra".
.
E già sento qualcuno alzare un sopracciglio.
.
Forse ha ragione.
.
Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
Per anni ho pensato che stessi sbagliando.
.
Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta.
.
Io invece osservavo l'impasto.
.
Lo toccavo.
.
Aspettavo.
.
Cambiavo strada quando serviva.
.
Poi un giorno ho capito che non era disordine.
.
Era semplicemente il mio modo di fare pane.
.
Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta.
.
È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni.
.
L'ho chiamato "Metodo Sandra".
.
E già sento qualcuno alzare un sopracciglio.
.
Forse ha ragione.
.
Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
Per anni ho pensato che stessi sbagliando.
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Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta.
.
Io invece osservavo l'impasto.
.
Lo toccavo.
.
Aspettavo.
.
Cambiavo strada quando serviva.
.
Poi un giorno ho capito che non era disordine.
.
Era semplicemente il mio modo di fare pane.
.
Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta.
.
È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni.
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L'ho chiamato "Metodo Sandra".
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E già sento qualcuno alzare un sopracciglio.
.
Forse ha ragione.
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Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
Per anni ho pensato che stessi sbagliando.
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Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta.
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Io invece osservavo l'impasto.
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Lo toccavo.
.
Aspettavo.
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Cambiavo strada quando serviva.
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Poi un giorno ho capito che non era disordine.
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Era semplicemente il mio modo di fare pane.
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Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta.
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È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni.
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L'ho chiamato "Metodo Sandra".
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E già sento qualcuno alzare un sopracciglio.
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Forse ha ragione.
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Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
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Per anni ho pensato che stessi sbagliando. . Tutti parlavano di formule, percentuali, calcoli, precisione assoluta. . Io invece osservavo l'impasto. . Lo toccavo. . Aspettavo. . Cambiavo strada quando serviva. . Poi un giorno ho capito che non era disordine. . Era semplicemente il mio modo di fare pane. . Domani sul blog racconterò qualcosa che non è una ricetta. . È il modo in cui affronto ogni impasto da molti anni. . L'ho chiamato "Metodo Sandra". . E già sento qualcuno alzare un sopracciglio. . Forse ha ragione. . Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. 😄
1 mese ago
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6/9
quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto.

le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro.

ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
P.S. sarà una delle ricette di Pane e Parole 2026?
La ricetta a questo link
https://www.sonoiosandra.it/pane-multicereali/
.
#panemulticereali #lieviti #licoli #breadbaking
quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto.

le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro.

ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
P.S. sarà una delle ricette di Pane e Parole 2026?
La ricetta a questo link
https://www.sonoiosandra.it/pane-multicereali/
.
#panemulticereali #lieviti #licoli #breadbaking
quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto.

le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro.

ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
P.S. sarà una delle ricette di Pane e Parole 2026?
La ricetta a questo link
https://www.sonoiosandra.it/pane-multicereali/
.
#panemulticereali #lieviti #licoli #breadbaking
quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto.

le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro.

ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
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#panemulticereali #lieviti #licoli #breadbaking
quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto.

le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro.

ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. 

c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento.

una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.

 e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle.
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quest'anno in Toscana è fiorito anche l'asfalto. le piogge sono arrivate una dopo l'altra, ostinate e generose, e la primavera ha risposto con un'esplosione di vita che non ricordavo da tempo. ogni mattina percorro la strada da Pontassieve a Reggello e mi ritrovo immersa in una cartolina: l'Arno che accompagna il viaggio, le colline che si rincorrono fino all'orizzonte, i cipressi immobili come sentinelle, le nuvole nel cielo azzurro sogno e i campi che cambiano colore quasi da un giorno all'altro. ma quest'anno è stato diverso, o almeno diverso per me. ogni mattina c'era un pezzo di colore in più, qualcosa che faceva fiorire anche gli occhi di chi guardava. non sono fioriti soltanto i prati e i boschi: sono fioriti i bordi delle strade, le crepe dei marciapiedi, gli spazi tra il cemento e la polvere, i muri di pietra. c'è stata una settimana, a metà aprile, in cui tutto era bianco. le robinie, che noi toscani chiamiamo "cascia", che costeggiavano la strada erano cariche di grappoli profumati; il prugnolo selvatico, il biancospino e il sambuco sembravano essersi dati appuntamento negli stessi giorni. e poi, più in basso, lungo i fossi e ai lati della carreggiata, una miriade di piccoli fiori bianchi spuntava dal guardrail: la carota selvatica, il cerfoglio, la cicuta, il cumino dei campi. in mezzo al bianco esplodeva il giallo dei pisscialletto, il tarassaco, e subito dopo il rosso vivo dei papaveri. e ancora il glicine, bianco e viola, tutto fiorito insieme, nello stesso momento. una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore.  e io passavo in mezzo a tutto quel profumo e ringraziavo con gli occhi umidi di lacrime. non per la primavera, non per il paesaggio. ringraziavo perchè ancora riuscivo ad accorgermene. ringraziavo il fatto di avere ancora compassione per le cose belle. P.S. sarà una delle ricette di Pane e Parole 2026? La ricetta a questo link https://www.sonoiosandra.it/pane-multicereali/ . #panemulticereali #lieviti #licoli #breadbaking
1 mese ago
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7/9
in questi giorni feroci e ingarbugliati del mondo, mentre le città diventano alveari incandescenti e gli uomini sembrano aver dimenticato perfino il nome delle stagioni – figurarsi la gentilezza, figurarsi l’amore – resteranno solo i piccoli gesti ostinati a difendere la terra e la nostra umanità.

qualcuno continua a impastare.

ci saranno mani infarinate in cucine troppo calde, finestre aperte sul rumore delle cicale, coltelli che incidono albicocche mature come piccoli cuori arancioni esplosi sotto il sole di maggio.
e mentre tutto fuori correrà verso il proprio incendio, qualcuno lascerà ancora lievitare lentamente un impasto vivo, fragile, respirante.

forse è questo che mi affascina del pane dolce alla frutta.
ha qualcosa di antico. di pagano. di dimenticato.

non sembra una ricetta moderna ma un’offerta lasciata sopra una tavola di legno migliaia di anni fa per convincere gli dèi a non spegnere il raccolto: è dorata, fragrante, profumata e gentile.

le albicocche collassano in forno diventando quasi marmellata selvatica insieme allo zucchero di canna e all’olio, il rosmarino attraversa il burro e il miele con il suo profumo resinoso e feroce, il sale resta sopra come polvere minerale raccolta da una costa assolata.

e intanto il lievito madre continua il suo lavoro invisibile.
respira. gonfia. trasforma.

questa focaccia dolce alle albicocche e rosmarino nasce così: da un impasto semplice e lento, da frutta estiva troppo matura per essere ignorata e da quella mia ossessione cronica per le ricette che non riescono a decidere se essere rustiche o eleganti.

la verità è che adoro i dolci che sembrano usciti da un forno dimenticato in mezzo alla campagna, ma che poi, al primo morso, diventano quasi scandalosamente raffinati.

mangiatela tiepida, con il miele che cola ancora lentamente nelle fossette dell’impasto.
e se mentre la assaggiate sentite improvvisamente il bisogno di mollare tutto e trasferirvi in una casa piena di erbe aromatiche, farine e stoviglie scure… tranquilli.

è normale, è una reazione assolutamente normale.
.
Il link alla ricetta è questo 
https://www.sonoiosandra.it/focaccia-dolce-alle-albicocche-e-rosmarino-con-lievito-madre/
in questi giorni feroci e ingarbugliati del mondo, mentre le città diventano alveari incandescenti e gli uomini sembrano aver dimenticato perfino il nome delle stagioni – figurarsi la gentilezza, figurarsi l’amore – resteranno solo i piccoli gesti ostinati a difendere la terra e la nostra umanità.

qualcuno continua a impastare.

ci saranno mani infarinate in cucine troppo calde, finestre aperte sul rumore delle cicale, coltelli che incidono albicocche mature come piccoli cuori arancioni esplosi sotto il sole di maggio.
e mentre tutto fuori correrà verso il proprio incendio, qualcuno lascerà ancora lievitare lentamente un impasto vivo, fragile, respirante.

forse è questo che mi affascina del pane dolce alla frutta.
ha qualcosa di antico. di pagano. di dimenticato.

non sembra una ricetta moderna ma un’offerta lasciata sopra una tavola di legno migliaia di anni fa per convincere gli dèi a non spegnere il raccolto: è dorata, fragrante, profumata e gentile.

le albicocche collassano in forno diventando quasi marmellata selvatica insieme allo zucchero di canna e all’olio, il rosmarino attraversa il burro e il miele con il suo profumo resinoso e feroce, il sale resta sopra come polvere minerale raccolta da una costa assolata.

e intanto il lievito madre continua il suo lavoro invisibile.
respira. gonfia. trasforma.

questa focaccia dolce alle albicocche e rosmarino nasce così: da un impasto semplice e lento, da frutta estiva troppo matura per essere ignorata e da quella mia ossessione cronica per le ricette che non riescono a decidere se essere rustiche o eleganti.

la verità è che adoro i dolci che sembrano usciti da un forno dimenticato in mezzo alla campagna, ma che poi, al primo morso, diventano quasi scandalosamente raffinati.

mangiatela tiepida, con il miele che cola ancora lentamente nelle fossette dell’impasto.
e se mentre la assaggiate sentite improvvisamente il bisogno di mollare tutto e trasferirvi in una casa piena di erbe aromatiche, farine e stoviglie scure… tranquilli.

è normale, è una reazione assolutamente normale.
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in questi giorni feroci e ingarbugliati del mondo, mentre le città diventano alveari incandescenti e gli uomini sembrano aver dimenticato perfino il nome delle stagioni – figurarsi la gentilezza, figurarsi l’amore – resteranno solo i piccoli gesti ostinati a difendere la terra e la nostra umanità.

qualcuno continua a impastare.

ci saranno mani infarinate in cucine troppo calde, finestre aperte sul rumore delle cicale, coltelli che incidono albicocche mature come piccoli cuori arancioni esplosi sotto il sole di maggio.
e mentre tutto fuori correrà verso il proprio incendio, qualcuno lascerà ancora lievitare lentamente un impasto vivo, fragile, respirante.

forse è questo che mi affascina del pane dolce alla frutta.
ha qualcosa di antico. di pagano. di dimenticato.

non sembra una ricetta moderna ma un’offerta lasciata sopra una tavola di legno migliaia di anni fa per convincere gli dèi a non spegnere il raccolto: è dorata, fragrante, profumata e gentile.

le albicocche collassano in forno diventando quasi marmellata selvatica insieme allo zucchero di canna e all’olio, il rosmarino attraversa il burro e il miele con il suo profumo resinoso e feroce, il sale resta sopra come polvere minerale raccolta da una costa assolata.

e intanto il lievito madre continua il suo lavoro invisibile.
respira. gonfia. trasforma.

questa focaccia dolce alle albicocche e rosmarino nasce così: da un impasto semplice e lento, da frutta estiva troppo matura per essere ignorata e da quella mia ossessione cronica per le ricette che non riescono a decidere se essere rustiche o eleganti.

la verità è che adoro i dolci che sembrano usciti da un forno dimenticato in mezzo alla campagna, ma che poi, al primo morso, diventano quasi scandalosamente raffinati.

mangiatela tiepida, con il miele che cola ancora lentamente nelle fossette dell’impasto.
e se mentre la assaggiate sentite improvvisamente il bisogno di mollare tutto e trasferirvi in una casa piena di erbe aromatiche, farine e stoviglie scure… tranquilli.

è normale, è una reazione assolutamente normale.
.
Il link alla ricetta è questo 
https://www.sonoiosandra.it/focaccia-dolce-alle-albicocche-e-rosmarino-con-lievito-madre/
in questi giorni feroci e ingarbugliati del mondo, mentre le città diventano alveari incandescenti e gli uomini sembrano aver dimenticato perfino il nome delle stagioni – figurarsi la gentilezza, figurarsi l’amore – resteranno solo i piccoli gesti ostinati a difendere la terra e la nostra umanità.

qualcuno continua a impastare.

ci saranno mani infarinate in cucine troppo calde, finestre aperte sul rumore delle cicale, coltelli che incidono albicocche mature come piccoli cuori arancioni esplosi sotto il sole di maggio.
e mentre tutto fuori correrà verso il proprio incendio, qualcuno lascerà ancora lievitare lentamente un impasto vivo, fragile, respirante.

forse è questo che mi affascina del pane dolce alla frutta.
ha qualcosa di antico. di pagano. di dimenticato.

non sembra una ricetta moderna ma un’offerta lasciata sopra una tavola di legno migliaia di anni fa per convincere gli dèi a non spegnere il raccolto: è dorata, fragrante, profumata e gentile.

le albicocche collassano in forno diventando quasi marmellata selvatica insieme allo zucchero di canna e all’olio, il rosmarino attraversa il burro e il miele con il suo profumo resinoso e feroce, il sale resta sopra come polvere minerale raccolta da una costa assolata.

e intanto il lievito madre continua il suo lavoro invisibile.
respira. gonfia. trasforma.

questa focaccia dolce alle albicocche e rosmarino nasce così: da un impasto semplice e lento, da frutta estiva troppo matura per essere ignorata e da quella mia ossessione cronica per le ricette che non riescono a decidere se essere rustiche o eleganti.

la verità è che adoro i dolci che sembrano usciti da un forno dimenticato in mezzo alla campagna, ma che poi, al primo morso, diventano quasi scandalosamente raffinati.

mangiatela tiepida, con il miele che cola ancora lentamente nelle fossette dell’impasto.
e se mentre la assaggiate sentite improvvisamente il bisogno di mollare tutto e trasferirvi in una casa piena di erbe aromatiche, farine e stoviglie scure… tranquilli.

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2 mesi ago
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8/9
L’hummus sa di polvere calda e pietra antica.
Di mani che impastano pane mentre da qualche parte il vento trascina sabbia contro muri vecchi di millenni.
.
Sa di cucine accese all’alba.
Di limone spremuto.
Di sesamo pestato.
Di tavole basse apparecchiate mentre fuori passano soldati, mercanti, pellegrini, profughi, imperi interi convinti di essere eterni.
.
E invece resta lui.
Una ciotola di ceci schiacciati con olio e sale.
Una cosa povera che attraversa i secoli senza doversi inchinare mai, a nessuno se non alla fame.
.
Forse è per questo che l’hummus appartiene alla Palestina più di qualunque bandiera:
perché certe cucine non sono nazioni, sono memoria che continua a respirare sotto le macerie.
.
Dentro l’hummus c’è il Mediterraneo, c'è il Levante, quando era ancora una strada e non una frontiera.
C’è il fumo dei mercati, il rame ossidato, il bianco accecante del sole sopra i muri, il nero degli ulivi bruciati, le dita unte d’olio, il pane spezzato senza chiedere da che parte stai.
.
E ogni volta che affondo un pezzo di pita in quella crema dorata penso che il cibo più antico del mondo continui a fare l’unica cosa sensata:

NUTRIRE
Non dividere.
Non uccidere.
.
.
la ricetta sta qua:
https://www.sonoiosandra.it/hummus/
Oppure la leggete nel primo commento
**** Le quantità sono da sperimentare personalmente, questa è la ricetta che piace a me 
#hummus #freepalestine🇵🇸 #mediterraneo
L’hummus sa di polvere calda e pietra antica.
Di mani che impastano pane mentre da qualche parte il vento trascina sabbia contro muri vecchi di millenni.
.
Sa di cucine accese all’alba.
Di limone spremuto.
Di sesamo pestato.
Di tavole basse apparecchiate mentre fuori passano soldati, mercanti, pellegrini, profughi, imperi interi convinti di essere eterni.
.
E invece resta lui.
Una ciotola di ceci schiacciati con olio e sale.
Una cosa povera che attraversa i secoli senza doversi inchinare mai, a nessuno se non alla fame.
.
Forse è per questo che l’hummus appartiene alla Palestina più di qualunque bandiera:
perché certe cucine non sono nazioni, sono memoria che continua a respirare sotto le macerie.
.
Dentro l’hummus c’è il Mediterraneo, c'è il Levante, quando era ancora una strada e non una frontiera.
C’è il fumo dei mercati, il rame ossidato, il bianco accecante del sole sopra i muri, il nero degli ulivi bruciati, le dita unte d’olio, il pane spezzato senza chiedere da che parte stai.
.
E ogni volta che affondo un pezzo di pita in quella crema dorata penso che il cibo più antico del mondo continui a fare l’unica cosa sensata:

NUTRIRE
Non dividere.
Non uccidere.
.
.
la ricetta sta qua:
https://www.sonoiosandra.it/hummus/
Oppure la leggete nel primo commento
**** Le quantità sono da sperimentare personalmente, questa è la ricetta che piace a me 
#hummus #freepalestine🇵🇸 #mediterraneo
L’hummus sa di polvere calda e pietra antica.
Di mani che impastano pane mentre da qualche parte il vento trascina sabbia contro muri vecchi di millenni.
.
Sa di cucine accese all’alba.
Di limone spremuto.
Di sesamo pestato.
Di tavole basse apparecchiate mentre fuori passano soldati, mercanti, pellegrini, profughi, imperi interi convinti di essere eterni.
.
E invece resta lui.
Una ciotola di ceci schiacciati con olio e sale.
Una cosa povera che attraversa i secoli senza doversi inchinare mai, a nessuno se non alla fame.
.
Forse è per questo che l’hummus appartiene alla Palestina più di qualunque bandiera:
perché certe cucine non sono nazioni, sono memoria che continua a respirare sotto le macerie.
.
Dentro l’hummus c’è il Mediterraneo, c'è il Levante, quando era ancora una strada e non una frontiera.
C’è il fumo dei mercati, il rame ossidato, il bianco accecante del sole sopra i muri, il nero degli ulivi bruciati, le dita unte d’olio, il pane spezzato senza chiedere da che parte stai.
.
E ogni volta che affondo un pezzo di pita in quella crema dorata penso che il cibo più antico del mondo continui a fare l’unica cosa sensata:

NUTRIRE
Non dividere.
Non uccidere.
.
.
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**** Le quantità sono da sperimentare personalmente, questa è la ricetta che piace a me 
#hummus #freepalestine🇵🇸 #mediterraneo
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L’hummus sa di polvere calda e pietra antica. Di mani che impastano pane mentre da qualche parte il vento trascina sabbia contro muri vecchi di millenni. . Sa di cucine accese all’alba. Di limone spremuto. Di sesamo pestato. Di tavole basse apparecchiate mentre fuori passano soldati, mercanti, pellegrini, profughi, imperi interi convinti di essere eterni. . E invece resta lui. Una ciotola di ceci schiacciati con olio e sale. Una cosa povera che attraversa i secoli senza doversi inchinare mai, a nessuno se non alla fame. . Forse è per questo che l’hummus appartiene alla Palestina più di qualunque bandiera: perché certe cucine non sono nazioni, sono memoria che continua a respirare sotto le macerie. . Dentro l’hummus c’è il Mediterraneo, c'è il Levante, quando era ancora una strada e non una frontiera. C’è il fumo dei mercati, il rame ossidato, il bianco accecante del sole sopra i muri, il nero degli ulivi bruciati, le dita unte d’olio, il pane spezzato senza chiedere da che parte stai. . E ogni volta che affondo un pezzo di pita in quella crema dorata penso che il cibo più antico del mondo continui a fare l’unica cosa sensata: NUTRIRE Non dividere. Non uccidere. . . la ricetta sta qua: https://www.sonoiosandra.it/hummus/ Oppure la leggete nel primo commento **** Le quantità sono da sperimentare personalmente, questa è la ricetta che piace a me #hummus #freepalestine🇵🇸 #mediterraneo
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