klimt, Il bacio, il bacio-pane ripieno di Mediterraneo

Nelle mie solite scorribande ho
scoperto un contest che mi intriga molto, parla di almeno due delle
cose che più mi piacciono: il cibo e l’arte….. così quando ho trovato Elisa con le sue contaminazioni  me ne sono innamorata ed è stato come invitare il cavallo a correre… Il mio cervello è partito, si è perduto in sogni lontani e quadri perduti, immagini sfocate di bambina e ricordi  di mostre ed emozioni. Si, emozioni perché un quadro, un’opera d’arte di un grande maestro, suscita emozioni. Davanti a un Monet, un Manet, un Renoir un Leonardo…. non ditemi che rimanete indifferenti, mi deludereste troppo.
Non capisco molto l’arte moderna, mi sento più in sintonia con gli impressionisti, con il neo-liberty o con i grandi del nostro Rinascimento. Sarà che vivendo a Firenze sono stata influenzata da tante di quelle bellezze che è difficile non appassionarsi. Quando ero una giovincella mi ricordo di aver  fatto forca svariate volte con le mie amiche: loro se ne andavano al Giardino di Boboli a perder tempo e io me ne andavo per musei. All’epoca gli studenti avevano forti sconti e io non facevo colazione perché con quei soldi riuscivo ad  entrare nella galleria degli Ufizi. Ho passato ore seduta davanti alla Primavera di Botticelli o davanti al Tondo Doni di Michelangiolo o all’Annunciazione di Leonardo da Vinci: mi sedevo e provavo a ricopiare da loro, dai maestri. Ho riempito blocchi di schizzi, di particolari, di disegni. Ricordo che, come tutti gli studenti ero sempre al verde. Per comprare i carboncini o la sanguigna (matita morbida sul color rosso sangue, da li il nome) e la carta rinunciavo alle sigarette di una settimana…..
Ve la immaginate voi una ragazzina di 15 anni, brufolosa, secca secca e arruffata  seduta davanti al dipinto di Leonardo con il blocco e la matita in mano che copia per ore?  Che cosa avranno pensato vedendomi?
Scusate, un tuffo nel passato…
Comunque, io crescevo con negli occhi questo…..

Le ninfee di Claud Monet, o

Le dejeuner des canotiers di Renoir

o Rembrant o Picasso o Dalì o Boccioni e scusate se non posso metterli tutti…..

Ma il mio preferito in assoluto è LUI  Gustav Klimt….
Quindi, la mia scelta è caduta forse su una delle sue più conosciute opere

IL BACIO 

Il bacio così sensuale e avvolgente, i due amanti abbracciati e fusi in una sola cosa  sopra un tappeto di fiori, in estasi.

Klimt ha vestito i suoi personaggi con una lunga tunica,
che permette di avvolgerli in una intimità unitaria che lascia
scoperti solo le braccia, la faccia ed il ginocchio della donna dando
l’impressione della nudità e semplicità della passione. I sentimenti
sono nello stesso tempo autentici ed individuali ma corrispondenti ai
ruoli: il senso di totale abbandono e dedizione della donna piegata,
nei confronti dell’uomo, rappresentato proteso in avanti, in
atteggiamento di forza protettiva e tenerezza nei confronti di chi si
abbandona totalmente a lui. In realtà non si tratta di un vero e proprio
Bacio passionale ma pur tuttavia c’è tutto il sentimento che Il Bacio esprime nell’unione tra Uomo e Donna. Il Bacio infatti è forse l’atto d’amore
di più profonda intimità tra gli amanti, più che il rapporto sessuale
vero e proprio. Tanto è vero che le prostitute non baciano i loro
clienti ma solo il loro Uomo.
Il Bacio di Gustav Klimt è l’universale concreto del Bacio: si sente la cultura, la sovrastruttura che avvolge la natura,
ma non la soffoca anzi ne valorizza le espressioni naturali, impreziosendole ed arricchendola di valori simbolici. Il Bacio è un’opera così completa che con il Bacio Gustav Klimt ha detto tutto: dopo il Bacio infatti Gustav Klimt attraverserà una crisi esistenziale ed artistica: la stessa crisi che affronterà l’impero austriaco e la città di Vienna. Un parallelo con l’ultimo bagliore dei mosaici con lo sfondo color oro del mondo bizantino? “

Dopo aver deciso il mio quadro bisognava trovare qualcosa lo rappresentasse… come sempre mi sono lasciata trovare. Ho ricevuto in dono un pacco di farine dal Molino Chiavazza in questi giorno e, dato che ancora non ero riuscita a combinare niente per mancanza di tempo ieri ho deciso che mi sarei presa 2 orette di ferie e…….ho panificato!
Si perché io quando ho bisogno di rilassarmi panifico: c’è chi va in palestra, c’è che suona, chi ascolta musica, chi balla, chi fa shopping. Io panifico, ascolto un po’ di buona musica e panifico…..
Ma come legare “Il Bacio” di Klimt al pane? Ci voleva un’idea un po’ avventurosa…..eccola….

Bacio di pane farcito – contaminazione di farina bianca  00, farina integrale e farina di farro

E’ un pane sensuale, un pane che si incrocia e che si fonde in una unica forma ma con due impasti fatti con farine diverse, una fusione di farine come fosse amore,  un bacio di sapori e di colori mediterranei e dorato di semi di sesamo in superficie. Una contaminazione di sapori dentro la morbida pasta Madre solo da gustare e godersi insieme alle persone che ami: un bacio insomma!

 Ho scelto con cura le farine, per il pane bianco la farina Manitoba  del Molino Chiavazza, per la parte integrale ho scelto farina integrale e farina di farro in parti uguali. Ho usato il lievito di birra sciolto in acqua calda e miele, dell’olio d’oliva extra vergine  e ho impastato con forza e amore. Ho concentrato tutte le emozioni su quella spianatoia e ho ottenuto due impasti morbidi ed elastici che ho messo a lievitare coperti in un panno di lino. Ho aspetto 3 ore e ho cominciato a dividere gli impasti. Ne ho preso una parte del bianco e l’ho stesa non con il mattarello ma con le mani, con pazienza fino a che non è diventata quasi un rettangolo di 20 cm x 40 (molto approssimativo e molto poco rettangolo!). La stessa cosa ho fatto con la l’impasto integrale. A questo punto ho farcito i 2 impasti con  dei pallini sparsi di nduja calabrese,  con delle fette di provola dolce e delle olive nere sotto sale denocciolate. Il ripieno decidetelo voi, io non ho voluto esagerare, soprattutto con la nduja!  Ho chiuso i bordi dei rettangoli facendo l’effetto smerlo come vedete sopra e ho cominciato ad unirli come in un bacio, in una treccia, in una fusione delle due paste madri. E’ stata una soddisfazione, è stata una celebrazione… avere fra le mani quella pasta a modellarla come quasi fosse davvero un’opera d’arte……
Ho spennellato con abbondante olio di olive a ho cosparso la superficie di semi di sesamo. Infornato il tutto a 200° per circa 30 minuti – forno ventilato – e poi guardatelo, toccatelo, chiedetegli se è cotto: lui vi risponderà!

 Tolto dal forno proprio dieci minuti prima di cena, in modo che si freddasse ma non troppo, ho apparecchiato e appoggiato il pane in mezzo al tavolo su un grosso tagliere di legno.
Si è fatto uno strano silenzio, tutti a guardare e aspettavano che io alzassi il coltello e cominciassi a tagliare….. Il silenzio è continuato anche dopo, forse era anche maggiore….

Alla fine un commento del mio compagnoo, che come sapete è molto pignolo: Sandra, è ….incredibile…

Ve lo immaginate il mio sorriso? La RANA DALLA BOCCA LARGA, sono diventata la rana dalla bocca larga  e gli occhi sembravano fari luminosi nel buio della notte….. sono queste le piccole soddisfazioni della vita?

Con questa ricetta partecipo al contest di Elisa, Contaminazioni. Food and ….

Toponi, topolini, rattoni: buona V I T A !!!!

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9 commenti

  1. Ancora un'idea originale!! peccato la foto in alto non permetta di apprezzare inpieno la tua realizzazione: ma la trovata è ottima (come penso anche il pane :-))))))!
    Brava
    Dani

  2. Io quando vado in un museo mi fiondo subito nelle sezioni degli impressionisti o dei nostri pittori del rinascimento e rimango lì a fissare il quadro con meraviglia … come ti capisco 🙂

    1. Ecco, proprio così, io rimango sbalordita a bocca aperta in ammirazione….. non devo essere un bello spettacolo ripensandoci!!! ^_^

  3. Eccoci! Va benissimo! Hai centrato in pieno il senso del mio contest e ti ringrazio moltissimo per questa bella ricetta abbinata a un quadro che adoro! 🙂

    p.s. la mia testolina sta lavorando per il tuo contest…ce la farò! 😀

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