
Musica per l’impasto

la vita da una parte prende da un’altra da. lo fa sempre, di continuo, senza esclusione di colpi, senza discriminazione, senza che nessuno possa intercedere. e così ti ritrovi a cercare il bello dentro le cose terribili e a cercare di capire quale è il messaggio, cosa devi imparare da quella cosa.
fa male, fa un male cane però. la mia tendenza di solito è du sguazzarci dentro in tutto quel dolore. lo analizzo, lo giro e lo rigiro in una mattina in cui non riesci a dormire, mentre la notte diventa alba e il buio diventa meno fitto. l’ho evitato per svariati mesi, adesso ci devo fare i conti, come sempre. e questa volta se ne va via un altro pezzetto della mia vita, una amica così bella che perderla mi dilania. una morte annunciata, l’attesa è la cosa più terribile. aspettare. aspettare un miracolo perchè lei ci ha abituato ai miracoli fin da sempre.
ma vederla mentre si spegne lentamente con coraggio e dignità è come se qualcuno mi infilasse un dito sempre nella stessa ferita, il coltello nella piaga insomma.
un altro numero di telefono che non potrò più chiamare, che non mi manderà più messaggi, che lascerà un vuoto grande. ci siamo salutate, ci siamo dette tutto, ci siamo ringraziate per essere state l’una nella vita dell’altra. una fortuna essersi trovate in questa vita. nella prossima le ho promesso che la trovo, mi ci volesse un secolo ma la ritrovo.
comunque, meglio finirla a tarallucci e vino, o, se vogliamo a cappelletti e porcini!
la ricetta non è difficile, ci vuole un po’ di attitudine alla cucina, un pochina di mamualità, la solita scorta di pazienza, ingredienti genuini, tempo a disposizione, musica buona e un bicchieredi Chianti sul piano di lavoro.


