Pane senza impasto croccante (facile): con riso venere e alveoli rustici

questo pane senza impasto è facile, croccante fuori e morbido dentro. Non serve impastare: bastano pieghe e tempo.

Pane senza impasto croccante (facile): con riso venere e alveoli rustici

questo è un pane senza impasto da fare senza fretta, di quelli che lavorano da soli. dentro resta morbido, fuori croccante, e il riso venere gli regala un colore scuro e un profumo che non passa inosservato.

non esattamente veloce, diciamo che ha bisogno di poco tempo di lavorazione ma ha comunque bisogno di attenzioni, io lo faccio quando sono a casa a ciondolare, quasi sempre di Domenica… direi che è una ricetta perfetta per quando fuori piove.

ci sono impasti che chiedono mani, forza, controllo. e poi ci sono questi: li mescoli, li lasci lì e loro fanno il loro mestiere in silenzio. il tempo passa, l’impasto cambia, prende aria, si muove piano come se sapesse già dove andare. tu nel frattempo fai altro: leggi, dormicchi, fai esercizi, guardi piovere o anche niente, il dolce far niente. e quando torni, lui è pronto. non perfetto — vivo.

lo vedi cambiare ad ogni piega, prende corpo, si monta la testa, incorpora il riso nei suoi alveoli, diventa soffice e caldo e a ogni piega diventa più “intessuto” di aria e di profumi.

per il passaggio in forno dovete preparavi, dovete fare come Ulisse con le sirene, vi dovete legare a una sedia e tappare la bocca, il profumo è assolutamente affascinante e toglie ogni forma di volontà propria.

e poi lo sforni. il resto non conta più.

Musica consigliata per l’impasto

Lorde, Green Light

Pane senza impasto croccante (facile): con riso venere e alveoli rustici
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Crackers croccanti con esubero di licoli al sesamo nero – ricetta facile e zero sprechi

Crackers croccanti con esubero di licoli al sesamo nero

Crackers croccanti con esubero di licoli al sesamo nero

Oggi il giorno e la notte si guardano negli occhi e, per un attimo preciso, smettono di litigare.

È l’equinozio di primavera.
Una soglia. Non una data.

C’è chi pulisce casa, chi apre le finestre, chi fa liste di buoni propositi.
E poi ci siamo noi, che impastiamo.

Perché certe cose non si spiegano: si mescolano.

Farina, acqua, esubero di licoli — scarti vivi, ribelli, che non vogliono essere buttati via.
Un po’ come certe versioni di noi.

I semi, quelli che vanno piantati prima dell’inverno perchè devono stare al caldo sotto la terra nera e la neve bianca, oggi sono semi speciali.

Oggi i nostri semi sono antenne.
Assorbono luce nuova, si caricano di promesse, di sussurri antichi.
Se le scaldi tra le dita rilasciano odori che sembrano ricordi che non sapevi di avere.

I semi sono le nostre antenne.
Assorbono luce nuova, si caricano di promesse, di sussurri antichi.
Se le spezzi tra le dita, rilasciano odori che sembrano ricordi che non sapevi di avere.

, oggi, non sono solo erbe.
Sono antenne.
Assorbono luce nuova, si caricano di promesse, di sussurri antichi.
Se le spezzi tra le dita, rilasciano odori che sembrano ricordi che non sapevi di avere.

Le streghe — quelle vere — non volano.
Impastano.
Trasformano.
Aspettano.

Sanno che ogni equilibrio è solo temporaneo,
che ogni luce ha bisogno della sua ombra per esistere.

Crackers croccanti con esubero di licoli al sesamo nero

Musica per l’impasto

Djo, End of Beginning

Questi crackers nascono così:
da un avanzo, da un passaggio, da un momento sospeso tra ciò che finisce e ciò che comincia.

Croccanti, imperfetti, un po’ selvatici.
Come la primavera quando non ha ancora deciso cosa diventare.

Se ti stai chiedendo come usare l’esubero di licoli, questa è una risposta semplice.
Se invece cercavi solo qualcosa di buono, croccante e fatto in casa… ci siamo capiti

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Pane Novecento di Pontassieve: la Ricetta Originale del Dolce Arrotolato con Marmellata di Albicocche

Il Pane Novecento di Pontassieve: nel dopoguerra i paesi avevano fame, ma avevano anche memoria. E nei forni dei piccoli borghi la memoria prendeva spesso la forma del pane.

Pane Novecento di Pontassieve: la Ricetta Originale del Dolce Arrotolato con Marmellata di Albicocche

Nel mio paese, esattamente fra Pontassieve e San Francesco, nel cuore del borgo storico, c’erano allora quattro fornai: il Mannelli, il Trotta, Gallina e un altro Mannelli e poi la bottega di S.Francesco di Sciascia al di là del ponte dei Frati (Ponte Mediceo costruito in mattoni rossi verso la metà del 1500 per conto di Cosimo I de’ Medici). Quattro botteghe, quattro mani infarinate, quattro modi diversi di tenere viva la stessa antica arte. Il pane non si buttava mai, naturalmente. Gli scarti dell’impasto del giorno venivano “riaggiustati”, come si diceva allora: un po’ di farina, un po’ di zucchero, qualche uovo quando c’erano, un po’ di burro e quel tanto di fantasia che nasce quando bisogna arrangiarsi.

Fu così che uno di quei fornai ebbe un’idea semplice e geniale: stendere quella pasta recuperata, spalmarci dentro della marmellata di albicocche e arrotolarla su se stessa. Ne uscì un pane diverso dal solito, morbido, profumato, con due punte più croccanti e con quel cuore dolce che compariva a spirale quando lo si tagliava.

Il Pane Novecento di Pontassieve cominciò così: non come una ricetta scritta, ma come un gesto di bottega. Poi accadde la cosa più naturale che potesse succedere in un paese: la ricetta uscì dal forno e entrò nelle case. Ogni famiglia iniziò a rifarlo a modo suo. Chi aggiungeva più zucchero, chi più burro, chi usava una marmellata fatta in casa, chi lo lasciava appena dolce, quasi un pane.

Col tempo nacquero tante piccole varianti quanti erano i tavoli di cucina.

La mia ricetta è quella di mia nonna, forse addirittura della mia bisnonna. Comunque è la ricetta di famiglia.

L’ho ritrovata qualche anno fa mettendo a posto vecchie scartoffie: fogli ingialliti dal tempo e profumati di zucchero, arrotolati e legati con un filo rosso, lasciati in un cassetto a fare da memoria.

È stato un tuffo al cuore ritrovarli: scritture semplici, errori ortografici, patacche di zucchero e di burro, le stesse ricette ripetute più volte con piccole varianti. Profumo di casa e tanta nostalgia.

Poi, proprio in questi giorni, è saltato fuori Andrea, il Boccia, della Pizzeria Centrale , che mi ha chiesto se conoscevo la ricetta o comunque com’era la “mia” del Pane Novecento di Pontassieve. Mi ha raccontato che anche Slow Food si sta interessando a questo dolce antico e che c’è persino l’idea di farne un presidio, anche se la strada è ancora lunga.

Così ho colto l’occasione per tornare a sentire i profumi di quando ero bambina.

Negli anni me ne sono quasi dimenticata. Mia figlia no: ha detto che il Pane Novecento lo aspettava a gloria.

E allora adesso andiamo con la ricetta rielaborata con dieci anni di esperienza in lievitazioni e pani…..

Pane Novecento di Pontassieve: la Ricetta Originale del Dolce Arrotolato con Marmellata di Albicocche

Musica per l’impasto

End of Beginning, Djo

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