Babaganoush: salsa di melanzane mediorientale

Babaganoush: salsa di melanzane mediorientale

Babaganoush: salsa di melanzane mediorientale: lo so, non è tempo di melanzane.
questa ricetta, infatti, è stata fatta e fotografata questa estate. ma concedetemi questa licenza culinaria, questa deviazione dal calendario meteorologico della cucina. d’inverno ci sono i cavoli, i porri, le cicorie, i radicchi, le patate, e quelli si dovrebbero usare. ma questa ricetta, perdonatemi, mi arriva direttamente dal cuore.

ho sempre avuto una predilezione istintiva per i paesi del mediterraneo, soprattutto per quelli africani. una curiosità profonda, un’attenzione costante per la cucina del levante. e da quando sono stata in marocco, lo scorso settembre, per celebrare il matrimonio di mia figlia con il mio son in law (definizione che ci ha fatto sbellicare dalle risate e che mi ha provvidenzialmente aiutata a superare il controllo passaporti all’aeroporto di Marrakech: è stato il mantra del soggiorno e resiste tuttora, regalando sorrisi ogni volta che ci vediamo), ho capito perché.

nonostante i quaranta gradi all’ombra, l’aria secca e polverosa, il rumore, il caos, tutta quella luce a me accende il cuore.
e poi i colori, soprattutto il rosso — Marrakech non è chiamata “la città rossa” per caso — i profumi, gli occhi scuri e profondi, la dolcezza e la gentilezza verso le persone: tutte cose che mi affondano dentro. e penso che sì, forse l’umanità è anche bella.

forse siamo capaci di cose belle, non solo di cattiveria e odio. forse c’è ancora una speranza. forse non esistono solo persone avide, come potrebbe sembrare in questi tempi bui e tristi. forse esiste ancora la gentilezza: una porta tenuta aperta per farti passare, un bicchiere d’acqua offerto a una sconosciuta appena uscita dall’hammam, fresca e luminosa in un bicchiere di terracotta, il sorriso di un ragazzo che ti guarda e ti aiuta ad attraversare, a te straniera nella sua città.

il mio aspetto esteriore mi ha aiutata molto in marocco. sono burrosa, morbida di forme, abbondante. a differenza di noi occidentali, loro amano le forme morbide e non le ossa sporgenti. la pelle chiarissima, gli occhi verdi, i capelli lunghi e bianchi: tutto questo rientra nei loro canoni di bellezza.
capite, quindi, che mi sono sentita una principessa.
invecchiata, sì.
ma pur sempre una principessa.

poi sono tornata a casa…. ha ha ha

ma mi sono innamorata di nuovo, e ancora, della loro cucina. una cucina di condivisione, di aggregazione, di rapporti umani, come quella italiana. in fondo siamo tutti popoli affacciati sullo stesso mare, il mare nostrum, come lo chiamavano gli antichi romani, e l’italia in particolare è circondata e sorretta amorevolmente dalle sue acque. in fondo siamo tutti figli della stessa terra.

e quindi capite che questa ricetta è un pezzetto di cuore, una carezza per le anime, un sorriso quando tutto va storto, una mano appoggiata sulle spalle.

Babaganoush: salsa di melanzane mediorientale

Musica da ascoltare

Kanye West, Runaway

il babaganoush nasce dove la terra è dura e il sole è inclemente, nasce nel Levante mediterraneo: Libano, Siria, Palestina, Armenia, Turchia meridionale. una geografia senza confini netti, come tutte le cucine vere. prima delle nazioni, prima delle bandiere, prima delle linee tracciate sulle cartine c’era solo il fumo.

il nome è già una storia.
Bābā vuol dire padre, ghanūj qualcosa come “coccolato”, “viziato”, “capriccioso”.
la leggenda racconta di un vecchio senza denti, a cui si preparava questa crema morbida, affumicata, gentile. un cibo che non si morde, ma resta. un cibo che accudisce, un cibo che regala solo amore.

la tecnica è antica e brutale:
melanzane intere buttate sul fuoco vivo, sulla brace, direttamente sulla fiamma. la buccia si carbonizza, la polpa collassa, l’acqua se ne va. non si cerca la bellezza, si cerca la trasformazione. è una cucina che accetta la perdita per ottenere profondità.

poi arriva il sesamo, sotto forma di tahina: seme macinato fino a diventare crema, memoria concentrata. aglio, limone, sale. niente di superfluo. ogni ingrediente ha un ruolo, nessuno fa scena.

il babaganoush è nato come cibo povero, da tavola condivisa, da pane spezzato, non si serviva in porzioni: si metteva al centro.
e non si mangiava in silenzio: si parlava, si discuteva, si aspettava.

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Pane Taboon e Ful Mudammas: la colazione di Gaza

il pane della resistenza

Pane taboon e ful mudammas

Volevamo liberare la Palestina, ma la Palestina sta liberando noi

credo non ci sia molto altro da dire in questo mondo di propaganda continua, di telemeloni, di sionisti del cavolo, di gente che non conosce empatia o pietà, in questo mondo che chiede “DEFINISCI BAMBINO”, che tratta chi porta aiuti come terroristi e li maltratta fisicamente e li denigra, in questo mondo in cui un governo non riporta a casa i suoi cittadini ma lascia che sia la compagnia aerea turca a farlo. 

cosa c’è da aggiungere se non scendere in piazza e farsi vedere, farsi sentire e portare con noi il nostro dolore, che non è niente in confronto al genocidio di Gaza e del popolo palestinese  perpetrato da Israele e dal suo governo sionista e nazista.

e allora, siamo scesi in piazza per liberare la Palestina ma la Palestina ha liberato noi: ci ha restituito la libertà di sentire, anche il dolore, ci ha restituito l’empatia, ci ha fatto popolo di nuovo nonostante tutte le sciocchezze, le pochezze, le inattitudini dei nostri ministri, ha tirato fuori dai salotti di casa quelli che ancora “sentono”, quelli che preferiscono i sentimenti e i valori invece del più becero capitalismo, al consumismo sfrenato. soprattutto ha mostrato a tutti le loro facce, la loro ignavia, la loro cattiveria.

e che cosa faremo il giorno della memoria? quale genocidio ricorderemo con le nostre false facce di mer@a?

Pane Taboon e Ful Mudammas

musica per l’impasto

Walkin’ On The Sun, Smash Mouth

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Bolani afgani ripieni

La Ricetta che Cura Tutto (Anche l’Ansia da Viaggio)”

Bolani afgani ripieni

— Ragazzi… indovinate un po’? Sto per volare in Marocco.
— Ma tu?! L’aereo?! 😱
— Sì… “mi perdo, mi imbrano, aiuto!” version deluxe all’aeroporto internazionale.
— Inglese, francese… ce la fai?
— Due parole in croce. Tanto per sembrare internazionale. Spoiler: inutile.

— E allora perché ci vai?
— Mia figlia! Già sposata con Ossama in Italia, ora fa la cerimonia del matrimonio marocchino… e io non potevo mancare, ansia o non ansia, pippe su pippe: e se quando scendo mi perdo? mi ritroverò, o, mi ritroveranno!
— E l’ansia?
— Ah, quella la combatto così: impasto.

Girare la pasta → stendere → farcire → arrotolare… e puff! Ansia volatilizzata (o quasi).

— Bolani afgani in Marocco?
— Eh, non centrano nulla. Ma sono croccanti fuori, morbidi dentro… e molto più affidabili degli aeroporti internazionali.

— Insomma… sei pronta?
— Pronta? Io? No. Ma ho i bolani. E a volte, Sandra + impasto = miracoli.

Bolani afgani ripieni

musica per l’imbarco…..

Na Le, Omiki

a parte le comiche, mi mette ansia scendere all’aereoporto di Marrakesh perchè è un aereoporto internazionale e io non sono abituata a viaggiare da sola per aereoporti internazionali con le mie due parole di inglese e due di francese….

“io speriamo che me la cavo”, non mi rimane che dire cos’, ma non potevo proprio non andare al matrimonio marocchino della Luce dei miei occhi, proprio non era cosa, è stata una dura battaglia fra la mente (che mente e mi teneva al sicuro e quindi mi diceva che non dovevo andare) e la “madre” che era inca@@ata come una furia perchè tentennavo. comunque, il biglietto l’ho comprato, mi accompagnano alle quattro di notte a Pisa e quindi, per fortuna, mi tocca andare!

Quindi, ragazzi, se vi vedete passare una Sandra con occhi sgranati, valigia piena e farina fino alle ginocchia, sappiate che non è magia: è solo la terapia dell’impasto. E i bolani? Croccanti fuori, morbidi dentro, un abbraccio commestibile per chiunque abbia bisogno di ridere… soprattutto di sé stesso.

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