Polpette di pane raffermo: la ricetta anti-spreco facile e golosa

le polpette di pane raffermo sono una delle cose più buone della mia infanzia, della mia adolescenza e dell’età adulta. un ricordo bellissimo.

Polpette di pane raffermo: la ricetta anti-spreco facile e golosa

mia nonna aveva con il pane raffermo una relazione che definire “complicata” è poco. buttarlo via non era un’opzione, era un crimine. un reato contro l’umanità, roba da tribunale dell’Aj, per lei il pane era equiparabile ai gioielli di famiglia, e, se per sbaglio vedeva un tozzo di pane nella spazzatura, ti guardava come se avessi appena confessato un omicidio.

e quando il pane raggiungeva quel livello di durezza da poter essere scambiato per un mattone — utile in caso di crollo strutturale della cucina — lei non si scomponeva. anzi, sorrideva. perché sapeva che era arrivato IL momento. il momento delle polpette.

niente ricetta scritta, sia chiaro. quella era roba per i deboli. lei procedeva a intuito, con dosi tipo “un po’”, “quanto ci sta bene” e il leggendario “si capisce dall’impasto” (no, non ho mai capito cosa si dovesse capire, ma fingevo di annuire con aria competente). il pane veniva ammollato nel latte fino a diventare una poltiglia che definire “appetitosa” a vederla richiedeva un certo atto di fede — ma poi, mescolata con uovo, formaggio aglio e prezzemolo, quella poltiglia sospetta si trasformava in oro.

e lì cominciava lo spettacolo: lei friggeva, io rubavo. un classico dell’ingegneria familiare, perfezionato nei decenni. mi scottavo le dita tutte le volte, e tutte le volte giuravo che non l’avrei fatto più, e invece lo rifacevo cinque secondi dopo. lei fingeva indignazione (“ma si può sapere quante ne mangi PRIMA di cena?”) mentre nel frattempo ne teneva già da parte un’altra scorta, “giusto per me”.

oggi rifaccio quelle polpette e, diciamocelo, il livello di dramma che ci metto è rimasto identico al suo. non sarà la stessa mano, ma il crimine anti-spreco resta un affare di famiglia.

Polpette di pane raffermo: la ricetta anti-spreco facile e golosa

Musica consigliata per l’impasto e la frittura

You can call me al (Paul Simon Cover) – Dwayne Gretzky

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Carpaccio di manzo con cocomero, parmigiano e cipolla

Carpaccio di manzo con cocomero, parmigiano e cipolla

dice, dice, che forse l’anticiclone delle Azzorre riuscirà finalmente a prendere a pedate quello africano e a rispedirlo da dove è venuto. dice, dice, dalla seconda settimana di agosto, però. nel frattempo continuiamo a friggere allegramente nei nostri quaranta gradi quotidiani, con il ventilatore che sposta solo aria calda e il forno che è diventato un oggetto puramente decorativo.

dice, dice, che torneranno le temperature normali. che ormai, tradotto dal meteorologese all’italiano corrente, significa stare intorno ai trentacinque gradi. una volta i trentacinque erano una giornata rovente, oggi sembrano quasi una promessa di refrigerio. è incredibile come ci si abitui a tutto.

e allora il problema diventa sempre lo stesso: cosa si mangia quando fa così caldo? perché la fame non va in vacanza, ma la voglia di cucinare sì. accendere i fornelli è come pensare di entrare nell’antro dell’inferno, il forno è bandito fino a nuove perturbazioni e anche preparare piatti elaborati richiede un entusiasmo che, con queste temperature, se n’è andato insieme alla primavera.

così ci si arrangia. si cercano ingredienti freschi, si prova ad accostare sapori che normalmente non si incontrano e si scopre che basta davvero poco per cambiare faccia a un piatto conosciuto.

questo carpaccio nasce proprio così. da un piccolo pezzo di controfiletto affettato a mano, in fettine non troppo sottili, perché mi piace che la carne conservi una certa consistenza sotto i denti. l’ho condito semplicemente con un buon olio extravergine, sale e pepe, poi ho aggiunto una cipolla tagliata finissima, qualche scaglia di Parmigiano e dei piccoli cubetti di cocomero.

sì, cocomero: era nel frigorifero che mi sorrideva con tutti i suoi semini e io non ho resistito, quello che in estate finisce quasi sempre mangiato da solo, ben freddo, e che invece qui diventa un ingrediente vero e proprio. porta una nota dolce e acquosa che alleggerisce la sapidità del Parmigiano e accompagna la carne senza coprirne il sapore. la cipolla, affettata sottilissima, aggiunge il carattere necessario a tenere insieme tutto il piatto.

il risultato è un carpaccio diverso dal solito: fresco, leggero, pronto in pochi minuti e perfetto quando il termometro sembra essersi dimenticato come si scende sotto i trenta gradi. è uno di quei piatti che non hanno bisogno di grandi spiegazioni. si preparano, si portano in tavola e ci si accorge che, anche con il caldo più ostinato, mangiare bene è ancora possibile.

in fondo l’estate è anche questo: cambiare prospettiva, alleggerire la cucina e lasciarsi sorprendere da abbinamenti che, sulla carta, sembrano insoliti e invece funzionano benissimo. e se davvero l’anticiclone delle Azzorre arriverà a salvarci, tanto meglio. nel frattempo, almeno, ci consoliamo con un piatto fresco.

P.S. e se volete fare il pane c’è sempre quello in padella !

chiave di viollino

ólafur arnalds – only the winds

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Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li: Croccante Fuori e Morbida Dentro

Questa schiacciata proteica con farina di ceci nasce in uno di quei momenti pericolosi in cui ti dici: “fammi provare una cosa”.
E chi panifica lo sa benissimo che da lì in poi può succedere di tutto. Può uscire una meraviglia oppure un disco volante commestibile dalla consistenza sospetta. Non esistono vie di mezzo.

Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li

Negli ultimi tempi mi sono fissata con gli impasti un po’ diversi dal solito: farine più rustiche, sapori meno neutri, lievitazioni lente e quelle consistenze che all’inizio ti fanno pensare “questa roba non starà mai insieme”. E invece poi succede. Succede quasi sempre quando smetti di voler controllare tutto.

La farina di ceci, diciamolo subito, ha un carattere preciso. Non è una di quelle farine educate che si fanno mettere in riga facilmente. Ha un sapore pieno, riconoscibile, leggermente tostato, quasi caldo. Se ne sta lì e si fa sentire. E proprio per questo in una schiacciata funziona benissimo, perché non sparisce dentro l’impasto ma gli dà personalità.

Io volevo una schiacciata proteica che fosse davvero buona. Non “buona per essere proteica”. Buona e basta. Croccante sotto, piena di bolle sopra, morbida dentro e con quella superficie lucida d’olio che già mentre cuoce ti fa perdere dignità davanti al forno.

Perché usare la farina di ceci nella schiacciata proteica

La farina di ceci cambia completamente il sapore dell’impasto. Lo rende più rustico, più intenso, quasi tostato. Ma soprattutto rende questa schiacciata molto più interessante rispetto alla classica focaccia bianca.

Negli ultimi anni le ricette proteiche sono esplose ovunque, ma spesso il risultato finale è triste: consistenze asciutte, sapori anonimi e quell’aria da “sto facendo la brava”. Qui invece no. Qui si parla di una schiacciata vera, generosa, piena di profumo.

La farina di ceci porta proteine vegetali, ma anche una consistenza particolare che, se trattata bene, regala una mollica soffice e molto umida. Serve solo capire che ha bisogno dei suoi tempi. Non ama la fretta e non ama essere trattata come una farina forte classica.

Ed è proprio questo il bello. Ogni tanto uscire dalle farine abituali obbliga a cambiare approccio, e spesso è lì che iniziano le cose interessanti.

Consigli per un impasto ad alta idratazione

Ed è proprio questo il bello. Ogni tanto uscire dalle farine abituali obbliga a cambiare approccio, e spesso è lì che iniziano le cose interessanti.

Qui bisogna fare pace con una verità: l’impasto sarà morbido. Molto morbido.
Probabilmente abbastanza da farti dubitare delle tue capacità panificatorie a metà preparazione. È normale.

Gli impasti ad alta idratazione sembrano sempre sul punto di sfuggirti di mano, ma è proprio quell’acqua in più che crea le bolle, la leggerezza e quella consistenza quasi cremosa della mollica.

Il consiglio principale è semplicissimo: non aggiungere farina a caso presa dal panico. Lo so che la tentazione arriva. Arriva sempre. Ma se inizi a correggere continuamente l’impasto rischi di perdere proprio quella struttura soffice che rende speciale questa schiacciata proteica.

Meglio fare qualche piega in più e lasciare lavorare il tempo. La farina di ceci deve assorbire lentamente l’acqua e amalgamarsi bene con il resto dell’impasto. Dopo il riposo cambia completamente consistenza.

Come cuocere la schiacciata proteica senza “bruciarla”

Io l’ho preparata con il li.co.li perché adoro il sapore che riesce a sviluppare nelle lunghe lievitazioni. Con questo tipo di impasto tira fuori profumi incredibili: quasi di nocciola, di pane rustico, di forno vero.

La cottura è il momento in cui questa schiacciata decide se diventare meravigliosa oppure vendicarsi.

La farina di ceci tende a colorire molto velocemente, quindi bisogna controllare bene il forno negli ultimi minuti. Non fidarti troppo del colore superficiale: magari sopra sembra già perfetta e sotto ha ancora bisogno di tempo.

Io consiglio una teglia ben oliata e forno molto caldo. L’olio sotto aiuta a creare quella base croccante che fa venire voglia di strapparne pezzi bollenti direttamente dalla teglia ustionandosi senza alcuna dignità.

Anche sopra non bisogna essere timidi con l’olio extravergine. La schiacciata lo ama. Diventa dorata, profumata e piena di piccole bolle croccanti in superficie.

E poi c’è quel momento preciso in cui apri il forno “solo per controllare” e resti lì ipnotizzata davanti alle bolle che si gonfiano. Io continuo a farlo ogni volta. Evidentemente non imparo.

E poi c’è il momento finale.
Quello in cui apri il forno “solo per controllare” e invece resti lì ipnotizzata a guardare le bolle che si colorano, i bordi che diventano croccanti e l’olio che sfrigola piano. A me capita sempre. Ogni volta penso di essere una persona adulta e razionale, poi cuoce una schiacciata e divento un gatto davanti all’acquario.

Questa versione è molto più idratata rispetto al pane proteico che avevo preparato qualche giorno fa, ed è probabilmente anche più immediata da amare. La schiacciata ha questo vantaggio: è conviviale, imperfetta, generosa. Non pretende di essere elegante. Arriva in tavola calda, un po’ storta, piena di alveoli irregolari e sparisce nel giro di dieci minuti.

Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li: Croccante Fuori e Morbida Dentro

per ballare impastando:

Gala, Freed from desire

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