Pane Novecento di Pontassieve: la Ricetta Originale del Dolce Arrotolato con Marmellata di Albicocche

Il Pane Novecento di Pontassieve: nel dopoguerra i paesi avevano fame, ma avevano anche memoria. E nei forni dei piccoli borghi la memoria prendeva spesso la forma del pane.

Pane Novecento di Pontassieve: la Ricetta Originale del Dolce Arrotolato con Marmellata di Albicocche

Nel mio paese, esattamente fra Pontassieve e San Francesco, nel cuore del borgo storico, c’erano allora quattro fornai: il Mannelli, il Trotta, Gallina e un altro Mannelli e poi la bottega di S.Francesco di Sciascia al di là del ponte dei Frati (Ponte Mediceo costruito in mattoni rossi verso la metà del 1500 per conto di Cosimo I de’ Medici). Quattro botteghe, quattro mani infarinate, quattro modi diversi di tenere viva la stessa antica arte. Il pane non si buttava mai, naturalmente. Gli scarti dell’impasto del giorno venivano “riaggiustati”, come si diceva allora: un po’ di farina, un po’ di zucchero, qualche uovo quando c’erano, un po’ di burro e quel tanto di fantasia che nasce quando bisogna arrangiarsi.

Fu così che uno di quei fornai ebbe un’idea semplice e geniale: stendere quella pasta recuperata, spalmarci dentro della marmellata di albicocche e arrotolarla su se stessa. Ne uscì un pane diverso dal solito, morbido, profumato, con due punte più croccanti e con quel cuore dolce che compariva a spirale quando lo si tagliava.

Il Pane Novecento di Pontassieve cominciò così: non come una ricetta scritta, ma come un gesto di bottega. Poi accadde la cosa più naturale che potesse succedere in un paese: la ricetta uscì dal forno e entrò nelle case. Ogni famiglia iniziò a rifarlo a modo suo. Chi aggiungeva più zucchero, chi più burro, chi usava una marmellata fatta in casa, chi lo lasciava appena dolce, quasi un pane.

Col tempo nacquero tante piccole varianti quanti erano i tavoli di cucina.

La mia ricetta è quella di mia nonna, forse addirittura della mia bisnonna. Comunque è la ricetta di famiglia.

L’ho ritrovata qualche anno fa mettendo a posto vecchie scartoffie: fogli ingialliti dal tempo e profumati di zucchero, arrotolati e legati con un filo rosso, lasciati in un cassetto a fare da memoria.

È stato un tuffo al cuore ritrovarli: scritture semplici, errori ortografici, patacche di zucchero e di burro, le stesse ricette ripetute più volte con piccole varianti. Profumo di casa e tanta nostalgia.

Poi, proprio in questi giorni, è saltato fuori Andrea, il Boccia, della Pizzeria Centrale , che mi ha chiesto se conoscevo la ricetta o comunque com’era la “mia” del Pane Novecento di Pontassieve. Mi ha raccontato che anche Slow Food si sta interessando a questo dolce antico e che c’è persino l’idea di farne un presidio, anche se la strada è ancora lunga.

Così ho colto l’occasione per tornare a sentire i profumi di quando ero bambina.

Negli anni me ne sono quasi dimenticata. Mia figlia no: ha detto che il Pane Novecento lo aspettava a gloria.

E allora adesso andiamo con la ricetta rielaborata con dieci anni di esperienza in lievitazioni e pani…..

Pane Novecento di Pontassieve: la Ricetta Originale del Dolce Arrotolato con Marmellata di Albicocche

Musica per l’impasto

End of Beginning, Djo

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Seppie con i piselli

Seppie con piselli

le seppie con i piselli sono un piatto che vive bene nel tempo. non invecchia, non stanca, non ha bisogno di effetti speciali. è una ricetta di mare semplice, domestica, rassicurante, di quelle che profumano la cucina mentre fanno il loro dovere con calma. pochi ingredienti, cottura dolce, sapori puliti: le seppie restano tenere e i piselli portano quella nota gentile che smussa il carattere iodato del mollusco. un secondo piatto leggero ma completo, perfetto con pane buono per la scarpetta o, se si vuole esagerare poco, con una polenta morbida. cucina tradizionale italiana di mare, senza nostalgia forzata.

le seppie con i piselli erano una delle ricette in cui mia mamma era eccelsa, l’ho guardata mentre le cucinava, le ho chiesto e richiesto i trucchi ma non sono mai riuscita ad eguagliare la sua ricetta. mi ricordo le scarpette, il pane intinto nel pomodoro che sapeva di mare e di zucchero, il centellinare il cibo nel piatto per farlo durare di più insieme a le chiacchere e le risate conviviali che erano tipiche del nostro desco familiare.

la ricetta è facile, davvero, basta seguire le istruizioni sotto. rimarrete contenti, credetemi, rimarrete molto contenti!

Musica per la ricetta

Cesaria Evora, Sangue de Beirona

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Capriolo in Dolceforte al Cioccolato: Ricetta Toscana Antica e Raffinata

Capriolo in Dolceforte al Cioccolato

Immagina un piatto che profuma di storia, di banchetti rinascimentali e di cucine toscane dove il tempo sembrava fermarsi tra un arrosto e una ciotola di spezie: ecco il capriolo in dolceforte. Una ricetta antica, ricca di contrasti, dove la carne tenera e saporita del capriolo incontra la dolcezza di uvetta, pinoli e canditi, si abbraccia con l’intensità del vino rosso e trova il suo culmine nell’amaro elegante del cioccolato fondente.

Non è un piatto da tutti i giorni: è un’esperienza. Ogni boccone racconta l’arte della cucina toscana, capace di trasformare ingredienti semplici e selvatici in un capolavoro raffinato, fatto di equilibrio e audacia. Oggi ti porto a riscoprire questa preparazione unica, che amo particolarmente perché unisce tradizione, carattere e una punta di dolcezza inaspettata.

Un po’ di storia: il dolceforte nasce nelle cucine rinascimentali toscane, quando la selvaggina era regina delle tavole signorili e veniva esaltata con contrasti audaci di sapori. Il termine racchiude già tutta la filosofia del piatto: il dolce dell’uvetta, del miele o dei canditi che ammorbidisce, e il forte dell’aceto, del vino speziato, del pepe che dà carattere. Era il tempo dei banchetti fastosi e delle spezie preziose, portate a Firenze dai mercanti, e questa ricetta rappresentava un equilibrio di opulenza e raffinatezza.

Il cioccolato, invece, non apparteneva ancora a quel mondo: arrivò in Europa dopo la scoperta delle Americhe e solo dal Seicento iniziò a diffondersi anche in Italia. È quindi una aggiunta moderna, ma perfettamente in linea con lo spirito rinascimentale del dolceforte, fatto di contrasti e sorprese. Il tocco fondente del cacao si lega meravigliosamente ai sapori antichi, rendendo questa preparazione un ponte tra passato e presente: la memoria dei Medici da un lato, e la nostra voglia di osare dall’altro.

Capriolo in Dolceforte al Cioccolato

 

Musica consigliata

Melody Gardot, Who will comfort me

Adesso che conosci la storia e i segreti di questo piatto straordinario, è il momento di passare ai fornelli: prepara il tuo capriolo in dolceforte con cioccolato e lasciati trasportare dai profumi intensi e dai contrasti irresistibili di questa ricetta unica.

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