Polpette di pane raffermo: la ricetta anti-spreco facile e golosa

le polpette di pane raffermo sono una delle cose più buone della mia infanzia, della mia adolescenza e dell’età adulta. un ricordo bellissimo.

Polpette di pane raffermo: la ricetta anti-spreco facile e golosa

mia nonna aveva con il pane raffermo una relazione che definire “complicata” è poco. buttarlo via non era un’opzione, era un crimine. un reato contro l’umanità, roba da tribunale dell’Aj, per lei il pane era equiparabile ai gioielli di famiglia, e, se per sbaglio vedeva un tozzo di pane nella spazzatura, ti guardava come se avessi appena confessato un omicidio.

e quando il pane raggiungeva quel livello di durezza da poter essere scambiato per un mattone — utile in caso di crollo strutturale della cucina — lei non si scomponeva. anzi, sorrideva. perché sapeva che era arrivato IL momento. il momento delle polpette.

niente ricetta scritta, sia chiaro. quella era roba per i deboli. lei procedeva a intuito, con dosi tipo “un po’”, “quanto ci sta bene” e il leggendario “si capisce dall’impasto” (no, non ho mai capito cosa si dovesse capire, ma fingevo di annuire con aria competente). il pane veniva ammollato nel latte fino a diventare una poltiglia che definire “appetitosa” a vederla richiedeva un certo atto di fede — ma poi, mescolata con uovo, formaggio aglio e prezzemolo, quella poltiglia sospetta si trasformava in oro.

e lì cominciava lo spettacolo: lei friggeva, io rubavo. un classico dell’ingegneria familiare, perfezionato nei decenni. mi scottavo le dita tutte le volte, e tutte le volte giuravo che non l’avrei fatto più, e invece lo rifacevo cinque secondi dopo. lei fingeva indignazione (“ma si può sapere quante ne mangi PRIMA di cena?”) mentre nel frattempo ne teneva già da parte un’altra scorta, “giusto per me”.

oggi rifaccio quelle polpette e, diciamocelo, il livello di dramma che ci metto è rimasto identico al suo. non sarà la stessa mano, ma il crimine anti-spreco resta un affare di famiglia.

Polpette di pane raffermo: la ricetta anti-spreco facile e golosa

Musica consigliata per l’impasto e la frittura

You can call me al (Paul Simon Cover) – Dwayne Gretzky

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Guida intergalattica per aspiranti panificatori

Una mappa dei miei pani, dalle pagnotte semplici ai grandi lievitati, passando per segale, alta idratazione, focacce e schiacciate.

PANE

Ricette per il pane fatto in casa

musica per la consultazione

David Bowie, Space Oddity

Ci sono momenti in cui non si impasta.

Non perché manchino le idee, le farine o la voglia di fare pane. È che, a volte, il tempo si stringe, le giornate prendono altre strade e la cucina rimane lì, in paziente attesa, con il suo lievito che sembra guardarmi con aria di rimprovero.

In questo periodo il mio povero licoli vive una vita piuttosto malinconica: lo rinfresco, ci faccio due piadine con l’esubero e poi lo rimetto in frigorifero per un’altra settimana, promettendogli solennemente che domani panifico.

Poi arriva domani.

E domani faccio altro.

E rimando a dopodomani, aspettando magari che faccia un po’ meno caldo, che ci sia più tempo, che le giornate si rimettano in ordine. Insomma, il solito teatrino fra me e il mio lievito.

Ma se in cucina non impasto, sul blog posso sempre mettere le mani in pasta. E così mi sono detta che forse era arrivato il momento di fare un po’ d’ordine.

In questi anni ho fatto moltissimi pani. Pani semplici e pani complicati, impasti quasi liquidi e impasti che sembravano mattoni, pani di segale, focacce, schiacciate, grandi lievitati, esperimenti riusciti e altri che sarebbe più dignitoso dimenticare. Alcuni sono rimasti fra le ricette del blog, altri sono diventati piccoli punti fermi del mio modo di panificare.

Ho deciso quindi di raccoglierne qui alcuni, quelli che mi piacciono di più, dividendoli per tipologia.

Non è una classifica e non vuole essere nemmeno un manuale di panificazione. È piuttosto una mappa dei miei pani, un modo per orientarsi fra ricette di pane fatto in casa, lievitazione naturale, farine diverse, idratazioni più o meno temerarie e impasti che, nel tempo, hanno preso forme sempre diverse.

Una piccola dispensa di pane già fatto, insomma.

Perché anche quando non si impasta, un pane che ci è piaciuto resta lì: nella memoria, nelle mani e, per fortuna, anche nel blog.

Questo articolo è una mappa dei miei pani: una guida per orientarsi tra ricette di pane fatto in casa, lievitazione naturale e impasti che nel tempo hanno preso forme diverse.

E ORA VENIAMO A NOI….

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Carpaccio di manzo con cocomero, parmigiano e cipolla

Carpaccio di manzo con cocomero, parmigiano e cipolla

dice, dice, che forse l’anticiclone delle Azzorre riuscirà finalmente a prendere a pedate quello africano e a rispedirlo da dove è venuto. dice, dice, dalla seconda settimana di agosto, però. nel frattempo continuiamo a friggere allegramente nei nostri quaranta gradi quotidiani, con il ventilatore che sposta solo aria calda e il forno che è diventato un oggetto puramente decorativo.

dice, dice, che torneranno le temperature normali. che ormai, tradotto dal meteorologese all’italiano corrente, significa stare intorno ai trentacinque gradi. una volta i trentacinque erano una giornata rovente, oggi sembrano quasi una promessa di refrigerio. è incredibile come ci si abitui a tutto.

e allora il problema diventa sempre lo stesso: cosa si mangia quando fa così caldo? perché la fame non va in vacanza, ma la voglia di cucinare sì. accendere i fornelli è come pensare di entrare nell’antro dell’inferno, il forno è bandito fino a nuove perturbazioni e anche preparare piatti elaborati richiede un entusiasmo che, con queste temperature, se n’è andato insieme alla primavera.

così ci si arrangia. si cercano ingredienti freschi, si prova ad accostare sapori che normalmente non si incontrano e si scopre che basta davvero poco per cambiare faccia a un piatto conosciuto.

questo carpaccio nasce proprio così. da un piccolo pezzo di controfiletto affettato a mano, in fettine non troppo sottili, perché mi piace che la carne conservi una certa consistenza sotto i denti. l’ho condito semplicemente con un buon olio extravergine, sale e pepe, poi ho aggiunto una cipolla tagliata finissima, qualche scaglia di Parmigiano e dei piccoli cubetti di cocomero.

sì, cocomero: era nel frigorifero che mi sorrideva con tutti i suoi semini e io non ho resistito, quello che in estate finisce quasi sempre mangiato da solo, ben freddo, e che invece qui diventa un ingrediente vero e proprio. porta una nota dolce e acquosa che alleggerisce la sapidità del Parmigiano e accompagna la carne senza coprirne il sapore. la cipolla, affettata sottilissima, aggiunge il carattere necessario a tenere insieme tutto il piatto.

il risultato è un carpaccio diverso dal solito: fresco, leggero, pronto in pochi minuti e perfetto quando il termometro sembra essersi dimenticato come si scende sotto i trenta gradi. è uno di quei piatti che non hanno bisogno di grandi spiegazioni. si preparano, si portano in tavola e ci si accorge che, anche con il caldo più ostinato, mangiare bene è ancora possibile.

in fondo l’estate è anche questo: cambiare prospettiva, alleggerire la cucina e lasciarsi sorprendere da abbinamenti che, sulla carta, sembrano insoliti e invece funzionano benissimo. e se davvero l’anticiclone delle Azzorre arriverà a salvarci, tanto meglio. nel frattempo, almeno, ci consoliamo con un piatto fresco.

P.S. e se volete fare il pane c’è sempre quello in padella !

chiave di viollino

ólafur arnalds – only the winds

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