Tortini di riso cremosi

Tortini di riso cremosi

ci sono dolci che nascono per essere ammirati e altri che nascono per essere mangiati.
la torta di riso (in questo caso la versione tortini di riso cremosi) appartiene senza esitazione alla seconda categoria.
è un dolce che arriva da lontano, fatto di avanzi intelligenti, di latte caldo sul fuoco e di cucchiai che girano piano. nessuna glassa, nessuna architettura: solo riso, uova, zucchero e il tempo necessario perché tutto si metta d’accordo.

eppure, quando la porti in tavola intera, con quella superficie appena dorata e l’interno che trema ancora un po’, diventa improvvisamente una torta importante. da compleanno, persino. Di quelli veri.

questa versione nasce da del riso Carnaroli già lessato, in abbondante quantità e poi lasciato a languire nel contenitore in frigorifero e, recuperato per mettere fine ai miei sensi di colpa – c’è chi muore letteralmente di fame e non mi sembra rispettoso buttare via il cibo-, e trasformato in qualcosa di decisamente godurioso. il riso l’ho rimesso sul fuoco con il latte, profumato con agrumi e spezie, fino a che non diventa cremoso, quasi un risotto dolce.
poi si aggiunge il resto, senza montare nulla, senza cercare aria: questa torta ama la densità, non la leggerezza ostentata.

il risultato è un dolce compatto ma morbido, che si taglia bene, si serve bene e soprattutto si conserva bene. il giorno dopo è persino migliore, come tutte le cose che non hanno fretta di piacere.

io l’ho fatta in versione mini, usando piccoli contenitori in ceramica: perfette per un compleanno informale, per un buffet o semplicemente per avere porzioni già felici e fotogeniche. nessuna decorazione necessaria, al massimo una spolverata di zucchero a velo o qualche scaglia di cioccolato fondente.

è una torta che non chiede attenzioni, ma le ottiene lo stesso.
e quando qualcuno dice “ne prendo solo un pezzetto”, sai già come va a finire.

Musica per l’impasto

Cymatics, Nigel Stanford

Tortini di riso cremosi
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Torta di pane raffermo agli agrumi

no, non la solita torta di pane raffermo agli agrumi, questa è una buona, buona come il pane.

Torta di pane raffermo agli agrumi

l’ho fatta per portarla in un cerchio di donne, e già da qui la cosa è partita bene. non potevo andare a fare la spesa, non avevo tempo e nemmeno voglia, ho optato per fare con quello che avevo e spesso faccio così, elimino le rimanenze e mi invento ricette improbabili ma gustose. Il pane per me, lo sapete, è una roba sacra, io lo faccio tutte le settimane e non avanza quasi mai. ma questa volta c’era, sarà che lo faccio la domenica ed era solo martedì. cerco e spulcio ricette in rete ma non trovo niente che mi soddisfi, capisco però che l’unica cosa comune a tutte è lo “sciogliere” il pane con il latte.

la torta di pane agli agrumi: in un cerchio di donne non serve seduzione, né sorpresa scenografica. Serve qualcosa che tenga, che non chieda attenzione ma la raccolga. la torta di pane fa questo: non entra in punta di piedi, entra come una che sa stare.

è un dolce che parla di trasformazione senza proclami. pane vecchio che non viene buttato, diventa altro. come noi, come i giorni storti, come le storie che tornano a galla quando ci si siede in cerchio e si abbassa la voce.
è umida, compatta, si taglia bene, si porge senza tremare. non cola, non scappa, non si vergogna.

la puoi spezzare. la puoi mangiare con le mani.
regge il silenzio emozionato. regge le parole difficili e quelle non dette, regge i singhiozzi trattenuti, le lacrime e anche le risate . regge anche chi dice “io di dolci non ne mangio” e poi ne prende un altro pezzo.

l’ho portata così com’èra. senza fronzoli e artifici, con una spolverata leggera di zucchero a velo sopra, come una benedizione laica.
E se qualcuno chiede la ricetta, non gliela dare subito. Prima lasciala mangiare.

I dolci, come i cerchi, funzionano quando non hanno bisogno di convincere nessuno.

musica per l’impasto

Vashit Bunyan, Just another diamond day

Torta di pane raffermo agli agrumi
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Brioche Bicolore al Matcha

Questa brioche bicolore al Matcha l’ho impastata per la fine di un ciclo lungo dodici mesi.
Era l’ultima sera della ruota dell’anno, e mentre fuori il cielo cambiava pelle, io intrecciavo impasti in cucina.
Una spirale verde di tè matcha, una metà chiara che profuma di burro, e dentro tutto il tempo lento del lievito madre da regalare alle mie sorelle.
L’ho fatto per loro, le stranestreghe, perché certi gesti non si spiegano: si condividono.
È una brioche soffice e silenziosa, nata per accompagnare il passaggio — dal vecchio al nuovo, dalla notte alla luce, da me a noi.

la ricetta la trovate alla fine della farneticazione….

Brioche Bicolore al Matcha

musica consigliata per la lettura

Patrick Cassidy and Lisa Gerrard, Elegy (immortal memory)

– Sandra?

– dimmi Nyx

– ma perché da un po’ di tempo a questa parte mi porti sempre con te e conversi amabilmente? Che cosa c’è sotto, cosa mi devo aspettare?

– perché, non ti piace?

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