Pizze fritte

e il lavoro-gratis

Pizze fritte

Ora vi racconto delle pizze fritte, dopo la ricetta invece trovate una cosa che mi rode da qualche tempo…. e bisogna che lo esterni pubblicamente, bisogna che farnetichi un pochino…

quindi se avete voglia di leggere scorrete in fondo, questa ricetta invece è dedicata a una mia meravigliosa amica che non mangia carboidrati, di solito, ma al mio pane e alle mie pizze fritte non sa rinunciare.

Pizze fritte

Pizze fritte

Pizze fritte

questa è una ricetta a sentimento, le faceva almeno una volta al mese mia mamma, a grande richiesta di tutta la famiglia. è una di quelle ricette che sono così semplici che fanno quasi male al cuore quando le mangi perchè sono assolutamente buone, vi dovete fidare e provatele.

è una ricetta del cuore, questa fa casa, fa amore, fa calore ed è semplicissima e in più è una svuota-frigo.

PIZZE FRITTE

Portata: Aperitivo, lieviti e pani, tramezzo
Cucina: Italiana
Keyword: PIZZE FRITTE

Ingredienti

  • 700 G. farina di grano tenero tipo 0
  • 300 g. semola di grano duro rimacinata
  • 250 g. licoli in secondo rinfresco o 5 g. di lievito di birra – aggiungi 70 g. di acqua al totale
  • 10 g. olio extravergine di oliva IGP Toscano
  • 650 g. acqua

Istruzioni

  • Setaccia le farine in una ciotola capiente e aggiungi circa la metà dell'acqua impastando sommariamente. Lascia riposare almeno un paio di ore.
  • Sciogli il licoli insieme all'acqua restante e poi versa tutto sopra l'impasto e amalgama.
    Io ho impastato a mano, l'impasto è piuttosto appiccicoso ma ce la fai, ce la fai.
    Aggiungi l'olio e ribalta l'impasto su una spianatoia infarinata e impasta fino a che non ottini un impasto morbido e liscio.
  • Lascia lievitare l'impasto sulla spianatoia coperto con una boulle per un paio di ore.
    Fai un giro di pieghe a portafoglio: distendi la pasta a forma di rettangolo e ripiegala in tre su se stessa. Ripeti questa operazione per un'altro paio di volte e lascia di nuovo riposare per un'oretta.
    Ripeti ancora le pieghe a portafoglio e poi inserisci l'impasto in una ciotola unta con olio evo e chiudila. Riponi in frigorifero e lascia lievitare per almeno 12 ore o più..
  • Passato il tempo di l lievitazione estrai la ciotola, scoperchiala e lascia acclimatare l'impasto per trenta minuti circa e poi dividilo in parti uguali di circa 70/80 g. cad.
    Forma delle palline e lasciale a lievitare sulla spianatoia coprendole con un panno umido.
    Ti serviranno dalle due alle tre ore per ottenere una lievitazione ottimale.
  • Con le mani umide e la farina di semola sulla spianatoia stende ogni pallina formando un tondo, cerca di lasciare il bordo un po' più alto e poi friggi in galleggiamento in olio di semi di arachide.
  • Condisci le pizzette fritte con quello che ti viene in mente: pomodoro cotto con olio, sale e origano e poi tutto quello che ti viene in mente.
    Io le adoro con le olive e i filetti di pomodoro, oltre una bella mozzarella di bufala o semplicemente pomodoro, mozzarella e prezzemolo. Ma non metto limiti alla vostra fantasia
Pizze fritte

e ora veniamo alle farneticazioni…..

MA VOI SE LAVORATE VI PAGANO?

Perchè a me provano a farmi lavorare ma mi dicono che mi fanno un piacere, che mi fanno un onore perchè mi scelgono, perchè le mie foto sono belle, perchè i miei contenuti sono belli, perchè ho un bel colpo d’occhio sul mio profilo Instagram.

E così, mi onorerebbero, oltre avermi scelto per fare la loro ambasciatrice, E MI HANNO FATTO UN PIACERE, questo sia chiaro, e mi invierebbero 2 assaggini dei loro prodotti (forse 10 Euro di valore).

In cambio, e ringraziando in ginocchio sui ceci per l’onore ricevuto, io dovrei seguire le linee guida che gentilmente mi inviano:

– fare tre ricette uniche con protagonista il loro prodotto

– fare almeno due foto per ricetta, una orizzontale e una verticale, in alta risoluzione, senza logo perchè andranno in stampa su un libro e inviare l’allegata la liberatoria firmata da me medesima

– un video, sarebbe grandito, per le fasi della lavorazione della ricetta

– la ricetta scritta da spedire in formato word insieme alle foto

– post su IG e su FB, logicamente.

ECCO.

Tutto ciò per me comporta:

– devo inventarmi le tre ricette, uniche e che mettano in evidenza il prodotto

– devo cucinare le ricette, facendo i video in contemporanea ( ricordate che i video “sono graditi”?, che non sta per “i video sono graditi” ma per “FAMMI QUESTI CA@@O DI VIDEO” )

– devo fare le foto, editare le foto, regalare le foto (assolutamente senza filigrana perl’amordidio!)

– devo scrivere la ricetta

– devo scrivere i post, FB + IG + blog, scegliere le foto, ridurre le foto

– devo chiedere il permesso per pubblicare


Il tutto, logicamente, in cambio della famosa visibilità e di 10 euri di prodotti.

Onestamente, ditemi, secondo voi quanto tempo impiego io per fare tutto cio’ che ho descritto sopra? Dieci minuti?

No signori, mi ci vogliono ore, almeno otto ore che io devo elargire a voi che mi omaggiate e mi onorate per avermi scelto dal mondo dei social.

E così, mentre leggo la mail e mi emoziono davanti alle linee guida così ben definite e chiare, e così, cari miei benefattori vado a vedere chi siete e scopro che siete un’azienda con milioni di fatturato annuo, una bella azienda e dei bei prodotti, una bella storia, un codice etico e tutti gli annessi e connessi necessari.

Mi preme dirvi una cosa, cari benefattori:

A me alla Coop la “Visibilità” NON me l’hanno mai accettata come moneta di scambio, VOGLIONO i soldi, gli sghei, la moneta sonante, le carte di credito o i bancomat, ma la visibilità no, quella non gli piace proprio.

E ve lo giuro: io ci ho provato a fare questo baratto, gli ho detto dei miei followers, del mio blog, di tutto, ma loro tosti e duri continuano a dirmi di NO.

Già se vi sono piaciuta, nella selva del web, vuol dire che qualcosa di buono la so fare, già che mi fate l’onore vuol dire che le miei foto vi suscitano qualcosa, che i miei contenuti vi piacciono….. o no? E mi dimostrate la vostra ammirazione facendomi l’onore di collaborare, gratis, con voi…. ma grazie!!!

MA POI, per fortuna, ci sono le brave persone e le aziende etiche con cui ho il piacere di collaborare che mi rimettono in pari con le arrabbiature: sono gratificata sia come persona che economicamente per il lavoro che faccio per loro.

Si fa così, cari miei benefattori: IL LAVORO SI PAGA.

Quindi, cari miei che mi fate l’onore di scegliermi per le mie buone qualità, NON MI SCEGLIETE o chiedetemi il listino prezzi per il lavoro che dovrei fare per voi.

Si lo so, un pippone enorme ma era neccessario, ho aperto il blog nel 2011 e da allora combatto con queste cose e sinceramente mi sarei rotta le scatole!

Se qualcuno di voi che ha letto volesse commentare, in pubblico o in privato, la cosa sarebbe gradita.

MA VOI SE LAVORATE VI PAGANO?

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2 commenti

  1. Mia nonna (famosa per i suoi proverbi) diceva: Neanche il cane muove la coda per niente! Io quando ricevo richieste, la prima cosa che rispondo è: qual’è il compenso? In genere non rispondono e spariscono. Poi ci sono le aziende serie che invece ti fanno la loro proposta e allora li scegli. Quando mi inviano richieste già esplicite, con le richieste che dici tu (in cambio di visibilità reciproca) cestino direttamente. Sinceramente non me la prendo nemmeno.
    Passami un paio di pizzette vah che sono buone anche a quest’ora

    1. Nemmeno io di solito Terry ma questa volta era talmente tanto esosa la richiesta che non ho resistito a rispondere per le rime! E poi non è giusto, ci sono persone che lavorano con i social e con le foto e perchè io devo fare gratis le foto per sciupare anche il loro lavoro? Non è giusto e bisogna che questa cosa sia chiara e detta fuori dai denti. Detto questo non vedo l’ora di poterti riabbracciare dal vivo!

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