
questo pane di farina di semola 100% è stata una delle ultime sfide in questi tempi burrascosi. chi mi conosce sa che, almeno con i lieviti, sono una perfezionista: se le cose non sono come dico io si va avanti, si prova e si riprova. si insiste fino ad arrivare al risultato che io ho in testa. con la semola è andata così. questo è il terzo tentativo e non è ancora come lo voglio io esteticamente ma non ho potuto fare a meno di pubblicarlo perchè era strepitosamente buono.
crosta croccante e saporita mollica soffice e alveolato quasi come una farina di grano tenero. il profumo? il profumo non ve lo racconto perchè è indescrivibile, viene solo da affettarlo veloce veloce e buttarci sopra un C di olio buono e assaggiare abbondantemente.

musica per l’impasto

One Too Many Mornings, The Chemical Brothers
“ἔλπιζε ἀνέλπιστον” dal greco, spera l’insperabile – ERACLITO, frammento B18
Questa è la massima di un frammento più vasto che recita così: «εάν μὴ έλπηται ἀνέλπιστον, ούκ εξευρήσει ἀνεξερεύνητον ἐὸν ἄπορον» «Se l’uomo non spera l’insperabile non lo troverà, poiché esso è introvabile e chiuso alla ricerca.»
Ho questo dolore, quasi fosse un dolore intercostale, fra una costola e la schiena, fra il bronco e la costola, all’altezza del cuore. Non è un dolore furibondo. È solitario e silenzioso, ma fa male.
La vita mi ha insegnato che passerà, che devo dargli tempo, che ci vogliono pazienza e arrendevolezza. Poi non sarà più totalitario: diventerà latente, sornione, ma non sparirà mai del tutto. Si trasformerà in un sottofondo di nostalgia e rimpianto e camminerà con me in tutti i miei giorni.
Perdere una persona cara è così: ti lascia un vuoto da custodire e da ricordare con il sorriso di ciò che è stato.
Ti ringrazio per tutto, amica mia. Per tutto quello che abbiamo attraversato insieme in questa vita, in una vita intera.
Ci siamo conosciute — non ricordo se all’ultimo anno di asilo o in prima elementare — una vita fa. Grazie.
Abbiamo camminato insieme per più di cinquant’anni, nel bene e nel male, come i migliori matrimoni. Ci siamo volute bene, ci siamo scelte e riscelte ogni volta. Ci siamo volute come si vogliono le cose belle. Nel bene e nel male.
Grazie per avermi permesso di stare nella tua vita, in questa tua vita. Grazie per avermi insegnato a sorridere comunque, a vedere il bello in ogni cosa, a non arrendermi mai, a essere testarda e curiosa: me lo hai insegnato con l’esempio. Nella buona e nella cattiva sorte.
“Sandra, vedessi che bello qua!”
Non parlavi di un hotel a cinque stelle. Parlavi dell’hospice, ultima tappa di questa tua vita terrena.
E sopra ci abbiamo ricamato, come sempre. L’hospice è diventato davvero un hotel a cinque stelle: suite con bagno privato, servizio impeccabile a tutte le ore del giorno e della notte, vista panoramica sulle colline fiorentine. Ci siamo prese in giro ancora una volta. Abbiamo ricamato il bello su qualcosa che bella non era.
Via via che i tuoi messaggi vocali diventavano più sfocati ho avuto paura, paura di perderti.
Ci siamo salutate per bene. L’abbiamo fatto per l’ultima volta.
Ti ho promesso che nella prossima vita ti ritroverò. “Aspettami che arrivo.”
E i tuoi occhi mi hanno sorriso un’ultima volta, prima di chiudersi in un sonno artificiale. Mi mancherai.


