Focaccia dolce alle ciliegie con lievito naturale: impasto a lunga lievitazione in frigo

C’è un momento preciso dell’anno in cui mi convinco, ogni volta, di essere una persona diversa. Un’altra Sandra, più paziente, più saggia, più capace di stare ferma davanti a una finestra aperta senza pensare a tutto quello che dovrei fare e non faccio. Questo momento coincide, puntualmente, con la stagione delle ciliegie. E allora io panifico, faccio la focaccia dolce alla ciliegie con lievito naturale.

Focaccia dolce alle ciliegie con lievito naturale

Le ciliegie hanno questo potere strano. Arrivano e il mondo rallenta. Forse è il rosso, quel rosso lacca che non chiede permesso e non si scusa con nessuno. Forse è il fatto che per mangiarle devi fermarti, prenderle una ad una, sputare il nocciolo con una certa soddisfazione infantile che nessuna dieta detox ti darà mai. Le ciliegie non sono uno snack da passeggio. Le ciliegie sono una postura, una dichiarazione d’intenti, quasi una filosofia, lo chiedono tutte insieme a gran voce: fermati!

E io, che filosofa non sono mai stata — chiedetelo a chiunque mi conosca, ve lo confermeranno con entusiasmo — quest’anno ho deciso di metterle nell’impasto. Perché quest’anno le ciliegie me le sono guadagnate sul serio. Nel giardino dove lavoro c’è un ciliegio che a maggio ha perso completamente il senno: frutti dappertutto, rami piegati, una generosità sfacciata e un po’ esibizionista che non mi aspettavo. Sarà che piove e piove e tutta la natura ci regala quelle “cartoline” piene di verde e di luci da primavera inotrata che da tanti anni non ricordavo più e che quindi gli alberi, tutti gli alberi, ci regalano fiori e frutti oltre le nostre richieste. E allora abbiamo tirato fuori le scale, i cestini, la pazienza — e ne è valsa ogni minuto. Raccogliere ciliegie da un albero vero, con le mani che diventano rosse e il collo che protesta, è una di quelle esperienze che rimettono le cose al posto giusto. Ti ricordano che il cibo ha una provenienza, un momento, un peso specifico. E che una ciliegia colta così, nell’ora giusta, sa di qualcosa che il supermercato non ha ancora trovato il modo di inscatolare.

Sì. Nell’impasto.

So già cosa state pensando. Lo stesso che ho pensato io la prima volta che ho incontrato questa idea, rimbalzata da qualche parte tra un ricordo confuso e una di quelle giornate in cui il frigorifero ti guarda storto e tu lo guardi storto di rimando, e alla fine qualcuno deve cedere. Ho ceduto io, come sempre. Ho aperto lo sportello, ho visto le ciliegie raccolte dal giorno prima dentro la ciotola di ceramica bianca, che era già un bel guardare di suo, ho visto la farina sul ripiano, e ho sentito una vocina interna che diceva: Sandra, fallo.

La mia vocina interna di solito ci prende, quasi sempre.

Questa è una focaccia. Ma non solo, è una focaccia dolce alle ciliegie con il lievito nautrale, è un incrocio fra una focaccia e un pan brioche ma anche una schiacciata perchè comunque profuma di olio d’oliva. Una focaccia all’olio, morbida, con quella crosta che fa rumore quando la schiacci con il palmo della mano e poi ti guarda con aria di rimprovero perché sai benissimo che stavi aspettando solo quello. Un impasto semplice, onesto, il tipo di impasto che non pretende niente da te e ti dà tutto. E dentro, e sopra, le ciliegie. Snocciolate, un po’ schiacciate, abbandonate sull’impasto con quella nonchalance che io non ho mai avuto in vita mia ma che cerco di simulare in cucina dove nessuno mi vede.

E poi lo zucchero di canna. Poco, sparso a mano, come si fa con le cose preziose – con parsimonia, con rispetto, con la consapevolezza che esagerare è sempre un’opzione ma non sempre una buona idea. Lo zucchero qui non dolcifica nel senso stretto del termine. Caramella leggermente in forno, incontra l’olio, incontra il succo delle ciliegie che cola e brucia un poco sui bordi, e crea quella cosa per cui non esiste un nome decente in italiano ma che in bocca si traduce così: ancora.

Ancora un pezzo. Solo uno. L’ultimo. Giuro.

Questa ricetta è nata in un sabato mattina lento, con le finestre aperte e la musica a volume sbagliato — troppo alto per riflettere, troppo basso per ballare. È nata da quella zona grigia in cui mi trovo spesso e in cui, stranamente, cucino le cose migliori. Era buona, dannatamente buona, tanto buona che sto pensando di inserirla nel corso di Pane e Parole 2026, magari siccome sarà a Giugno invece delle ciliegie possiamo usare le albicocche o le pesche, chiederò alla vocina.

Comunque non so se il segreto stia nelle ciliegie, nell’olio buono, nel momento della giornata o nel fatto che ero io, Sandra, con le mani in pasta e la testa altrove.

Probabilmente è un insieme di tutto questo.

Come sempre, del resto.

musica per l’impasto

musica consigliata

Starsailor, Four o the floor

Focaccia dolce alle ciliegie con lievito naturale
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Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li: Croccante Fuori e Morbida Dentro

Questa schiacciata proteica con farina di ceci nasce in uno di quei momenti pericolosi in cui ti dici: “fammi provare una cosa”.
E chi panifica lo sa benissimo che da lì in poi può succedere di tutto. Può uscire una meraviglia oppure un disco volante commestibile dalla consistenza sospetta. Non esistono vie di mezzo.

Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li

Negli ultimi tempi mi sono fissata con gli impasti un po’ diversi dal solito: farine più rustiche, sapori meno neutri, lievitazioni lente e quelle consistenze che all’inizio ti fanno pensare “questa roba non starà mai insieme”. E invece poi succede. Succede quasi sempre quando smetti di voler controllare tutto.

La farina di ceci, diciamolo subito, ha un carattere preciso. Non è una di quelle farine educate che si fanno mettere in riga facilmente. Ha un sapore pieno, riconoscibile, leggermente tostato, quasi caldo. Se ne sta lì e si fa sentire. E proprio per questo in una schiacciata funziona benissimo, perché non sparisce dentro l’impasto ma gli dà personalità.

Io volevo una schiacciata proteica che fosse davvero buona. Non “buona per essere proteica”. Buona e basta. Croccante sotto, piena di bolle sopra, morbida dentro e con quella superficie lucida d’olio che già mentre cuoce ti fa perdere dignità davanti al forno.

Perché usare la farina di ceci nella schiacciata proteica

La farina di ceci cambia completamente il sapore dell’impasto. Lo rende più rustico, più intenso, quasi tostato. Ma soprattutto rende questa schiacciata molto più interessante rispetto alla classica focaccia bianca.

Negli ultimi anni le ricette proteiche sono esplose ovunque, ma spesso il risultato finale è triste: consistenze asciutte, sapori anonimi e quell’aria da “sto facendo la brava”. Qui invece no. Qui si parla di una schiacciata vera, generosa, piena di profumo.

La farina di ceci porta proteine vegetali, ma anche una consistenza particolare che, se trattata bene, regala una mollica soffice e molto umida. Serve solo capire che ha bisogno dei suoi tempi. Non ama la fretta e non ama essere trattata come una farina forte classica.

Ed è proprio questo il bello. Ogni tanto uscire dalle farine abituali obbliga a cambiare approccio, e spesso è lì che iniziano le cose interessanti.

Consigli per un impasto ad alta idratazione

Ed è proprio questo il bello. Ogni tanto uscire dalle farine abituali obbliga a cambiare approccio, e spesso è lì che iniziano le cose interessanti.

Qui bisogna fare pace con una verità: l’impasto sarà morbido. Molto morbido.
Probabilmente abbastanza da farti dubitare delle tue capacità panificatorie a metà preparazione. È normale.

Gli impasti ad alta idratazione sembrano sempre sul punto di sfuggirti di mano, ma è proprio quell’acqua in più che crea le bolle, la leggerezza e quella consistenza quasi cremosa della mollica.

Il consiglio principale è semplicissimo: non aggiungere farina a caso presa dal panico. Lo so che la tentazione arriva. Arriva sempre. Ma se inizi a correggere continuamente l’impasto rischi di perdere proprio quella struttura soffice che rende speciale questa schiacciata proteica.

Meglio fare qualche piega in più e lasciare lavorare il tempo. La farina di ceci deve assorbire lentamente l’acqua e amalgamarsi bene con il resto dell’impasto. Dopo il riposo cambia completamente consistenza.

Come cuocere la schiacciata proteica senza “bruciarla”

Io l’ho preparata con il li.co.li perché adoro il sapore che riesce a sviluppare nelle lunghe lievitazioni. Con questo tipo di impasto tira fuori profumi incredibili: quasi di nocciola, di pane rustico, di forno vero.

La cottura è il momento in cui questa schiacciata decide se diventare meravigliosa oppure vendicarsi.

La farina di ceci tende a colorire molto velocemente, quindi bisogna controllare bene il forno negli ultimi minuti. Non fidarti troppo del colore superficiale: magari sopra sembra già perfetta e sotto ha ancora bisogno di tempo.

Io consiglio una teglia ben oliata e forno molto caldo. L’olio sotto aiuta a creare quella base croccante che fa venire voglia di strapparne pezzi bollenti direttamente dalla teglia ustionandosi senza alcuna dignità.

Anche sopra non bisogna essere timidi con l’olio extravergine. La schiacciata lo ama. Diventa dorata, profumata e piena di piccole bolle croccanti in superficie.

E poi c’è quel momento preciso in cui apri il forno “solo per controllare” e resti lì ipnotizzata davanti alle bolle che si gonfiano. Io continuo a farlo ogni volta. Evidentemente non imparo.

E poi c’è il momento finale.
Quello in cui apri il forno “solo per controllare” e invece resti lì ipnotizzata a guardare le bolle che si colorano, i bordi che diventano croccanti e l’olio che sfrigola piano. A me capita sempre. Ogni volta penso di essere una persona adulta e razionale, poi cuoce una schiacciata e divento un gatto davanti all’acquario.

Questa versione è molto più idratata rispetto al pane proteico che avevo preparato qualche giorno fa, ed è probabilmente anche più immediata da amare. La schiacciata ha questo vantaggio: è conviviale, imperfetta, generosa. Non pretende di essere elegante. Arriva in tavola calda, un po’ storta, piena di alveoli irregolari e sparisce nel giro di dieci minuti.

Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li: Croccante Fuori e Morbida Dentro

per ballare impastando:

Gala, Freed from desire

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Pane e Parole 2026: aperte le iscrizioni al corso residenziale nel Casentino

Pane e Parole 2026

Ci sono cose che non si possono fare di corsa.
Il pane, per esempio.
E nemmeno le parole.

Pane e Parole torna, per la sua seconda edizione.
Tre giorni per fermarsi davvero, lavorare con le mani, ascoltare, scrivere, impastare e lasciare che le cose accadano con il loro tempo.

📍 Saremo a Serravalle di Bibbiena, nel cuore del Casentino
📅 19, 20 e 21 giugno 2026
📌 Corso residenziale

Non è un corso di panificazione.
Non è un laboratorio di scrittura.
È uno spazio in cui queste due cose si incontrano e smettono di essere separate.

Impasteremo con lievito madre.
Lavoreremo sugli impasti, sui tempi, sugli errori.
Scriveremo — senza obblighi, senza giudizio, senza forma imposta ma guidati.

Non serve “saper fare bene”.
Serve esserci.

Pane e Parole è per chi:

  • sente il bisogno di rallentare
  • ha le mani che cercano qualcosa di vero
  • ha parole ferme da qualche parte e non sa come tirarle fuori
  • vuole condividere senza mettersi in vetrina

Il gruppo sarà piccolo.
Per scelta.

Perché questo non è un evento.
È un’esperienza da attraversare.

Siamo sempre io e lei, Elena Miniera, la mia magnifica strega moderna e aspettiamo questi tre giorni conviviali in mezzo al bosco del Casentino.


✉️ ISCRIZIONI

Le iscrizioni sono ufficialmente aperte.

Se vuoi partecipare, scrivici:

sandra.pilacchi@gmail.com info@elenaminiera.it


📩 sandra.pilacchi@gmail.com info@elenaminiera.it

Instagram Sandra_Pilacchi Elena Miniera

Ti manderò tutte le informazioni:
programma, costi, alloggio e quello che serve sapere prima di arrivare.

Non prometto risultati.
Prometto tempo, presenza e verità.


se vuoi vedere la prima edizione di Pane e Parole

Il resto succede lì.

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