Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li: Croccante Fuori e Morbida Dentro

Questa schiacciata proteica con farina di ceci nasce in uno di quei momenti pericolosi in cui ti dici: “fammi provare una cosa”.
E chi panifica lo sa benissimo che da lì in poi può succedere di tutto. Può uscire una meraviglia oppure un disco volante commestibile dalla consistenza sospetta. Non esistono vie di mezzo.

Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li

Negli ultimi tempi mi sono fissata con gli impasti un po’ diversi dal solito: farine più rustiche, sapori meno neutri, lievitazioni lente e quelle consistenze che all’inizio ti fanno pensare “questa roba non starà mai insieme”. E invece poi succede. Succede quasi sempre quando smetti di voler controllare tutto.

La farina di ceci, diciamolo subito, ha un carattere preciso. Non è una di quelle farine educate che si fanno mettere in riga facilmente. Ha un sapore pieno, riconoscibile, leggermente tostato, quasi caldo. Se ne sta lì e si fa sentire. E proprio per questo in una schiacciata funziona benissimo, perché non sparisce dentro l’impasto ma gli dà personalità.

Io volevo una schiacciata proteica che fosse davvero buona. Non “buona per essere proteica”. Buona e basta. Croccante sotto, piena di bolle sopra, morbida dentro e con quella superficie lucida d’olio che già mentre cuoce ti fa perdere dignità davanti al forno.

Perché usare la farina di ceci nella schiacciata proteica

La farina di ceci cambia completamente il sapore dell’impasto. Lo rende più rustico, più intenso, quasi tostato. Ma soprattutto rende questa schiacciata molto più interessante rispetto alla classica focaccia bianca.

Negli ultimi anni le ricette proteiche sono esplose ovunque, ma spesso il risultato finale è triste: consistenze asciutte, sapori anonimi e quell’aria da “sto facendo la brava”. Qui invece no. Qui si parla di una schiacciata vera, generosa, piena di profumo.

La farina di ceci porta proteine vegetali, ma anche una consistenza particolare che, se trattata bene, regala una mollica soffice e molto umida. Serve solo capire che ha bisogno dei suoi tempi. Non ama la fretta e non ama essere trattata come una farina forte classica.

Ed è proprio questo il bello. Ogni tanto uscire dalle farine abituali obbliga a cambiare approccio, e spesso è lì che iniziano le cose interessanti.

Consigli per un impasto ad alta idratazione

Ed è proprio questo il bello. Ogni tanto uscire dalle farine abituali obbliga a cambiare approccio, e spesso è lì che iniziano le cose interessanti.

Qui bisogna fare pace con una verità: l’impasto sarà morbido. Molto morbido.
Probabilmente abbastanza da farti dubitare delle tue capacità panificatorie a metà preparazione. È normale.

Gli impasti ad alta idratazione sembrano sempre sul punto di sfuggirti di mano, ma è proprio quell’acqua in più che crea le bolle, la leggerezza e quella consistenza quasi cremosa della mollica.

Il consiglio principale è semplicissimo: non aggiungere farina a caso presa dal panico. Lo so che la tentazione arriva. Arriva sempre. Ma se inizi a correggere continuamente l’impasto rischi di perdere proprio quella struttura soffice che rende speciale questa schiacciata proteica.

Meglio fare qualche piega in più e lasciare lavorare il tempo. La farina di ceci deve assorbire lentamente l’acqua e amalgamarsi bene con il resto dell’impasto. Dopo il riposo cambia completamente consistenza.

Come cuocere la schiacciata proteica senza “bruciarla”

Io l’ho preparata con il li.co.li perché adoro il sapore che riesce a sviluppare nelle lunghe lievitazioni. Con questo tipo di impasto tira fuori profumi incredibili: quasi di nocciola, di pane rustico, di forno vero.

La cottura è il momento in cui questa schiacciata decide se diventare meravigliosa oppure vendicarsi.

La farina di ceci tende a colorire molto velocemente, quindi bisogna controllare bene il forno negli ultimi minuti. Non fidarti troppo del colore superficiale: magari sopra sembra già perfetta e sotto ha ancora bisogno di tempo.

Io consiglio una teglia ben oliata e forno molto caldo. L’olio sotto aiuta a creare quella base croccante che fa venire voglia di strapparne pezzi bollenti direttamente dalla teglia ustionandosi senza alcuna dignità.

Anche sopra non bisogna essere timidi con l’olio extravergine. La schiacciata lo ama. Diventa dorata, profumata e piena di piccole bolle croccanti in superficie.

E poi c’è quel momento preciso in cui apri il forno “solo per controllare” e resti lì ipnotizzata davanti alle bolle che si gonfiano. Io continuo a farlo ogni volta. Evidentemente non imparo.

E poi c’è il momento finale.
Quello in cui apri il forno “solo per controllare” e invece resti lì ipnotizzata a guardare le bolle che si colorano, i bordi che diventano croccanti e l’olio che sfrigola piano. A me capita sempre. Ogni volta penso di essere una persona adulta e razionale, poi cuoce una schiacciata e divento un gatto davanti all’acquario.

Questa versione è molto più idratata rispetto al pane proteico che avevo preparato qualche giorno fa, ed è probabilmente anche più immediata da amare. La schiacciata ha questo vantaggio: è conviviale, imperfetta, generosa. Non pretende di essere elegante. Arriva in tavola calda, un po’ storta, piena di alveoli irregolari e sparisce nel giro di dieci minuti.

Schiacciata Proteica con Farina di Ceci e Li.Co.Li: Croccante Fuori e Morbida Dentro

per ballare impastando:

Gala, Freed from desire

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Pane e Parole 2026: aperte le iscrizioni al corso residenziale nel Casentino

Pane e Parole 2026

Ci sono cose che non si possono fare di corsa.
Il pane, per esempio.
E nemmeno le parole.

Pane e Parole torna, per la sua seconda edizione.
Tre giorni per fermarsi davvero, lavorare con le mani, ascoltare, scrivere, impastare e lasciare che le cose accadano con il loro tempo.

📍 Saremo a Serravalle di Bibbiena, nel cuore del Casentino
📅 19, 20 e 21 giugno 2026
📌 Corso residenziale

Non è un corso di panificazione.
Non è un laboratorio di scrittura.
È uno spazio in cui queste due cose si incontrano e smettono di essere separate.

Impasteremo con lievito madre.
Lavoreremo sugli impasti, sui tempi, sugli errori.
Scriveremo — senza obblighi, senza giudizio, senza forma imposta ma guidati.

Non serve “saper fare bene”.
Serve esserci.

Pane e Parole è per chi:

  • sente il bisogno di rallentare
  • ha le mani che cercano qualcosa di vero
  • ha parole ferme da qualche parte e non sa come tirarle fuori
  • vuole condividere senza mettersi in vetrina

Il gruppo sarà piccolo.
Per scelta.

Perché questo non è un evento.
È un’esperienza da attraversare.

Siamo sempre io e lei, Elena Miniera, la mia magnifica strega moderna e aspettiamo questi tre giorni conviviali in mezzo al bosco del Casentino.


✉️ ISCRIZIONI

Le iscrizioni sono ufficialmente aperte.

Se vuoi partecipare, scrivici:

sandra.pilacchi@gmail.com info@elenaminiera.it


📩 sandra.pilacchi@gmail.com info@elenaminiera.it

Instagram Sandra_Pilacchi Elena Miniera

Ti manderò tutte le informazioni:
programma, costi, alloggio e quello che serve sapere prima di arrivare.

Non prometto risultati.
Prometto tempo, presenza e verità.


se vuoi vedere la prima edizione di Pane e Parole

Il resto succede lì.

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Pane proteico con farina di ceci: ricetta facile e rustica

se ti dico “pane proteico” (chickpea flour protein bread) probabilmente immagini qualcosa di triste, asciutto, con la consistenza di un cartone educato.
e invece no.

Pane proteico con farina di ceci: ricetta facile e rustica

Questo pane proteico con farina di ceci è tutta un’altra storia: profumato, rustico, con una crosta che sa fare il suo lavoro e una mollica che resta morbida, quasi sorprendente. Non è il solito pane “alternativo” che promette e poi delude: qui c’è sostanza, carattere, e anche una certa eleganza nascosta sotto quell’aspetto un po’ ruvido. E sì, è nutriente, ma senza quella sensazione da “sto mangiando perché devo”. Qui mangi perché vuoi.

Nasce un po’ per curiosità e un po’ per sfida. La curiosità di infilare le mani in una farina diversa, la sfida di uscire dalla comfort zone del grano “facile” e vedere cosa succede quando cambi le regole. Perché la farina di ceci non gioca secondo le stesse logiche: non ha glutine, non struttura, non perdona troppo. E allora devi cambiare tu. Devi rallentare, osservare, adattarti. E in cambio succede qualcosa di interessante: il sapore si fa più pieno, più rotondo, con quella nota leggermente tostata e quasi nocciolata che i ceci portano con sé. È un gusto deciso, non neutro. O lo ami subito, oppure ci torni sopra finché non capisci che sì, ne vale la pena.

Questo è un pane che ti chiede attenzione ma non perfezione. Non devi dominarlo, devi accompagnarlo. L’impasto all’inizio sembra meno collaborativo, più grezzo, meno elastico rispetto a quello a cui sei abituata. È normale. Sta solo cercando il suo equilibrio. Dagli tempo. La farina di ceci ha bisogno di idratarsi bene, di essere “assorbita” dal resto dell’impasto. Se hai fretta, lui si vendica con una struttura più compatta e meno ariosa. Se invece lo lasci lavorare con calma, ti restituisce una mollica morbida, umida al punto giusto, con una tenuta che sorprende.

Io l’ho fatto sia in versione pane che in versione focaccia, perché quando una cosa funziona vale la pena insistere e spingerla un po’ più in là. La focaccia è un altro gioco: più idratata, più immediata, più conviviale. È quella che metti in mezzo al tavolo e sparisce senza troppe cerimonie. Il pane invece è diverso. È quello che resta, come un affetto vero e duraturo. Quello che affetti il giorno dopo, magari anche quello dopo ancora, e ogni volta ti dice qualcosa di nuovo. Cambia leggermente consistenza, si assesta, matura. È meno spettacolare all’inizio, ma più profondo nel tempo.

Se hai voglia di uscire dal solito giro di farine e consistenze, questo è un buon punto di partenza. Non è una ricetta difficile, ma è una ricetta che richiede presenza. E forse è proprio questo il suo bello.

Consigli pratici, senza giri di parole:

Non avere fretta. Davvero. La farina di ceci rallenta tutto: assorbimento, struttura, lievitazione. Se provi ad accelerare, perdi qualità. Lascia che l’impasto si prenda il suo tempo, anche se sembra fermo.

Gestisci le aspettative sull’impasto: sarà più morbido, più idratato, meno “tenuto” rispetto a un pane classico. È normale. Non cercare di correggerlo aggiungendo farina a caso, o ti ritrovi con un mattone.

Cuocilo in forma. Io uso la cocotte perché aiuta a contenere e sviluppare bene il vapore, ma qualsiasi teglia rotonda o ovale che riesca a sostenere l’impasto va benissimo. Se lo lasci libero, tende ad allargarsi più che a crescere.

Occhio alla cottura: scurisce in fretta. La farina di ceci prende colore rapidamente, quindi non fidarti solo dell’aspetto esterno. Meglio controllare e, se serve, coprire negli ultimi minuti per evitare che diventi troppo scuro fuori mentre dentro deve ancora finire oppure abbassare la temperatura a 180°C.

E poi c’è la parte migliore: quando lo tagli. Crosta che cede, profumo pieno, mollica che tiene. A quel punto capisci che sì, uscire dalla solita strada ogni tanto è una buona idea.

E poi c’è la parte migliore: quando lo tagli. Crosta che cede, profumo pieno, mollica che tiene. A quel punto capisci che sì, uscire dalla solita strada ogni tanto è una buona idea.

Musica per l’impasto

Meek, Fabulous

…mi hanno appena spezzato il cuore ma sembro fottutamente favolosa….

Pane proteico con farina di ceci: ricetta facile e rustica
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