come lava

 

 

 

 

Professore, Mario Lavezzi

per guardare insieme

 

ci sono giorni in cui mi sento una roccia
ci sono giorni invece in cui la roccia si sgretola
qual è il materiale di cui siamo fatte? noi donne dico, di quale materiale siamo fatte?
ci scomponiamo, ci distruggiamo e poi come per incanto ci ritiriamo su, ci riforgiamo di nuovo, perchè la vita non ci ferma alla prima, perchè non siamo abituate ad arrenderci.
siamo lava, appena uscita da un vulcano. siamo liquide, fluenti, accecanti ma anche solide e durature.
ma così fragili. come porcellane finissime, con le crepe che affiorano nel bianco latteo di una teira, così morbide e così disposte a capire, a sentire.
così fragili e delicate. basta un niente per rompere l’armonia.

in questa mezza stagione la mia anima vaga fra gli stati d’animo più assurdi, più diversi.
una volta dura come diamante, un attimo dopo sgretolata come una zolla di galestro.
l’autunno, con le sue foglie, le sue sfumature, i suoi colori si addicono alla malinconia che mi compone.
e allora scatto foto come se dovessi raccogliere e conservare tutte le sensazioni del mondo, come se dovessi ricordarle tutte, come se potessi perderle.
le imprimo nella memoria, ogni foto diventa un giorno, un momento, un sentimento

 

un giorno di sole autunnale, un muro di pietre bianche in un borgo antico, un incontro improvviso, nostalgia

l’abbandono delle vecchie case rurali, la natura che si impossessa delle pietre, delle scale, delle case

una vita vecchia ma nuova, girare a destra anzichè a sinistra come sempre, con fatica ma con la volontà di arrivare in fondo

o perdersi fra le albe  dentro una chiesetta di campagna, cercando ristoro per sentimenti sfiniti

fra le bifore di una vecchia villa, abbandonata ma pur sempre dignitosa ed elegante

sedersi sotto il moro a guardare la nebbia che si dissolve al sole, sperando che insieme a lei se ne vada anche la tristezza

 ritrovarsi accolta fra le fronde della grande quercia e sentire rinascere la forza,
la vita, la speranza.
rientrare nella madre originaria che tutto puo’ e tutto culla, che tutto muove e tutto cura

 perdersi nella beatitudine della nostra campagna, la più bella del mondo, la nostra toscanitudine

scolpita nei secoli dai contadini, dal tempo, del vento e dall’acqua

le colline toscane pacificano il cuore

mentre lo sguardo accarezza il verde, il marrone il rosso e scivola all’orizzonte verso il cielo

rendendo serena l’anima

come due amici, due amanti, diversi ma uguali, insieme

e l’olivo antico

e ancora muri, perduti, antichi, sconnessi ma ancora in piedi, nel bosco

sedie abbandonate….

 

fino alla fine dell’estate, smossa, non a piena luce, non a fuoco, verso distanti orizzonti, volti a nuovi inizi

con l’erba per i funghi con il suo profumo pizzicante

 

per poi tornare a casa. per non soffrire. per ricordare. per accettare. per amare. per dimenticare. per lasciar andare.

per vivere

 

se siete arrivati fino a qui vi meritate un buon fine settimana

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